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Ponte Alto, lavori quasi terminati, la forra è pronta per accogliere i turisti

L'opera di riqualificazione è costata 650 mila euro e l'apertura è prevista verso primavera. Brugnara: "In progetto un parco fluviale per valorizzare ulteriormente Ponte Alto"

Di Luca Andreazza - 14 dicembre 2016 - 12:49

TRENTO. Un canyon di roccia carsica che si raggomitola lungo le sponde del torrente Fersina, intervallata da una struttura di contenimento idraulico realizzata durante l’Impero Austro-Ungarico. L'orrido di Ponte Alto, dopo un importo finanziato per 650 mila euro, 500 mila dei quali per l'esecuzione del lavori, è pronto a ritornare protagonista nel panorama del turismo cittadino all'inizio della prossima primavera. 

 

"La riqualificazione e la messa in sicurezza del bellissimo orrido - spiega il consigliere comunale Michele Brugnara - è un'iniziativa partita dal basso. Un progetto partito dalla circoscrizione di Cognola, quella di Povo e l'Ecomuseo Argentario per trovare terreno fertile e interesse in Provincia e Azienda per il turismo di Trento".

 

L'orrido Ponte Alto mostra un lato affascinante dal punto di vista geologico-naturale, ma anche da quello storico-culturale: il progetto di contenimento idraulico (la serra di Ponte Alto e la controserra Madruzzo, ndr) risale al 1537, quando il principe vescovo di Trento Bernardo Clesio decise di contenere le ondate di piena del torrente che ciclicamente arrivavano a minacciare la città, successivamente nel 1550 più a valle Madruzzo costruì la seconda diga. "L'idea - continua il consigliere fra le fila dem - è certamente quella di proporre visite guidate per riscoprire questo luogo suggestivo, ma anche di creare un parco fluviale per apprezzare l'Orrido e riqualificare completamente l'area".  

 

L'orrido di Ponte Alto

"I lavori sono quasi conclusi - prosegue Brugnara - anche la messa in sicurezza è ormai in dirittura d'arrivo. Indicativamente verso primavera si dovrebbe poter ammirare un panorama emozionante attraverso il sentiero, le passerelle, i due ponti coperti ricostruiti a sbalzo sulla forra profonda cento metri, dove si gettano due cascate, la più alta con un salto di circa 60 metri".

 

Il progetto è iniziato nell'ottobre 2011: l’allora assessore provinciale all’ambiente Pacher annunciava il cantiere per aprire nel giro di due anni l'opera. Alcune vicissitudini hanno rallentato la macchina organizzativa (i blocchi imposti dal patto di stabilità e i problemi legati alla definizione degli accordi con i privati per l’utilizzo degli accessi, ndr), ma dopo quasi un anno di lavoro ora i team di professionisti guidati dal progettista ingegnere Stefano Fait dei Bacini montani, dal direttore Nicola Dal Bosco, dall'ingegnere Massimo Maccani per la messa in sicurezza e dall'azienda di Mezzolombardo Dimacgeo, vedono il traguardo finale.

 

Oltre vent'anni fa il declino e la chiusura al pubblico per ragioni di sicurezza, ora si prospetta quindi il ritorno a un passato maestoso, quando la forra collocata all'imbocco in direzione della Valsugana fra Povo e Cognola rappresentava un'attrazione turistica molto richiesta. Già ai primi del ’900 l’opera con la sua spettacolare cascata, il suo burrone profondo oltre 100 metri, le opere di contenimento, i 93 scalini di una scaletta a chiocciola in pietra per accedere a un balconcino con vista della cascata e gli oltre 200 scalini che si devono percorrere per raggiungere le pendici del fiume vedeva un via e via di turisti, famiglie e curiosi.

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