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Gesù con Nazareth c'entra molto poco. Ecco perché è chiamato "nazireo" e da dove veniva

Nazareth non è mai citata nell’Antico Testamento e le prime fonti storiche (ad esclusione quindi dei Vangeli) che ne parlano risalgono al III-IV secolo d.C. Gesù, in realtà, è molto più probabile provenisse da Gamala, ecco perché
Dal blog di Riccardo Petroni - 27 gennaio 2018 - 16:15

Gesù viene identificato come “il Nazareno” in virtù del lungo periodo – si sostiene - passato a Nazareth. Ma così non è. Scrive Robert Eisemnan (studioso biblico ed archeologo) che è stato il Vescovo Epifanio (315 – 403 d.C.), venerato dalla Chiesa come Santo e Padre della Chiesa, ad aver diffuso “L’erroneo concetto secondo cui Gesù Nazareno debba essere collegato a Nazareth”. Ed aggiunge: “In Ebraico infatti Nazireo e Nazoreo/Nazareth contengono due consonanti diverse, “z” e “tz”, entrambe translitterate in greco come “z”. Quindi in ebraico, a seconda della presenza della “z” o della “tz”, il significato cambia radicalmente”.

 

Ecco che Gesù “Nazareno” può voler dire indistintamente “Gesù di Nazareth” o “Gesù Nazireo” e che molti autorevoli studiosi, per questo motivo, ritengono oggi che il termine “Nazareno” derivi non dal fatto che Gesù provenisse da Nazareth, bensì dal fatto che fosse un “nazireo”, ovvero avesse aderito al voto di “Nazireato”. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto è da tenere presente che i Vangeli, dalla nascita di Gesù alla sua presentazione al Tempio di Gerusalemme (a 12 anni) e dai 12 anni ai 30 anni, non ci dicono assolutamente dove sia stato e cosa abbia fatto, così come non ci dicono se la famiglia di Gesù, tornata a Nazareth dall’Egitto, qualche anno dopo la sua nascita, lì rimase stabilmente.

 

Ed inoltre, sempre i Vangeli, non specificano mai quale fosse la “Patria” di Gesù. Si limitano infatti a dire “Partito quindi di là (la Galilea), andò nella sua Patria (πατρίς) ed i discepoli lo seguirono”. E solo Luca ci dice che Gesù “si recò a Nazareth, dove era stato allevato”. Passo questo che evidenzia che Gesù avrebbe passato a Nazareth solo ed esclusivamente la sua infanzia. Ma su Nazareth c’è da aggiungere qualcos’altro di molto importante. Innanzitutto che non è mai citata nell’Antico Testamento e poi che le prime fonti storiche (ad esclusione quindi dei Vangeli) che parlano di Nazareth, risalgono al III-IV secolo d.C. Infine che Nazareth non è citata neanche da Giuseppe Flavio, all’epoca comandante delle forze giudaiche che, verso la seconda metà del primo secolo, realizzò una “mappa topografica” molto dettagliata di tutta la Galilea.

 

E poi che è stato solo nel 1962 che una equipe di archeologi israeliani, diretta dal Prof. Avi Jonah dell’Università di Gerusalemme, compì una campagna di scavi tra le rovine di Cesarea Marittima, sede estiva dei procuratori romani in Giudea, che portò a ritrovare una lapide in marmo grigio, delle dimensioni di circa 15 x 12 cm., con quattro righe in scrittura ebraica, databile intorno al terzo secolo a.C., ove appare, a loro parere, il nome di Nazareth. Ed a seguito di ciò, nel 2009, gli scavi effettuati dall’Autorità per l’Antichità di Israele hanno portato alla luce degli insediamenti residenziali del I secolo d.C., proprio accanto all’attuale Basilica della Conciliazione. Si ritiene così solo da pochi anni che Nazareth esistesse ai tempo di Gesù, ma che che fosse un “viculus”, ovvero una piccolissima “frazione” composta da uno sparuto numero di case. Rimane quindi confermato che Gesù non poteva aver imparato li’ l’ebraico, l’aramaico ed il greco Koinè (lingua con la quale parlò con Pilato) e tantomeno può aver fatto lì gli importanti studi necessari per diventare Rabbino.

