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Sindrome di Down, al Senato approvato un odg per agevolare il diritto alla pensione per i familiari
Il nostro welfare si basa fondamentalmente sulla generosa e costante disponibilità delle famiglie a sostenere i soggetti più vulnerabili della società, come i figli o parenti prossimi con disabilità intellettiva o con la sindrome di Down. C’è ancora molto da fare per migliorare la loro qualità della vita, sia di quella delle famiglie che vivono quotidianamente il dramma della cura, spesso con supporti non adeguati.
Di Franco Panizza - 16 maggio 2017 - 19:44

Questa mattina il Senato nell’esame dei documenti sulla disabilità intellettiva e la sindrome di Down ha approvato anche un mio ordine del giorno che impegna il Governo a valutare l’introduzione di una serie di specifiche misure.

Il nostro welfare si basa fondamentalmente sulla generosa e costante disponibilità delle famiglie a sostenere i soggetti più vulnerabili della società, come i figli o parenti prossimi con disabilità intellettiva o con la sindrome di Down. C’è ancora molto da fare per migliorare la loro qualità della vita, sia di quella delle famiglie che vivono quotidianamente il dramma della cura, spesso con supporti non adeguati.

 

Per questo, nel mio ordine del giorno, ho focalizzato l’attenzione su alcune specifiche istanze che oggi non trovano risposte nella legislazione vigente.

 

La prima è la necessità di riconoscere dal punto di vista pensionistico il servizio prestato dai genitori. Bisogna riconoscere gli anni mancanti ai fini della pensione minima, per chi ha versato almeno 15 anni di contributi e dimostra d’essersi dedicato all’assistenza dei figli con disabilità riconosciuta in maniera continuativa per almeno 10 anni.  In questo modo le famiglie avrebbero maggiori possibilità di occuparsi dei propri figli, permettendo un risparmio per l’ente pubblico che, altrimenti, sarebbe chiamato a prestare direttamente assistenza.

 

Il secondo punto, altrettanto importante, riguarda tutte le realtà e le associazioni che con passione e competenza prestano attività di supporto alle famiglie ma che, troppo spesso, non sono considerate come meriterebbero. Occorre dare un riconoscimento formale al loro ruolo e un coinvolgimento attivo e strutturale nell’implementazione delle politiche, nella scrittura delle norme. Penso all’intero circuito delle realtà che, ad esempio in Trentino, svolge con grande competenza ed entusiasmo un ruolo estremamente importante sia sul piano sociale che dell’inserimento lavorativo e che hanno ottenuto risultati particolarmente significativi.  

 

L’ultima richiesta concerne il sostegno ai soggetti in grado di autogestirsi per favorire la loro autodeterminazione, attraverso un più forte coinvolgimento dei movimenti e delle piattaforme di autorappresentanza. Non si tratta di scavalcare le famiglie, ma di dare, laddove possibile, ancora più forza ai processi di inclusione sociale e lavorativa.

 

Alcune settimane fa, all’Open day organizzato a Trento da Casa Serena, ho potuto constatare di persona i passi in avanti compiuti e la grande attenzione che è maturata sulle politiche a favore della disabilità: ne è riprova anche la legge sul Dopo di Noi recentemente approvata dal Parlamento.

 

Nelle prossime settimane  presenterò, in collaborazione con ANFASS, una specifica proposta di legge che ruoti attorno ai punti dell’ordine del giorno, in particolare il diritto alla pensione per chi assiste, come essenziali per la tutela e l’aiuto alle persone affette da sindrome Down e alle loro famiglie.

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