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Addio Eugenio Binelli, se ne va un pezzo della storia delle Stelle Alpine, se ne va un amico
Consigliere e assessore provinciale e per un periodo anche Presidente del Patt fu protagonista della battaglia contro l’estrazione dell’uranio in Val Rendena. Malato da tempo domenica ci siamo sentiti per l'ultima volta e mi ha dato gli ultimi consigli, che per la verità erano degli ordini
Binelli con un giovane Panizza
Dal blog di Franco Panizza - 18 maggio 2017 - 17:53

Se ne è andato Eugenio Binelli, autonomista di lungo corso, consigliere e assessore provinciale e per un periodo anche Presidente del PATT. Entra per la prima volta in Consiglio nel 1978, dopo la battaglia, che lo vide protagonista, contro l’estrazione dell’uranio in Val Rendena. Dopo una legislatura come Sindaco del suo Comune di nascita Pinzolo, torna in Consiglio come Assessore ai Lavori Pubblici nella legislatura in cui il PATT assume la guida della Provincia.

 

Ho avuto la fortuna di poterlo avere al mio fianco già nel 1983, al mio ingresso nel Partito Autonomista, e da lui, preciso e metodico com'era, ho appreso le tecniche dell’azione legislativa e dell’intero funzionamento della macchina amministrativa.

Eugenio è stato prima di tutto un amico. Una persona che per lunghi anni è stato un prezioso punto di riferimento per la comunità del nostro Partito, una personalità sempre coerente coi principi e i valori dell’autonomia in cui credeva fortemente.

Malato da tempo, aveva commosso tutti noi per la lettera pubblica di commiato che aveva riservato alla sua carissima “Tella”, che, non molto tempo fa, era scomparsa per lo stesso identico male che oggi ci ha privato di Eugenio.

 

Aveva combattuto la malattia con la stessa determinazione con cui combatteva le sue battaglie politiche. Ci eravamo sentiti anche domenica scorsa, quando purtroppo sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta. Con una voce esile, affaticata dalla malattia, era contento d’aver scoperto che suo nipote Fabio, a sua insaputa, avesse deciso di prendere la tessera delle due stelle alpine. A tratti interrotto dalla commozione di chi sa che la sua strada è segnata, avevamo ripercorso in una manciata di minuti gli anni del comune impegno: “Nonostante tutte le difficoltà, avete tenuto duro ed oggi più che mai dovete continuare, perché l’autonomia è l’unica strada che salverà il Trentino”.

 

Cercando di fargli coraggio, gli avevo chiesto di poterlo andare a trovare. Ma lui, come sempre inflessibile e irremovibile nelle sue posizioni, mi aveva dato gli ultimi consigli, che per la verità erano degli ordini, e con le lacrime agli occhi mi aveva salutato. Eugenio era così, con uno di quei caratteri che possono apparire spigolosi, ma che in realtà celano un profondo attaccamento a valori e principi che hanno qualificato il percorso di una vita passata al fianco delle piccole comunità di montagna, delle persone in difficoltà, di chi cercava un portavoce per rivendicare i propri diritti. Ma Eugenio era anche un uomo profondamente legato alle tradizioni e all’identità della sua terra.

 

Con lui oggi se ne va un pezzo della storia delle Stelle Alpine e del successo del PATT, un successo al quale ha contribuito in maniera determinante per tanti anni, anche nei momenti più duri e difficili, con grande passione ma anche con grande competenza. Alla figlia Maria Teresa, al nipote Fabio, ai fratelli e a tutti i suoi cari che l’hanno assistito fino all’ultimo, l’abbraccio riconoscente e commosso di tutti gli autonomisti trentini. Ciao Eugenio, e grazie di tutto. Ti porteremo per sempre con noi.

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