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“Come mai tu, giudeo, chiedi da bere a me, una donna samaritana?"
In questo passo del Vangelo secondo Giovanni Gesù è in cammino, si sta nuovamente dirigendo a nord, dalla Giudea alla Galilea, e per farlo attraversa la Samaria. Decide di riposarsi nelle vicinanze della città di Sicar, dove secondo la tradizione ebraica era collocato il «pozzo di Giacobbe
Dal blog di Alessandro Anderle - 18 marzo 2017 - 19:02

Il lungo brano della lettura di questa domenica, terza di Quaresima, è tratta dal quarto capitolo del Vangelo secondo Giovanni, il più spirituale di tutti i vangeli.

 

Gv 4,5-42:

In quel tempo Gesù 5 giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9 Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10 Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

 

13 Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17 Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18 Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26 Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30 Uscirono dalla città e andavano da lui. 31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32 Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37 In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

In questo passo del Vangelo secondo Giovanni Gesù è in cammino, si sta nuovamente dirigendo a nord, dalla Giudea alla Galilea, e per farlo attraversa la Samaria. Decide di riposarsi nelle vicinanze della città di Sicar, dove secondo la tradizione ebraica era collocato il «pozzo di Giacobbe».

 

«18Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di Canaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città. 19 Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda. 20 Ivi eresse un altare e lo chiamò “El, Dio d'Israele”» (Gn 33,18-20).

 

All'ora più calda della giornata, mezzogiorno, l'ora in cui di solito tutti cercano di riparasi dalla forte calura, una donna samaritana si reca al pozzo ad attingere acqua. Ora, come noto, non scorreva buon sangue fra giudei e samaritani, anzi si potrebbe dire che i giudei odiavano i samaritani (cf. Sir 50,25-26; Gv 8,48; Lc 9,52-55). La spiegazione – dal punto di vista biblico e quindi giudaico - si trova nell'origine stessa dei samaritani, narrata in 2Re 17,24-41, con l'immigrazione forzata di cinque popolazioni non ebraiche, rimaste in parte fedeli ai loro dei. Per questo, sostanzialmente, un giudeo vedeva un samaritano come un impuro ed un eretico.

 

In questo quadro si può capire lo stupore della donna alla domanda d'acqua di Gesù: “Come mai tu, giudeo, chiedi da bere a me, una donna samaritana?”. È la caduta di una barriera pregiudiziale che separava Gesù – non in quanto Messia, Cristo, ma solamente in quanto giudeo – e la samaritana in quanto, semplicemente, nata in Samaria.

 

Il dialogo che comincia qui fra i due è magnifico. Il lettore si rende subito conto del fraintendimento che passa fra i due: di quale acqua sta parlando Gesù? Vi è, però, anche un'altra questione, di cui Gesù era sicuramente consapevole: al suo tempo, infatti, non era consuetudine che una donna si recasse, sola, ad attingere acqua. Soprattutto a mezzogiorno, essendo il pozzo relativamente vicino alla città.

 

Gesù capisce che la donna ha qualcosa da nascondere. L'evangelista, qui, ha voluto riprendere un tema caro al profeta Osea – una delle testimonianze profetiche più antiche della Bibbia ebraica (e cristiana) – quello dell'infedeltà dell'uomo nelle nozze con Dio.

 

«4 Accusate vostra madre, accusatela, perché essa non è più mia moglie e io non sono più suo marito! Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni e i segni del suo adulterio dal suo petto; 5 altrimenti la spoglierò tutta nuda e la renderò come quando nacque e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, e la farò morire di sete. 6 I suoi figli non li amerò, perché sono figli di prostituzione. 7 La loro madre si è prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna. Essa ha detto: "Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande". 8 Perciò ecco, ti sbarrerò la strada di spine e ne cingerò il recinto di barriere e non ritroverà i suoi sentieri. 9 Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli. Allora dirà: "Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora"» (Os, 2,4-9).

 

Qui è l'uomo in quanto uomo ad essere l'adultero, un adulterio di stampo spirituale, l'adulterio di scegliere la ricchezza immediata di molti sposi, di molti falsi miti che producono falsi dei. Ed oggi i falsi profeti, o i profeti del falso, proliferano come allora.

 

Gesù parla di un'acqua altra alla samaritana, l'acqua che simboleggia lo Spirito, il dono del Padre. Un'acqua che – paradosso! - farà essa stessa zampillare una nuova fonte interiore, di vita e di saggezza. Il dono che viene dal totalmente Altro trova la sua casa nel cuore, nell'anima dell'uomo che lo sa accogliere e alimentare, che lo sa custodire e che si fa portare ad una forma nuova di vitaEd è proprio qui che Gesù chiede alla donna del marito.

 

«[La samaritana] nella risposta data a Gesù, riconosce implicitamente i suoi numerosi fallimenti, la sua sete frustrata di comunione e di amore; è una donna nella miseria, che conosce padroni ma non uno sposo, una donna sfruttata e abbandonata. Ma scoprendo se stessa, scopre che Gesù è profeta e subito gli chiede dove è possibile adorare, dove è possibile incontrare Dio e iniziare una vita di comunione con lui: a Gerusalemme, come dicono i giudei, o sul monte Garizim, come sostengono i samaritani?» (E. Bianchi).

 

La questione si gioca tutta qui, e la risposta di Gesù sottolinea che la samaritana è ancora legata alla forma mentis tradizionale: «[…]viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

 

Non più luoghi, perché lo spirito, Dio, è ovunque: fuori e dentro di noi. E l'adorazione va fatta in spirito, secondo i modi dello spirito. Ancora il profeta Osea, direttamente dalla voce di Dio: «Voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olocausti» (Os 6,6). Tematica che verrà ripresa e sottolineata dall'evangelista Matteo: «Andate dunque ad imparare cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 9,13).

 

L'adorazione gradita a Dio, fatta in spirito e verità, altro non è che l'amore, essenza divina di cui l'uomo è sempre capace. Per dirla con Sant'Agostino: «Se vuoi vedere Dio hai a disposizione l'idea giusta: Dio è amore».

 

L'idea è sempre a disposizione, ogni secondo della nostra vita, ma sta all'uomo tradurla nella risposta quotidiana.

 

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