 

Detto questo, veniamo al Nazireato. Era uno specifico voto – normalmente temporaneo –di consacrazione a Dio, previsto dalla Bibbia, che comportava – fra gli altri - l’obbligo di seguire alcuni precetti di vita particolarmente rigidi, fra i quali di non bere vino e di lasciarsi crescere i capelli. Così si esprime la Torah: “Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il Voto di Nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti. Per tutto il tempo del suo Voto di Nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è consacrato al Signore, sarà santo; si lascerà crescere la capigliatura”. E poi: “Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si avvicinerà a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà quindi per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio”.

 

E proprio pensando ad un Gesù “Nazireo” è ben più comprensibile questo passo evangelico: “Gesù disse: seguimi. E costui rispose: Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre. Gesù replicò: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”. Alla luce di quanto sopra, poiché Gesù - come testimoniano i Vangeli - è nato a Betlemme e comunque non a Nazareth, sarebbe più giusto chiamarlo “Gesù di Betlemme”. Ed il fatto di doverlo chiamare “Gesù di Betlemme” non è solo una “battuta” o un gioco di parole, come si potrebbe pensare di primo acchito. E’ infatti una questione della massima importanza. Già, perché solo attribuendogli chiaramente la nascita a Betlemme, ovvero in Giudea (al sud della Palestina), gli si attribuisce la qualifica di “Messia atteso”, secondo quanto aveva profetizzato Isaia, che aveva chiaramente detto che il Messia sarebbe venuto dalla Giudea, dove si trova Betlemme e non Nazareth (che è in Galilea al nord della Palestina): “E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi della Giudea, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele fino a quando colei che deve partorire partorirà, e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele”.

 

Ma se Gesù non ha vissuto buona parte della sua vita a Nazareth, dove ha vissuto? Molte sono le ipotesi che sono state formulate. Lo si vuole in Kashmir, in Egitto o molto probabilmente nella Comunità di Qumran o di Damasco degli Esseni, come sostiene anche Papa Ratzinger (ne parleremo più in là). Al momento però nulla può avallare completamente alcuna di queste ipotesi. Ecco che alcuni studiosi sono oggi dell’avviso che Gesù visse degli importanti periodi a Gamala, città dalla quale poi si spostava, per la sua predicazione, intorno al Lago di Tiberiade. Gàmala (in ebraico: גמלא) fu la principale città del Golan dall'81 a.C. al 67 d.C., quando fu distrutta dai Romani nel corso della prima guerra giudaica. Gamala era nella Gaulatide (Gaulonitis), a nord est della Galilea, con la quale confinava, ove si trovava l’importante città di Cesarea di Filippo, frequentata da Gesù, come ci riferiscono i Vangeli. Di Gamala ne aveva parlato Giuseppe Flavio, descrivendola così: "Da un'alta montagna si protende uno sperone dirupato il quale nel mezzo s'innalza in una gobba che dalla sommità declina con uguale pendio sia davanti sia di dietro, tanto da rassomigliare al profilo di un cammello. Da questo trae il nome. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili mentre è un po' accessibile di dietro, dove è come appesa alla montagna".

 

Ma di Gamala fino a cinquan’anni fa non c’era traccia. Fu infatti solo alla fine degli anni ’60/inizi anni ’70 che furono casualmente trovate le sue rovine al termine della Guerra del Golan, proprio con le caratteristiche che aveva descritto Giuseppe Flavio. E nei pressi delle mura si trovò la sinagoga della città, a pianta rettangolare (25.5 x 17 m) e orientata verso Gerusalemme. Lungo le pareti della Sinagoga di Gamala sono presenti gradini in pietra utilizzati come sedili e piloni che sorreggevano il tetto. E poco lontano è stato rinvenuto il mikve, ovvero il bagno rituale ebraico. Il nome Gamla significa "cammello", e deriva giustappunto proprio dal fatto che è situata su una collina a forma di gobba di cammello. La città fu fondata da Alessandro Ianneo (asmoreo) nell'81 a.C. Questa città si pose a capo di sanguinose rivolte antiromane, soprattutto sotto la guida di Giuda di Gamala, fondatore della setta antiromana degli Zeloti. Gamala fu conquistata nel 67 dC. dal futuro imperatore Vespasiano.

