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Ma l'ultima cena fu davvero la cena di Pasqua? Troppe cose non tornano

La Pasqua ebraica viene celebrata tutti gli anni per ricordare la notte in cui l’Angelo Sterminatore passò sull'Egitto, uccidendo tutti i suoi primogeniti, uomini e animali. Nei testi sulla Pasqua Giuseppe Flavio sottolinea la dimensione di grande festa popolare, che radunava folle immense in Gerusalemme. Egli stimò che il numero dei giudei saliti a Gerusalemme per l’ultima Pasqua al tempo di Nerone fosse di circa 2.500.000
Dal blog di Riccardo Petroni - 29 marzo 2018 - 16:15

Scrive il Vangelo di Giovanni: “Or la Pasqua, la Festa dei Giudei, era vicina”. Gesù viene così a trovarsi, secondo la tradizione ebraica, in mezzo alla fiera del bestiame, condotto a Gerusalemme dalle colline circostanti ed alle spezie portate dalle carovane fin dalla Mesopotamia. I pellegrini che venivano ospitati da famiglie del luogo, consumavano nelle case la cena. Tutti gli altri per strada, nelle piazze od in campagna. Quando scendeva la sera migliaia di agnelli venivano arrostiti nei cortili delle case, nelle vie, intorno alle tende. E mangiavano tutti insieme, ricchi e poveri, uomini e donne, servi e padroni, mentre si mesceva acqua e vino, pane azzimo ed erba amara.

 

Era la Pasqua Ebraica. Si chiama “Pesach”, che significa "passaggio" ed in Israele dura 7 giorni. La Pasqua ebraica viene celebrata tutti gli anni per ricordare la notte in cui l’Angelo Sterminatore passò sull'Egitto, uccidendo tutti i suoi primogeniti, uomini e animali. Era la decima piaga, quella che dette il colpo di grazia all’ottusa chiusura del faraone e lo costrinse a lasciar andare gli ebrei per la loro strada. Era l’inizio della loro liberazione. Fu istituita da Mosè. Scrive Renzo Infante a proposito della Pasqua ebraica: “Nei testi sulla Pasqua Giuseppe Flavio sottolinea la dimensione di grande festa popolare, che radunava folle immense in Gerusalemme. Egli stimò che il numero dei giudei saliti a Gerusalemme per l’ultima Pasqua al tempo di Nerone fosse di circa 2.500.000. Il numero viene ottenuto moltiplicando per 10 commensali i 255.600 agnelli immolati in quell’anno. Alla cifra di 2.500.000 persone vanno aggiunti coloro ai quali era vietato partecipare al banchetto pasquale, quali lebbrosi, gonorroici, donne mestruate”.

 

La Pasqua Ebraica si celebra al tramonto del 14^ giorno del mese di Nissan del calendario Ebraico, dunque con l’arrivo del 15 di Nissan, come stabilito dalla Torah: "Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi...".

Il pane azzimo, cioè non lievitato, vuol essere un ricordo della fuga dall’Egitto quando gli Ebrei furono costretti a scappare con urgenza e non ebbero così il tempo per lasciare lievitare il pane per il viaggio. La Pasqua Ebraica è una festività definita “mobile”: la sua data infatti varia di anno in anno perché è correlata con il ciclo lunare e coincide convenzionalmente col primo plenilunio (luna piena) successivo all'equinozio (la notte è lunga come il giorno) di primavera (21 marzo). Ma cos'è il Mese di Nissan?

 

Ce lo dice la Bibbia: “Questo mese sarà per voi il capo dei mesi, sarà il primo fra i mesi dell’anno”. Il Mese di Nissan è quindi l’inizio dell’anno Ebraico e cade fra marzo ed aprile. Il mese di Nissan è definito dalla tradizione talmudica il mese della redenzione, in quanto, come il popolo di Israele è stato redento dalla schiavitù in Egitto al tempo di Mosè, così sarà redenta l’intera Umanità durante questo mese. E la Cena Pasquale in ebraico si chiama Seder di Pessach, ovvero “Ordine di Pasqua”. Si consuma infatti secondo un ben preciso ordine rituale molto complesso, che comincia con la benedizione del vino, il lavaggio rituale delle mani, lo spezzare a metà il pane azzimo e la lettura dei testi sacri. Poi comincia la cena vera e propria con erbe amare per ricordare l’amara esperienza della schiavitù in Egitto e con l’uovo sodo che, non avendo spigoli, evidenzia che non c’è né un inizio, né una fine. E’ quindi il simbolo dell’eternità della vita. E poi si mangia l’agnello, in ricordo di quando Mosè organizzò la fuga del suo popolo dall’Egitto e tutti gli ebrei uccisero un agnello e segnarono con il sangue dell’animale le porte delle abitazioni.

