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Il lupo nelle campagne umbre di ''Lazzaro felice'' e i cani di ''Dogman'': quando il riscatto parte dagli animali

Entrambi premiati a Cannes sono due film molto interessanti, da vedere assolutamente. Il primo è di Alice Rohrwacher splendido con le sue inquadrature che sembrano quadri di Van Gogh. Il secondo di Matteo Garrone ha nel protagonista e nel regista i suoi punti di forza
Dal blog di Alda Baglioni - 03 giugno 2018 - 19:45

Attenti al lupo! Non è la canzone di Lucio Dalla, è la fiaba contemporanea “Lazzaro felice”, il terzo lavoro di Alice Rohrwacher, premiata a Cannes 2018 per la miglior sceneggiatura ex aequo con Jafar Panahi per il film ” 3 Faces”. Un messaggio che si legge nel finale. Siamo nelle campagne umbre, una comunità di cinquantaquattro (veri) contadini (tranne il protagonista) viene sfruttata ed isolata dal mondo, dalla marchesa Alfonsina De Luna (Nicoletta Braschi). Lazzaro, un giovane mezzadro, viene sfruttato come tutti, anche dai suoi compagni. Lui non ha genitori, non conosce il male, vive per aiutare gli altri. Una sorta di San Francesco calato nel mondo contadino di pochi decenni fa. Perché il sistema feudale di sfruttamento dei mezzadri è stato abolito solamente nel 1982 (le inquadrature sembrano quadri di Van Gogh).

 

La marchesa ha un figlio, senza scrupoli che si finge rapito per riscuotere il riscatto. Tancredi coinvolge Lazzaro per ottenere i soldi. Gli fa credere di essere suo fratello, per metà. Lazzaro per aiutarlo scivola tra le rocce e sembra morire. Arriverà il lupo che non lo sbranerà, anzi lo lascerà tra i dirupi. Lazzaro come in un sonno profondo, si rialzerà dopo anni, nessuno l’aveva cercato. A Castel Giorgio non c’è più nessuno. Lazzaro arriva in città, sempre giovane e gentile ritrova Antonietta (Alba Rohrwacher) che lo riconosce subito e lo porta dagli altri, tutti invecchiati.

 

I contadini vivono ai margini della città, tirano a campare, lui sempre buono e disponibile, vuole risolvere i problemi di tutti, anche di Tancredi che ritrova per caso. Ma la sua ingenuità non viene premiata. Lazzaro entra in una banca, la gente ha paura di lui, la paura si trasforma in odio e violenza assassina. Si avvicina un lupo che arriva dalle montagne dell’inviolata e corre verso di noi. “La mia intenzione era di comporre un’opera fatta di corpi, luoghi, odori e lavori” dice la regista, sempre pronta a scavare nei personaggi per un cinema fatto di verità. Una sceneggiatura che mette assieme più di vent’anni di vita, incastrando con disinvoltura gli eventi ed i personaggi, tra sacro e profano, religiosità e venti visionari che si alzano fra la coralità dei personaggi.

 

L’attore, il diciannovenne promettente Adriano Tardiolo, studente nella scuola in cui Alice stava facendo il casting. Il suo viso stralunato sembra ricordare personaggi pasoliniani, ma anche “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Uno sguardo antico fermo, felice di esistere, quello di Lazzaro, ma ha spazi nella società? La vita è una lotta all’ultimo sangue tra buoni e cattivi, dove non si sa chi realmente vinca?

 

Tra legale ed illegale, la solitudine di un uomo è rappresentata dallo sguardo intenso e sanguigno di Marcello Fonte interprete del Canaro della Magliana in “Dogman”.

 

Matteo è un pittore”. Non si parla di personaggi politici. E’ il protagonista di “Dogman” che parla rivolgendosi a Matteo Garrone, il regista che ha avuto totalmente fiducia in lui. Ed aveva ragione. L’attore ha ricevuto il premio come miglior attore al Festival di Cannes 2018. Una sorta di riconoscenza si legge nelle sue parole, ricche di amore. Infatti Amore si sente più volte scandire da lui, agli amici, alla figlia con cui fa immersioni, agli animali che lui cura e pulisce nel suo negozio. Siamo in una terra di frontiera, strade anonime, pochi negozi aperti con le saracinesche, un bar, qualche anima sola si aggira. Non si distingue il limite tra il bene ed il male.

 

Nella figura di Simone (incredibilmente trasfigurato Edoardo Pesce) si avverte inquietudine, si sa già come andrà a finire. Un grosso corpo senza sentimenti, che crede solo nella sua legge, quella del più forte, mette tutti in riga con la bruta violenza.

Il piccolo uomo intrappolato in questo rapporto, non per amicizia, non per stima, non per passione, sembra non abbia alternative. Questo bisogno di amore, di conquistarsi uno spazio nel quartiere spingerà Marcello ad accettare soprusi. Non è una spia. Finisce in carcere. Tradisce gli amici, è un infame per loro. Lui, quando ottiene la libertà, pensa di riconquistare la presunta amicizia con Simone. Si sbaglia. Il suo bisogno di rispetto lo spinge in un vortice violento. Vorrebbe diventare un eroe? Non è vendetta la sua. Il quartiere forse osserva da lontano o forse indifferentemente vive.

 

Il film è tratto da un fatto di cronaca. Matteo Garrone ritorna al Villaggio Coppola di Castel Volturno dove aveva girato “L’imbalsamatore”. I cani trattati con tenerezza, fin dalla prima scena, lavati ed asciugati in modo gentile vengono ipnotizzati dalle parole e dai gesti dell’attore. Marcello così fragile, minuto, ha conquistato tutti. Anche a Cannes e lui li, si sente finalmente a suo agio. Gli applausi del pubblico sono attimi di felicità, per attori apprezzati si spera non solo dai Festival cinematografici.

 

Dogman è già nelle sale di Trento, ma per poco. Lazzaro felice a Trento non è ancora arrivato.

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