 

I romani riuscirono a penetrare all'interno delle mura della città grazie alla costruzione di una rampa. Gli abitanti furono tutti sterminati o si suicidarono gettandosi dalla collina. Sorte molto simile a quella che, come vedremo, fece Masada. Ma perché si ritiene che Gesù abbia vissuto a Gamala? Principalmente a causa dei riferimenti “geografici” citati dal Vangeli, che ci conducono a Gamala piuttosto che a Nazareth. I testi sacri infatti ci dicono che c’era un’importante Sinagoga:“Gesù entrò, secondo il suo solito, di sabato, nella Sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia”. E che era collocata in cima a un monte, sul ciglio di un precipizio: “Si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”.

 

Bene: queste due caratteristiche sono completamente assenti da Nazareth, mentre corrispondono perfettamente, come abbiamo visto, a quelle di Gamala. Nazareth infatti, ammesso che sia esistita nel primo secolo d.C., non ha precipizi ed è situata nell'avvallamento fra alcuni “morbidi” colli di Galilea. E non è stata trovata a Nazareth traccia di una Sinagoga. Galama è poi a 5-6 Km dal Lago di Tiberiade (120 metri di dislivello), dove Gesù svolse la sua più importante azione, mentre Nazareth è a 35-40 km. (600 metri di dislivello), distanza ben maggiore per l’epoca da percorrere a piedi in zone impervie. E riguardo alla vicinanza di Gamala al Lago di Tiberiade, Giuseppe Flavio così si esprime: “Gamala è situata dirimpetto a Tarichee dall’altra parte del Lago di Tiberiade”.

 

Ma, in merito alle citazioni “geografiche” che non tornano, relativamente a Nazareth, i Vangeli ci dicono anche che Gesù “si recò a Nazareth, dove era stato allevato. Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea”. Se però si parte da Nazareth, la citazione “discese a Cafarnao” non è giusta, poiché Nazareth è a Sud, non a Nord di Cafarnao. E’ necessario invece “discendere a Cafarnao” se si parte da Gamala, che è situata a Nord di Nazareth. E poi: “Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano”. Ma partendo dalla Galilea per andare in Giudea non si attraversa il fiume Giordano. Lo si deve invece fare se si parte da Gamala, situata come detto nella regione della Gaulanitide, al di là del Giordano.

 

Ma ancora: “Lasciata Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, al di là del Giordano”. Anche in questo caso, per andare da Nazareth a Cafarnao non si attraversa il Giordano, mentre lo si fa se si parte da Gamala. Ed infine, perché i Vangeli dicono che Gesù da Nazareth voleva partire per la Galilea, se era già in Galilea?: “A Nazareth, quel giorno, i discepoli si fermarono presso di Lui. Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea”.

Ma a questo punto c’è da chiedersi:

 

a) Che importanza avrebbe il fatto che Gesù abbia vissuto più a lungo a Gamala invece che a Nazareth?

b) Perché gli Evangelisti avrebbero citato Nazareth e non Gamala?

 

La risposta alla prima domanda è che se Gesù avesse trascorso periodi a Gamala, così come a Seffori (a 6 Km. aa Nazareth) e presso gli Esseni, si giustificherebbe la sua alta levatura culturale per l’epoca ed il fatto di essere Rabbino, ovvero maestro di Torah, qualifica che richiedeva approfonditissimi studi, che non avrebbe assolutamente potuto fare – come detto - nel piccolissimo borgo di Nazareth, sperduto nel nulla. E si comprenderebbe perché Gesù, come vedremo, parlava l’ebraico, l’aramaico (di derivazione persiana) ed il greco Koine.

 

La risposta alla seconda domanda è che gli Evangelisti hanno scritto i Vangeli dal 60 d.C. al 100 d.C., quindi in buona parte dopo la distruzione ad opera dei romani sia del Tempio di Gerusalemme - avvenuta nel 70 d.C. - che di Masada, avvenuta nel 74 d.C. Romani che in quel periodo rasero al suolo l’intero “mondo ebraico”, disperdendone brutalmente tutti gli abitanti, a causa delle loro ribellioni, capitanate prevalentemente dalla setta degli Zeloti. Ora, essendo Gamala una importante sede di feroce resistenza e opposizione ai romani (forse la più importante) effettuata proprio dagli Zeloti, si ritiene che gli Evangelisti non vollero legare il nome di Gesù a quel luogo ed a quel movimento degli Zeloti, al fine di non coinvolgere il nascente movimento giudeo-cristiano a vicende politiche fortemente antiromane, che ne avrebbe potuto compromettere la diffusione ed avrebbero potuto inasprire le persecuzioni.

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