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Blade Runner 2049: Harrison Ford e Ryan Gosling ci sono, gli spettatori meno

Cambia la regia - Denis Villeneuve - rimane l’attore-mito di questa saga fantascientifica ma il film non è più un evento come nel 1982 quando uscì il film targato Ridley Scott
Dal blog di Alda Baglioni - 07 ottobre 2017 - 12:17

Non è più un evento. E’ appena uscito Blade Runner 2049, ma le sale, a Trento, erano semivuote. Un sequel di quel Blade Runner del regista Ridley Scott che allora, nel 1982, aveva coinvolto (e continua a farlo) schiere di spettatori nelle sale di tutto il mondo e spalancato le porte al dubbio: androidi o umani? Ma quali sono gli umani?

 

Cambia la regia - Denis Villeneuve - rimane l’attore-mito di questa saga fantascientifica: Harrison Ford. Stessa location: California, Los Angeles, la periferia cupa, e le strade desolate e buie della città, con insegne luminose e donne giganti proiettate sulle pareti luminose. Donne spietate, interpretate da attrici come Robin Wright, presa da famosi serial tv. La squadra speciale di Blade Runner rimane. La polizia di Los Angeles deve neutralizzare replicanti clandestini che sognano una vita umana.

 

Esiste la memoria? Cos’è il ricordo? E’ stato iniettato, introdotto nelle menti dei replicanti che non possono avere sentimenti. Ma il sentimento può essere trasportato? Il mondo reale sembra ormai una cozzaglia di rifiuti radioattivi dove si aggirano astronavi supertecnologiche. La nebbia lascia il posto alla pioggia e, principalmente, alla neve. Nel film originale la pioggia insistente, era sporca ed accentuava l’inquinamento della città. Nel lavoro di Villeneuve, Ryan Gosling sembra voler purificare le sue mani tra la neve, che cade.

 

La realtà virtuale sovrasta tutto, anche l’amore, dove umani, forse, e replicanti si accoppiano sovrapponendosi senza anima. Lontani flash del passato fanno capolino, creando momenti magici, le figure mitiche di Marylin Monroe, Frank Sinatra e Elvis Presley. Caldi ricordi si annullano in una colonna sonora che passa dal classico allo sperimentale. Un pupazzo di legno, materiale raro in quel contesto, diviene il leit motiv che fa percorrere al protagonista, Officer K, il proprio (presunto?) passato di bambino. Ma un androide non può essere stato un bambino. Ed un mistero si deve sciogliere, chi è il bambino nato il 10-6-2021?

 

E ancora. Blade Runner 1982-2017, un filo che rimane nelle mani di Rick Deckard (Harrison Ford) che sopravvive isolato nei meandri di una città rimasta ‘vera’, solo e con un cane. Rilancia anche gli stessi dubbi che ci aveva lasciato a suo tempo: replicante o umano? Anche la nascita di un figlio è più miracolosa che misteriosa. Denis Villeneuve si cimenta con Ridley Scott, mostro sacro della cinematografia di fantascienza mondiale, ma ce l’ha fatta a creare un nuovo film? La memoria che si ha del film di Scott, è riposta nelle parole finali da sempre usate nell’immaginario collettivo: Ho visto cose che voi umani.. è tempo di morire.

 

Qui le parole non servono, le immagini e l’espressione dei volti ci trasmettono un futuro desolato. Senza magia. Senza sogno. Senza l’unicorno. Senza fine. Forse solo lo stimolo per un terzo episodio.

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