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Carta di Udine: un manifesto per il Sì. L'Agcom ha sanzionato il Friuli. Adesso toccherà al Trentino?
Il 7 ottobre scorso, i Presidenti Rossi e Kompatscher e i loro omologhi delle regioni autonome Sardegna e Friuli-Venezia Giulia hanno sottoscritto la “Carta di Udine” al cospetto del Ministro per gli affari regionali e le autonomie. La cerimonia si è trasformata in uno spudorato manifesto per il Sì, pagato con soldi pubblici che ha violato la par condicio
Dal blog di Riccardo Fraccaro - 16 novembre 2016 - 15:55

Gli esponenti di partito schierati per il Sì sono disposti a tutto pur di vincere il referendum, anche a violare la par condicio. È quanto ha stabilito una sentenza dell’Agcom, intervenuta in seguito a un esposto del M5S Friuli Venezia Giulia sul convegno romano in cui è stata sottoscritta la “Carta di Udine”. L’Autorità ha sanzionato la Regione Friuli, mentre non risultano provvedimenti nei confronti delle altre Regioni e Province autonome presenti al convegno: Trento, Bolzano e la Sardegna. D'accordo con i consiglieri regionali M5S Filippo Degasperi e Paul Köllensperger, abbiamo, quindi, inviato una formale richiesta di spiegazioni ad Agcom, sollecitandone il rapido intervento.

 

Il riferimento è a quanto avvenuto il 7 ottobre scorso, quando i Presidenti Rossi e Kompatscher e i loro omologhi delle regioni autonome Sardegna e Friuli-Venezia Giulia hanno sottoscritto a Roma la “Carta di Udine” al cospetto del Ministro per gli affari regionali e le autonomie.

 

La cerimonia si è trasformata in uno spudorato manifesto per il Sì, pagato con soldi pubblici e in violazione della par condicio, visto che nel corso dell’incontro nessuno dei partecipanti ha nascosto al pubblico presente il proprio orientamento di voto per il referendum del 4 dicembre. Questo è quanto ha stabilito l’Agcom, intervenuta su segnalazione del M5S del Friuli-Venezia Giulia.

 

Con apposita delibera, l’Autorità ha ordinato alla Regione Friuli di pubblicare sulla home page del proprio sito web l’indicazione della violazione commessa, ma non risultano analoghi provvedimenti nei confronti delle altre regioni e province autonome presenti con i propri rappresentanti all’incontro romano e nemmeno che l’Autorità abbia contattato il Corecom della regione Sardegna o i Comitati provinciali per le Comunicazioni di Trento e di Bolzano. Proprio in virtù del fatto che l’Agcom ha poteri di vigilanza e di accertamento, vogliamo sapere come mai Trento, Bolzano e la Sardegna siano rimaste “impunite” e cosa aspetti l’Autorità a intervenire a tutela del voto referendario.

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