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Aspettando Gesù, rimanendo cristiani
Il vangelo secondo Matteo pone la narrazione in una prospettiva altra, in un tempo altro. Il tempo in cui Cristo si manifesterà definitivamente. La cosiddetta “parabola delle dieci vergini”, nella prospettiva di Matteo, presenta questa attesa
Dal blog di Alessandro Anderle - 11 novembre 2017 - 19:42

La Chiesa cattolica si avvia alla conclusione dell'anno liturgico, che terminerà l'ultima domenica prima dell'inizio dell'Avvento. Gesù ha concluso la diatriba con i capi, esponenti religiosi, del suo popolo e, con la lettura di questa domenica, il vangelo secondo Matteo pone la narrazione in una prospettiva altra, in un tempo altro. Il tempo in cui Cristo si manifesterà definitivamente. La cosiddetta “parabola delle dieci vergini”, nella prospettiva di Matteo, presenta questa attesa:

 

Mt 25,1-13    In quel tempo Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6 A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9 Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12 Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».

 

Questa parabola ha visto molte interpretazioni nella storia della Chiesa, partendo da quelle allegoriche dei Padri. Dal punto di vista critico «la sua origine è controversa. Alcuni [studiosi] l'attribuiscono a Gesù, altri alla comunità postpasquale o alla redazione di Matteo» (A. Poppi). Resta fermo il fatto che questa narrazione compare solo in questo vangelo.

 

Non essendo note le usanze nuziali del tempo di Gesù, la narrazione ci presenta una situazione di attesa, in cui evidentemente lo sposo non era presente. Nulla, invece, si dice della sposa.

 

Le dieci vergini erano chiamate ad attenderlo, ognuna con la propria lampada (incerto se si trattasse di lampade, oppure di torce). Ma non tutte avevano avuto cura di portare con sé l'olio per accendere la fiamma e farla durare il più possibile, per accogliere festanti il ritorno dello sposo, per dare luce alla sua venuta. Per essere saggi non basta preoccuparsi dell'immediato, ma è necessaria – per così dire – una visione d'insieme. A che cosa serve avere una lampada, se non può essere alimentata?

 

I cinque esseri umani che portano le lampade senza preoccuparsi dell'olio erano, forse, mossi da buone intenzioni, ma queste buone intenzioni erano volte ad illuminare il proprio ego qui ed ora, piuttosto che a dare sempre luce alla luce, ad illuminare lo sposo.

 

Come scrive E. Bianchi: «Qui il discernimento di Gesù è sottile e smaschera una forma di ipocrisia tipicamente “religiosa”: si può presumere di compiere prodigi nel nome di Cristo e invece ingannarsi miseramente [...] Non è sufficiente neppure compiere gesti carismatici o eclatanti, perché queste opere possono trasformarsi in idoli seducenti in quanto creati dalle nostre mani, in azioni che danno gloria a chi le fa. No,ciò che il Padre vuole è la misericordia, come Gesù ha affermato citando il profeta Osea: “Misericordia io voglio, non sacrificio” (Os 6,6; Mt 9,13; 12,7)».

 

Se vi è una logica retributiva in questa parabola - più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco» -, essa non ne rappresenta il centro.

 

Il cristiano non è chiamato ad essere vigile per la paura del ritorno di Gesù, del suo giudizio. Si è, invece, chiamati a conformare la propria esistenza alla logica di Gesù (e del Padre), alla logica della misericordia, in ogni attimo della propria vita, a prescindere da un ritorno, un giudizio, imminente. E quest'olio, l'olio di vivere nella misericordia, deve essere cercato quotidianamente dentro se stessi, perché non si possiede mai, ma in esso si può vivere e rinascere. Un olio che non può essere prestato o mercanteggiato, perché, se così fosse, verrebbe «a mancare a noi e a voi».

 

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