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L'ha deciso il governo: la competenza sulla caccia è della Provincia di Trento
"È un significativo rafforzamento delle nostre competenze in materia, che garantisce la possibilità di cacciare nei parchi naturali provinciali, consente di chiudere i ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale e tutta una serie di costosi contenziosi che interessano i cacciatori".
Di Franco Panizza - 24 novembre 2016 - 16:48

Sono particolarmente soddisfatto per l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della norma d'attuazione della Commissione dei Dodici sulla caccia nelle  Province Autonome di Trento e di Bolzano. È un significativo rafforzamento delle nostre competenze in materia, che garantisce la possibilità di cacciare nei parchi naturali provinciali, consente di chiudere i ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale e tutta una serie di costosi contenziosi che interessano i cacciatori.

 

In questi anni ho seguito tutte le vicende che hanno interessato l'esercizio della caccia in Trentino, sia in Commissione dei Dodici che in Senato, presentando una serie di emendamenti e alcune proposte di legge, frutto del continuo e proficuo confronto con le federazioni delle due province e con i vertici nazionali di Federcaccia, di Arcicaccia e dell'Unione dei parchi italiani.

 

Con la norma viene innanzitutto stabilito che nei parchi naturali istituiti dalla Provincia l’attività venatoria sia disciplinata dalle leggi provinciali, in conformità alle direttive dell’Unione europea e alle convenzioni internazionali. In questo modo si mette finalmente al riparo la possibilità di prelievo venatorio nei parchi naturali provinciali, che coprono una superficie rilevante del territorio trentino, e che poteva essere messa a rischio della sentenza della Corte costituzionale attesa per fine novembre.

 

Ma la norma di attuazione approvata dal Governo prevede anche che nel territorio provinciale non sia più necessario l’esercizio dell’opzione per una delle forme di caccia previste dalla normativa nazionale (ad esempio quella “vagante in zona Alpi”), risolvendo l'incertezza giuridica che penalizzava i nostri cacciatori interessati ad esercitare l’attività venatoria, con permesso d’ospite, in altre zone. Infatti, nel resto d'Italia, qualunque cacciatore, con il benestare della sezione di appartenenza e di quella ospitante, può tranquillamente spostarsi in altri territori. I nostri cacciatori invece, a causa della scarsa chiarezza della norma, hanno dovuto sostenere in questi anni spese notevoli per opporsi a sanzioni ingiustamente emesse e a procedimenti giudiziari, in alcuni casi ancora pendenti.

 

La terza novità, introdotta dalla nuova norma, riguarda la possibilità per la Province di Trento e Bolzano di modificare l’elenco delle specie cacciabili per venire incontro ad esigenze straordinarie che possono interessare il nostro territorio. La norma di attuazione approvata oggi rappresenta un significativo passo in avanti per la nostra autonomia, che vede così consolidarsi il suo ambito di competenza rispetto allo Stato.

 

Rimane da risolvere, infine, un’ulteriore questione che sta preoccupando molti cacciatori, specie quelli più anziani, ossia la problematica connessa all'articolo 43 del TULPS, il Testo Unico di pubblica sicurezza. Negli ultimi tempi, per un'interpretazione eccessivamente rigida della norma da parte del Consiglio di Stato, a diversi cacciatori, che molti anni prima avevano commesso dei piccoli reati, è stato negato il rinnovo del porto d'armi. Il punto è che però questi reati risalgono spesso a 20-30 anni fa e che, in tutto questo tempo, non avevano costituito motivo ostativo per il rinnovo annuale della licenza di caccia.

 

È una vicenda che ha generato molto malcontento, in particolare nei cacciatori più anziani di territori come il nostro, dove l’attività venatoria rappresenta una tradizione secolare e, talvolta, la più importante occasione di svago. Su questo problema ho da tempo, con il collega altoatesino Plangger ed altri parlamentari della montagna, interessato il Ministero dell'Interno ed ho presentato anche emendamenti ed una specifica proposta di legge.

 

Il mio auspicio è che anche questa problematica, che preoccupa fortemente molti cacciatori in tutta Italia che hanno ottenuto la riabilitazione per piccoli reati e che hanno potuto esercitare la caccia per decenni, venga quanto prima risolta. Non dimentichiamoci che la caccia, per il nostro territorio montano, è un’abitudine consolidata che coinvolge tante persone e che, per il suo essere selettiva e ben regolamentata e controllata, fornisce, come riconosciuto anche all'esterno del Trentino, un contributo importante per l’equilibrio ed il miglioramento del nostro patrimonio faunistico."

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