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Caso Voce del Trentino, ma l'Ordine dov'è? A noi giornalisti chiedono i crediti "deontologici" ma a che servono se poi tutto è permesso?

L'Ordine si limita a dare, burocraticamente, la patente di “bravo giornalista” o interviene quando il giornalismo ha l’odore acre dell’immondizia lasciata a marcire sulle strade cartacee o telematiche dell’informazione? Io i quiz, i crediti deontologici, li ho presi in zona Cesarini dopo aver a lungo meditato sulla possibilità di farmi espellere dall’Ordine perché convinto che la deontologia la certifica quel che ho scritto per una vita e non la percentuale di risposte esatte ad un quiz. (In coda al testo la precisazione dell'Ordine dei giornalisti)
Dal blog di Carmine Ragozzino - 06 dicembre 2017 - 11:29

Sarei tentato di scrivere il blog più corto della storia. Una parola sola, seppure forzatamente edulcorata rispetto all’istinto di sintetizzare ogni commento con un sacrosanto insulto. Che “quando ce vo…”. Ma non si può. Certo, il turpiloquio sarebbe cosa buona e giusta per identificare la voce di chi riga dopo riga, titolo dopo titolo, vomita scemenze e confeziona balle per nulla innocue. Ma ho troppo rispetto per la testata che ospita il mio blog e per l’intelligenza e la sensibilità dei nostri lettori. E poi non è mai produttivo fare concorrenza ai conati dell’intolleranza utilizzando lo stesso metro. In privato, dunque, posso dare di stomaco.

 

In pubblico preferisco la fatica dell’eleganza. Pur sapendo che “La voce del Trentino” non ne merita neppure un briciolo. Si credeva di averle lette tutte: il neonato buttato nel cassonetto che non è mai esistito; l’assalto dell’immigrato ad una pattuglia spacciato per cronaca trentina usando un video girato a chilometri di distanza da Trento. E poi altro che non si cita per non pubblicizzare oltremodo il cinismo strumentale di chi disinforma con scientifica pervicacia.

 

Quelli de “La Voce del Trentino” devono essere tutti laureati in fisica, (o perlomeno ne sono appassionati). Amano i buchi neri. La loro cronaca – infatti - è un “buco nero” che inghiotte la verità, l’onestà, l’etica e la deontologia. La recente diffusione delle immagini di un’udienza privata in tribunale a Trento – il processo non pubblico ad uno straniero sul quale ricamare l’ennesimo “allarme” – è l’ultima iperbole. La “notizia” potrebbe essere perseguita come da codice a giudicare da come e quanto sono trasecolati tanto il difensore dell’imputato quanto il presidente degli avvocati trentini. Usare i fotogrammi di una telecamera di sicurezza non è lecito. Costruirci sopra un pezzo che l’avvocato difensore dell’immigrato ha dichiarato essere un condensato di falsità è semplicemente cretino.

 

Se c’è reato, alla “Voce” se la vedranno con chi deve indagare. Ma non è questo il nodo. Il nodo è quello del giornalismo. Un giornalismo che deve rispettare regole anche quando – come in questo caso – è giornalismo solo “presunto”. Al sottoscritto – giornalista da più di un trentennio – l’Ordine professionale impone anche da pensionato un aggiornamento obbligatorio. Mi hanno concesso i necessari crediti frequentando corsi on line di etica, deontologia e riconoscibilità delle “fake news”, le balle che stanno avvelenando tanto il web quanto la vita di chi è preso di mira e catapultato dentro le più improponibili nefandezze nel gioco al massacro della battaglia politica e personale. Secondo me c’è un unico credito che vale la pena di guadagnare: l’onestà.

 

Un’onestà che non si certifica rispondendo ai quiz dell’Ordine dei giornalisti. L’onestà che si pratica – ognuno con i propri limiti – dentro e fuori il giornalismo. Tuttavia anche i redattori de “La Voce del Trentino” devono essere in possesso dei “crediti” deontologici che abilitano al proseguimento della professione. Se sì, (ma anche se no), dov’è l’Ordine? Si accontenta di archiviare il “diploma” conseguente ai corsi oppure – come dovrebbe – valuta la coerenza tra la teoria e la pratica? Si limita a dare, burocraticamente, la patente di “bravo giornalista” o interviene quando il giornalismo ha l’odore acre dell’immondizia lasciata a marcire sulle strade cartacee o telematiche dell’informazione? Io i quiz, i crediti deontologici, li ho presi in zona Cesarini dopo aver a lungo meditato sulla possibilità di farmi espellere dall’Ordine perché convinto che la deontologia la certifica quel che ho scritto per una vita e non la percentuale di risposte esatte ad un quiz che si può ripetere all’infinito fino a imbroccare la sequenza giusta.

 

Ora, considerando l’impunità con la quale si può spacciare il falso per vero - (direi la cacca per notizia se non avessi giurato all’inizio fedeltà all’eleganza) – mi pento. Darei volentieri indietro i tre diplomi da 30 crediti all’Ordine dei giornalisti e accetterei sollevato l’eventuale condanna che mi dovessero comminare. C’è una Voce che urla panzane. Chi le scrive forse sa cos’è un credito deontologico ma furbescamente ci mette un “di” davanti. Lo trasforma in discredito, e così si sente a posto Se non con la coscienza, a posto con l’Ordine. Con la “di” davanti, si può discreditare, bellamente, la verità. Nulla di più dello schifo quotidiano che dobbiamo sopportare nei social e nella società.

 

Ma se il procurato allarme sociale non è una barzelletta, com’è che l’Ordine dei giornalisti non fa sentire la sua di voce? Di corsa. E com’è – ancora – che la Provincia prodiga di aiuti all’editoria è così generosamente miope? Anche la Voce del Trentino ha preso i soldi pubblici. Né tanti, né pochi. Anche con i soldi pubblici infetta di frottole, paure e allarmi non verificati l’opinione pubblica. In Provincia risponderanno che gli aiuti aiutano l’occupazione. Ed è giusto. Bravi, bis. Ma a chi s’inventa un neonato mai nato in un cassonetto bisognerebbe togliere la penna. E dotarlo di mazza. Da usare in cava. Non su una tastiera.

 

 

 

La precisazione del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige/Suedtirol

 

Sul quotidiano on line “il Dolomiti”  con molte parole il collega Carmine Ragozzino chiede conto all’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige riguardo alcune cronache comparse recentemente, o meno recentemente, su un giornale on line. Sarebbe bastata una telefonata per sapere che comunque l’esito di un eventuale procedimento disciplinare a carico di un qualsiasi collega può essere reso noto solo a giudizio “passato in giudicato”. La legge impedisce all’Ordine di fare “processi” in piazza.

In termini generali, su questo argomento va aggiunto che l’Ordine professionale è da sempre vigile nell’individuare ipotesi di violazioni deontologiche: lo dimostra il fatto che il Consiglio di disciplina non è certo senza lavoro.

 

Il collega Ragozzino fa anche riferimento alla “Formazione continua” dei giornalisti, la quale non è stata inventata dall’Ordine nazionale e men che meno dall’Ordine regionale. La Formazione per tutti i professionisti ê stata infatti introdotta dal Parlamento ed è fissata all’articolo 7 del DPR 137/2012. Pertanto, piaccia o non piaccia tutti sono tenuti ad adempiere le  prescrizioni di legge, almeno fin che resta in vigore l’attuale Costituzione.

 

 

Ordine dei giornalisti Trentino-Alto Adige/Suedtirol

 

 

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