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Io, Ghezzi e la foto con Rossi: ''Ci vuole una sveglia. Tutti uniti per il Trentino, dalla sinistra al centro agli autonomisti''

Botta e risposta (immaginando cosa può nascondersi dietro una foto) con quello che per molti dovrebbe essere il prossimo candidato presidente. Io: ''Manca solo il campanello''. "Macché. In ottobre c’è in ballo la cultura. La cultura di un’autonomia dinamica, non seduta, non autoreferenziale. La cultura della convivenza. Quella di una solidarietà che non sia pelosa, che sappia bilanciare doveri e diritti"
Dal blog di Carmine Ragozzino - 09 luglio 2018 - 15:48

Io: “Dai Paolo, (Paolo Ghezzi) dammi una foto insieme a Rossi”. Lui: “Per fare che?”.

 

Io: “Per scherzare, ma seriamente, su un futuro che in molti chiedono, molti osteggiano e molti chissenefrega”. Lui: “Boh, eccoti la foto. Siamo all’inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio. Nello scorso aprile. Allora ero allegro. Oggi non so”.

 

Io: “Bella foto. Siete venuti bene entrambi. Ma lui, Rossi, è in secondo piano. Il Presidente sembri tu. Ma non il presidente del Conservatorio. Che sia una predizione?”. Lui: “ Non fare lo spiritoso. Io contro Rossi non ho nulla. Non ho né l’indole del santo né quella dell’eroe”.

 

Io: “Ma c’è chi ti vuole paradigma della discontinuità. C’è chi pensa che con te si possano vincere le elezioni d’ottobre, o almeno perderle bene, recuperando un po’ di passione, ricostruendo un po' di entusiasmo, immaginando un Trentino con un po’ più di respiro”. Lui: “Onorato. Ma io ci sono solo se posso provare a fare l’Attack del centrosinistra autonomista. Non ci sono subordinate”.

 

Io: “Ma chi te lo fa fare? Nel centrosinistra-autonomista se sono in dieci litigano in undici”. Lui: “Infatti io non ho fatto niente. Non ho chiesto niente. Farò se ci saranno le condizioni e non farò da solo perché né per il programma eventuale né per il metodo con cui farlo capire e farlo condividere prima di applicarlo”.

 

Io: “Dunque, ci tieni”. Lui: “Una volta, nel mesozoico della politica, lo chiamavano spirito di servizio”.

 

Io: “Vabbè, ma c’è chi ti ha già bollato, respinto. Panizza, quel che resta del Patt, ha detto che non si può mettere la Provincia in mano ad un giornalista. Gli intellettuali, pare, gli facciano venire l’orticaria”. Lui: “I giornalisti, razza dannata. E spesso non a torto. Ma Panizza c’era quando Carlo Andreotti, un giornalista Rai, guidò la Provincia di Trento con lo stemmino delle Stelle Alpine ben visibile sul bavero? E si ricorda che Giorgio Grigolli, un giornalista, fu Presidente molto prima di Andreotti?" .

 

Io: “Se è per questo anche l’Italia insegna. Gentiloni, giornalista, Presidente del Consiglio. Veltroni, giornalista, vice Presidente del Consiglio con Prodi. Toti, giornalista, Presidente della Regione Liguria. E Salvini, giornalista anche lui, (sic), che fa Salvini e vuol governare anche il suo condominio”.

 

Io: “Difesa ad oltranza della categoria?” Lui:” Difesa ad oltranza del diritto a non essere giudicati preventivamente. Che vale per il giornalista come per l’operatore ecologico”.

 

Io: “Ecco, l’ecologia. Come l’applicheresti alla politica?”. Lui: “Tornando alla normalità – anche quella del vocabolario e di un linguaggio comprensibile, chiedendo aiuto a chi sa più di me per governare la complessità di quest’epoca, evitando il più possibile le conventicole, aborrendo la scorciatoia degli slogan, parlando chiaro anche quando occorre dire cose scomode”.

 

Io: “Orpo, guarda che questa è solo una foto. Non ci si può ricamare sopra troppo”. Lui: “Ovvio, è una foto. Io faccio il presidente del Conservatorio, nominato da Rossi, e lui fa il Presidente della Provincia. Insieme facciamo festa ai ragazzi che vogliono provare a campare di musica, migliorando con l’arte questa nazione”.

 

Io: “Però sembra una di quelle foto da storia. Ci manca solo il campanello del potere che un Presidente passa, (costretto), all’altro”. Lui: “Ma che campanelli, qui serve una sveglia. Grande, enorme. In ottobre c’è in ballo la cultura. La cultura di un’autonomia dinamica, non seduta, non autoreferenziale. La cultura della convivenza. Quella di una solidarietà che non sia pelosa, che sappia bilanciare doveri e diritti. La cultura di uno sviluppo nel quale il credito che la società deve ai giovani sia pagato ogni giorno, anche con gli interessi. Eccetera”.

 

Io: “Se ho capito, foto o non foto, non stai alla finestra”. Lui: “Se hai capito, foto o non foto, è urgente che non stia più alla finestra chi al Trentino può e deve fare del bene: sinistra, tutta la sinistra, centro, autonomisti. In quel Trentino ci sono anch’io, ma per contribuire. Non per animare altre faide che aprono prateria all’incultura. E alla destra”.

 

Io: “Al dunque?”. Lui: “Al dunque, vedremo”.

 

Io: “Vedremo, ma senza citare Rosalino Cellammare, (Ron). Alla politica di cui c’è estremo bisogno non si può dire “Vorrei incontrarti tra cent’anni”.

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