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Dalla parola Cristo, Messia giunto per liberare il suo popolo dai romani, all'esistenza o meno dei Vangeli

Il nome Gesù viene dall’aramaico יֵשׁוּעַ (…Yeshu'a…), in greco Ἰησοῦς (…Iēsoûs…) ed in latino Iesus. In ebraico Jeshu è l’abbreviativo di Yehoshua (si pronuncia “Isciua” o “Iasciua) ovvero Giosuè. Gesù viene chiamato “Cristo”. Ma lui non si definì mai così. “Cristo” viene dal greco “Χριστός” (Khristòs), in ebraico “Mashiach”, che significa “Il Messia”
Dal blog di Riccardo Petroni - 09 dicembre 2017 - 18:02

Cosa mi rispondereste se vi chiedessi: ma i Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni esistono “fisicamente”? E poi: le lettere di Saulo di Tarso (S. Paolo), esistono solo nella tradizione orale oppure, per dirla alla San Tommaso, si possono “toccare”? La risposta è Sì, esistono fisicamente e si possono toccare. Il più antico documento scritto dei quattro Vangeli cosiddetti Canonici è infatti il “Codice Sinaitico”. E’ praticamente identico al “Codex Vaticanus” che si trova a Roma, in Vaticano, ma che non è accessibile al pubblico.

 

Il “Codice Sinaitico” è scritto in “greco onciale” (ovvero in maiuscolo) ed è datato intorno al 330-350 d.C. Fu ritrovato da Konstantin von Tischendorf (teologo, filosofo e ricercatore di manoscritti tedesco) presso il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, in Egitto, nel 1859. Un monaco mostrò allo studioso un manoscritto che aveva trovato casualmente nella sua cella, nascosto tra vari oggetti. Si trattava di quella parte del Codice (347 fogli) contenente gran parte dell'Antico Testamento e tutto il Nuovo Testamento. Tischendorf, che non era riuscito a convincere i monaci a fargli portar via il manoscritto, iniziò a trascriverlo nel Monastero stesso.

 

Successivamente riuscì a farselo inviare al Cairo, in un altro monastero greco-ortodosso, per continuare a copiare il testo. Infine Von Tischendorf riuscì a far cedere il manoscritto allo Zar di Russia , che sovrintendeva tutti i monasteri ortodossi, per un compenso di 9.000 rubli. Per diversi decenni il Codice è stato conservato presso la Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo. Nel 1933 l'Unione Sovietica vendette il codice alla British Library di Londra, dove ora si trova e dove sono andato a vederlo nel 2007. Davanti a questo codice mi venne un brivido.

 

Alle mani di uno sconosciuto copista era stata affidata la divulgazione della più grande storia di tutti i tempi. Ed in quella sala semibuia c’ero io e gli insegnamenti del Maestro. E ad oggi i papiri ed i codici canonici esistenti, oltre a quelli citati, sono i seguenti:

 

Papiro Rylands (125 d.C.)

Prende il nome dalla biblioteca in cui è conservato: la John Rylands Library di Manchester. Riporta brani del Vangelo di  Giovanni.

 

Papiro Bodmer II (II secolo d.C.)

Prende i nome dal suo possessore Martin Bodmer. E’ conservato presso la Biblioteca Bodmer di Cologny (Ginevra). Contiene tutto il Vangelo di Giovanni. Martin Bodmer era un mecenate svizzero (commerciante di suini) che ha messo insieme presso l’omonima Biblioteca Bodmer di Cologny (Ginevra) la più importante collezione al mondo di manoscritti, incunaboli e documenti storici di eccezionale rarità.

 

Papiro Chester Beatty P45 del 200 d.C.

Prende il nome dello studioso inglese che l’acquistò nel 1930-31. Si trova a Dublino. Contiene buona parte dei Vangeli di Matteo, Marco e Luca e degli Atti degli Apostoli.

 

Papiro Chester Beatty P46 (200 d.C.)

 

Composto di 86 pagine, è il più antico manoscritto di lettere paoline. 

 

Papiro Bodmer VIII

Contiene testi di Pietro e di Paolo e la lettera di Giuda. E due lettere di Pietro donate da Martin Bodmer alla Santa Sede sono conservate in Vaticano.

 

Papiro Bodmer XIV-XV del II secolo d.C.

