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Dal buio alla luce, la Pasqua come 'fede' nella speranza
La lettura scelta per la domenica di Pasqua, la celebrazione più solenne per i cristiani, è tratta dal Vangelo secondo Giovanni. Il brano racconta, indirettamente poiché i discepoli troveranno solamente il sepolcro vuoto, la risurrezione di Gesù
Dal blog di Alessandro Anderle - 15 aprile 2017 - 18:21

Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Pietro allora uscì assieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

La lettura scelta per la domenica di Pasqua, la celebrazione più solenne per i cristiani, è tratta dal Vangelo secondo Giovanni. Il brano racconta, indirettamente poiché i discepoli troveranno solamente il sepolcro vuoto, la risurrezione di Gesù. Confrontando questo brano con gli altri tre Vangeli, si può evincere che anche Giovanni si attiene all'antico “Credo” (kerygma) delle primitive comunità cristiane, incentrato sulla morte, sepoltura, risurrezione e sulle apparizioni di Gesù (Cf. Gv 20-21). Seguiamo ora il brano di Giovanni.

 

Maria di Magdala si reca al sepolcro dove era stato adagiato il corpo di Gesù deposto dalla croce. Era il primo giorno della settimana, la domenica che seguiva il giorno di riposo (Shabbat), che per i cristiani sarebbe divenuto l'ultimo. Ed era «ancora buio», forse un'allusione simbolica che l'evangelista ha voluto utilizzare per indicare la condizione in cui versavano i discepoli – e il mondo. Il buio della notte senza luce alcuna, in cui le tenebre della “morte di Dio” – come si è visto nel commento della scorsa domenica – avvolgono l'anima di chi aveva creduto in lui. Maria, però, trova la pietra che avevano posto a chiusura del sepolcro spostata.

 

Nel buio di questa notte in cui sembra che Dio abbia abbandonato il creato, in cui il mondo lo ha rifiutato, espulso, risuonano forti le parole pronunciate da Papa Francesco durante la via Crucis: «Vergogna per tutte le immagini di devastazione, di distruzione e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita. Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato di donne, di bambini, di immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle, oppure per la loro appartenenza etnica e sociale, e per la loro fede in te. Vergogna – ha proseguito il Pontefice – per tutte le volte che noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate, abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa, e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità, lasciando arrugginire il nostro cuore e la nostra consacrazione».

 

Le relazioni fra gli uomini, nel momento storico di questa terza guerra mondiale «a pezzi», si stanno disfacendo nell'utilizzo del potere, della formale inautenticità. Quando si esercita il potere, semplicemente, non può esservi relazione fra gli uomini, e la relazione con Dio cade in frammenti.

 

Il primo pensiero, la paura che avvolge Maria di Magdala, è che abbiano rubato il corpo di Gesù, e corre a chiamare Simon Pietro ed un altro discepolo, molto caro a Gesù stesso: «quello che Gesù amava».  I due corsero al sepolcro. Simon Pietro era più lento dell'altro discepolo che arrivò per primo, «ma non entrò».

 

La scena è descritta con molto realismo dall'evangelista: i panni di lino giacevano per terra, poiché Gesù non poteva essere legato dai «lacci degli inferi» (Sal 116,3), mentre il sudario era “ben riposto” in un altro luogo. Esso veniva utilizzato per avvolgere il volto del defunto, per far si che non si aprisse la bocca. Il sudario era “ravvolto”, arrotolato, «come se avesse conservato la sagoma del volto di Gesù» (A. Poppi). Come se Gesù se lo fosse tolto e lo avesse riposto con calma, con cura, prima di uscire dal sepolcro.

 

La paura dei discepoli viene in qualche modo mitigata: se fossero stati veramente i ladri a rubare il corpo di Gesù, allora non si sarebbero presi la briga di spogliare il cadavere prima di trafugarlo. Infatti: «allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette».

 

Quella dei discepoli nella risurrezione di Gesù era tuttavia una forma di fede iniziale, «infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti». La fede, si potrebbe dire, è sempre in cammino con la totalità dell'uomo, con la sua anima e con la sua ragione. E anche la fede dopo la Pasqua, dopo la morte e risurrezione di Gesù, è in cammino: un cammino che riconsegna la vita a ciò che era semplice esistenza, un cammino in cui l'Uomo si lascia vedere, si disvela all'uomo. La risurrezione si rivela e chiama, invoca una risposta esistenziale. Una risposta in cammino.

 

La fede di cui parla la Pasqua è una fede di ringraziamento, di benedizione. È un cercare, un rimanere fedeli alla buona notizia, alla speranza. È un dire “eccomi!” incondizionatamente a qualcuno  e non a qualcosa. «Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. 8 Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare. 9 Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, 10 perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. 11 Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,7-11).

 

La vita è gioia piena se vissuta alla sua presenza, con la sua presenza. La fede in qualcuno che attraverso i suoi gesti e le sue parole ha indicato una via, l'unica via, l'amore. Non chi sacrifica, ma chi vive nell'amore, per l'amore e con l'amore, chi è giusto, non soffrirà per più di tre giorni.

 

«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. 2 Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. 3 Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora. Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra". 4 Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce. 5 Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: 6 poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti» (Os 6,1-6).

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