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«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?», nessuna diversità può venire stigmatizzata fra i cristiani

Questa la rivelazione cristiana avvenuta due millenni fa, ma la strada sembra ancora lunga. Quest'anno liturgico è dedicato alla narrazione marciana e questo vangelo, il più antco, riporta il pensiero paolino
Dal blog di Alessandro Anderle - 09 giugno 2018 - 17:08

Mc 3,20-35 [In quel tempo] Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».

 

Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

 

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

Concluso il tempo pasquale, riprende la lettura quasi corsiva del vangelo secondo Marco. Come mostrato all'inizio di quest'anno liturgico – anno dedicato, appunto, alla narrazione marciana – questo vangelo è stato composto, secondo gli studi effettuati, per primo, è il più antico, in seno alla comunità romana e riporta il pensiero paolino (probabilmente, anche quello che può essere ricondotto all'Apostolo Pietro).

 

Il brano appena letto presenta due tensioni fondamentali: quella di Gesù con gli scribi e quella di Gesù con i suoi famigliari, con sua madre e i suoi fratelli.

 

Gli scribi vengono inviati probabilmente da Gerusalemme – Gesù qui si trova a “casa sua”, a Cafarnao – come già era successo per Giovanni Battista. La situazione che si era venuta a creare attorno alla figura di Gesù era certamente seguita dai capi dei giudei, che guardavano con diffidenza a quanto operato (e detto) da lui.

 

L'accusa degli scribi – specialisti della legge – è chiara: secondo loro Gesù scaccia i demoni perché egli stesso, il suo potere, viene dal demonio. Con una serie di affermazioni, per lo più di carattere logico, Gesù mostra loro come quella supposizione sia sterile, poiché «anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito». Questo, però, non farà altro che acuire lo scontro con i dirigenti del suo popolo.

 

La seconda tensione, quella fra Gesù e la sua famiglia, è articolata e, ancora oggi, non trova un'interpretazione unanime da parte degli esegeti (semmai un'interpretazione unanime vi possa essere). La situazione viene presentata all'inizio del brano: «i suoi [parenti, la sua famiglia], sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”».

 

Emerge la preoccupazione, da parte della famiglia, nei riguardi di un loro parente che fa molto parlare di sé, che porta un annuncio del tutto inaspettato e, soprattutto, inconsueto. Arrivano a pensare che sia “fuori di sé”, che sia diventato pazzo.

 

Il tema viene ripreso in conclusione, quando la madre ed i fratelli di Gesù lo mandano a chiamare. In questo punto non si parla più, genericamente, “dei suoi”, ma vengono menzionati in modo preciso “sua madre e i suoi fratelli”.

 

Va notato che, se all'inizio del brano sono i suoi famigliari a pensare che Gesù sia “fuori di sé”, in questo punto – invece – sono loro, “sua madre e i suoi fratelli”, a rimanere fuori. Ciò mostra che essi non appartenevano alla cerchia di coloro che si erano messi alla sequela di Gesù. Sappiamo, altresì, che in una seconda fase – quando Pietro lascerà definitivamente Gerusalemme – i parenti di Gesù, in particolare Giacomo, saranno alla guida della comunità gerosolimitana.

 

Come viene risolta questa tensione? In effetti, il modo in cui Gesù risponde loro, risulta essere molto forte: «”Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”». «La sequela di Gesù per il regno esigeva la rinuncia ai beni terreni, agli interessi mondani e il distacco dalla famiglia naturale, a imitazione del suo esempio».

 

Chi voglia mettersi in cammino sulla via di Gesù, la “via cristiana”, deve affidarsi completamente alla Parola rivelatrice del regno, anche a costo di rompere completamente i legami famigliari, i legami più forti ed intimi che si possono avere dalla nascita.

 

Ciò, per inciso, rappresenta il totale superamento di ogni tipo di barriera. Quale muro può dividere i credenti, se nemmeno quello parentale, genetico, resiste nelle parole di Cristo? Chi è quindi il “diverso” fra i battezzati, i credenti? Se è vero che tutti gli uomini rimangono differenti – anche nella fede – e che questa differenza, per la fede stessa, rappresenta una ricchezza, in Cristo nessuno è però diverso.

 

Secondo l'Apostolo Paolo, nessuna diversità può venire stigmatizzata fra i cristiani: né quella di appartenenza, né quella sociale, né quella sessuale. «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (Gal 3,26-29). Questa la rivelazione cristiana avvenuta due millenni fa, ma la strada sembra ancora lunga.

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