 

Appartiene alla collezione bodmeriana. Contiene per intero i Vangeli di Luca e Giovanni ed è praticamente identico al Codice Vaticano.

 

Codice Alessandrino.

Anch’esso alla British Library. Risale al V sec. e contiene tutto il Nuovo Testamento.

 

Codice di Washington

 

E’ del V secolo e contiene i Vangeli di Matteo, Giovanni, Luca e Marco.

 

Ma oltre ai testi suindicati ve ne sono numerosi definiti “Apocrifi”. Riguardo al concetto di fonti “Canoniche”, fonti “Apocrife” e datazione dei testi, tornerò più in là. Ambedue queste fonti ci parlano di Gesù. Il nome Gesù viene dall’aramaico יֵשׁוּעַ (…Yeshu'a…), in greco Ἰησοῦς (…Iēsoûs…) ed in latino Iesus. In ebraico Jeshu è l’abbreviativo di Yehoshua (si pronuncia “Isciua” o “Iasciua) ovvero Giosuè: nome molto comune all’epoca, che vuol dire “Dio salva”. Yehoshua era probabilmente uno dei 5 nomi più diffusi in Palestina nel I secolo. Scrive al riguardo Jules Isaac (1877 – 1963), storico e pensatore, vero pioniere del dialogo fra ebrei e cristiani: “Gesù era un nome comune fra gli ebrei. Non aveva nulla in se stesso che potesse attirare l’attenzione dei suoi corregionali, era semplicemente un nome ebraico come tanti altri”.

 

Gli ebrei non avevano i cognomi, ma si identificavano indicando il nome del padre. Il padre di Gesù, Giuseppe, si chiamava Yosef ben Heli. Dunque Gesù si chiamava Yehoshua ben Yosef: Giosuè figlio di Yosef. Da evidenziare che Yehoshua in vita non fu mai chiamato con il nome di Gesù, che di fatto è una “italianizzazione” onomatopeica del suo vero nome: Jashù = Gesù. Gesù viene chiamato “Cristo”. Ma lui non si definì mai così. “Cristo” viene dal greco “Χριστός” (Khristòs), in ebraico “Mashiach”, che significa “Il Messia”. Ed il Messia per gli ebrei nel I secolo dell’era volgare era quella figura che attendevano venisse per liberarli dalla sottomissione ai romani e per riportare giustizia e pace al Popolo di Israele, il Popolo Eletto da Dio.

 

Cristo è quindi un appellativo del tutto ebraico, e non un nome come taluni pensano. E vuol dire anche “Unto”, ovvero “Regale”. In Israele infatti i Re venivano investiti del loro incarico con l’unzione, con il versamento dell’olio sulla testa del consacrando. Il Libro di Samuele, dell’Antico Testamento, descrive cosi’ la cerimonia dell’unzione di Saul, nominato Re d’Israele: “Samuele prese allora l’ampolla dell’olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: ecco, il Signore ti ha unto il capo sopra Israele, tuo Popolo. Tu avrai il potere sul Popolo del Signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno”. Tra gli altri importanti Re “unti” con l’olio si annoverano anche David, e Salomone.

 

Quindi “Cristo” , “Messia”, “il Consacrato” o l’Unto sono sinonimi di “Figura (ebraica) Regale Consacrata”. Alla luce di quanto detto, sarebbe dunque più corretto dire “Gesù il Cristo” piuttosto che “Gesù Cristo”. E’ inoltre interessante evidenziare che spesso si tende ad identificare la figura di “Gesù Cristo” con la figura cristiana del “Salvatore”, che gli ebrei non accettarono e non accettano tutt’ora. Questo in quanto la parola “Cristo” la colleghiamo a quella di “Risorto”. Ma non è così. “Cristo” infatti, come detto, non vuol dire “il Risorto”, bensì “Mashiach”, figura profetizzata dalla Torah Ebraica, ovvero dalla Bibbia data da Yahvè (Dio per gli ebrei) all’ebreo Mosè sul Monte Sinai.

 

Già, perché Gesù, Yehoshua, era ebreo. E nacque, visse e morì da ebreo, come ci ricorda anche Papa Ratzinger: “Gesù ha vissuto in base all’insieme della Torah e dei Profeti ebraici, come ha sempre ripetuto ai suoi discepoli”.

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