 

 

In questo modo salvarono i loro primogeniti dalla decima piaga, quella che vide morire i primi figli degli Egiziani, compreso quello del Faraone. Interessante evidenziare che se l’Ultima Cena fosse stata la Cena Pasquale, ovvero il Seder di Pessach, Gesù con i suoi Discepoli, sarebbero stati tutti distesi per terra su dei tappeti, secondo la loro tradizione, e non a tavola come appaiono in tutte le tele o negli affreschi esistenti, compreso quello di Leonardo da Vinci a Milano. Evidentemente all’epoca, come adesso, non si era a conoscenza delle usanze ebraiche, le uniche che possono essere attribuite a Gesù. Ma relativamente all’Utima Cena c’è qualcosa di molto importante che non quadra. I Vangeli di Marco, Matteo e Luca – dunque i Sinottici - ci dicono infatti che l’Ultima Cena fu la “Cena di Pasqua” in quanto avvenne “all’ora in cui si immolava la Pasqua”. Ed in quella stessa sera, sempre secondo Marco, Matteo e Luca, Gesù istituì l’Eucaristia, che deriva dal greco “eucharisto” e significa “rendimento di grazie”.

 

“Ora, mentre essi mangiavano Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Poi prese il calice e dopo aver reso grazia lo diede a loro, dicendo: bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti in remissione dei peccati, fate questo in ricordo di me”. Ecco che l’Ultima Cena, così intesa, è portatrice di tutto l’architrave simbolico cristiano in quanto sancisce la “nuova e definitiva alleanza” con Yahvè (Dio). E Gesù si propone quale “vero agnello” in quanto: il suo corpo veniva in quel momento a sostituire simbolicamente l’agnello mangiato ai tempi di Mosè dagli ebrei, la sera precedente alla loro fuga dall’Egitto; il suo sangue veniva in quel momento a sostituire simbolicamente il sangue usato per segnare gli stipiti delle case, come riportato dall’Esodo, per salvarsi e poter così fuggire il giorno successivo.

 

Quindi: così come il corpo ed il sangue dell’agnello ai tempi di Mosè aveva dato il via per far uscire il Popolo di Israele dalla schiavitù “fisica” in Egitto per portarlo alla libertà, attraverso la fuga, così adesso, il corpo ed il sangue di Gesù, attraverso la sua immolazione, avrebbe portato l’Umanità, con una nuova allenza con Yahvè, alla vera libertà, quella spirituale, attraverso l’abbandono del peccato ed il perdono. Nasce dunque quella sera, per i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, la Pasqua Cristiana, che dal Concilio di Nicea (325 d.C.) , si celebra – diversamente da quella ebraica – sempre di domenica.

 

Ma “l’ultima cena” fu davvero il “Seder di Pessach” ovvero la “Cena Pasquale”?

No, per l’Evangelista Giovanni. Per lui infatti “l’Ultima Cena” avvenne in precedenza e quindi anche il processo e la crocifissione avvennero prima della Pasqua. Ed inoltre - sempre per l’Evangelista Giovanni - quella sera Gesù non istituì l’Eucarestia, in quanto aveva già anticipato questo concetto nel “Discorso nella Sinagoga di Cafarnao”, così dicendo: “Io sono il pane disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno ed il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Allora i giudei dissero: come può costui darci la sua carne da mangiare? Gesù rispose: se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Perché la mia carne è vero cibo ed il mio sangue vera bevanda”.

 

Ma andiamo per gradi: iniziamo sentendo cosa ne pensa Papa Ratzinger: “Giovanni ha ragione: al momento del processo davanti a Pilato, le autorità giudaiche non avevano ancora mangiato la Pasqua. Egli ha ragione: la crocifissione non è avvenuta nel giorno della festa, ma nella sua vigilia. Rimane una domanda: ma perché allora i sinottici hanno parlato di una Cena Pasquale? Su cosa si basa questa linea della tradizione? Una riposta veramente convincente a questa domanda non la può dare neppure Meier (insigne biblista e sacerdote statunitense). E conclude che: “Gli unici passi in cui presso Marco si parla della Pasqua, sarebbero stati inseriti successivamente”. Estremamente scioccanti, ma altrettanto coraggiose, queste affermazioni di Papa Ratzinger. Ma per qualcuno potrebbe sembrare di nessun interesse se l’Ultima Cena fu quella pasquale o meno. Infatti ci si potrebbe chiedere: cosa cambia?

 

La risposta è che cambia moltissimo, o meglio, cambia tutto. Infatti, se l’ultima cena di Gesù non fu la “Cena Pasquale”, ma avvenne in precedenza, viene meno tutta la simbologia surriferita, che come abbiamo detto – e come ci è ben noto - è un vero “cardine” del credo cristiano. Ma ricostruiamo i fatti secondo Marco, Luca e Matteo evidenziando che la giornata per gli ebrei si sviluppava da tramonto a tramonto, cioè da sera (ore 18 circa) a sera, nel rispetto della Torah, che così si era espressa: “Il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato". E poi: “E fu sera e fu mattina: primo giorno”. Il giorno dunque iniziava (ed inizia) dal tramonto e non dall’alba. Dunque, per i Vangeli Sinottici, la Cena avvenne nella sera del venerdì 14 di Nissan e Gesù fu arrestato quella stessa sera e fu portato davanti a Caifa, dove subì seduta stante il processo.

 

Al mattino del sabato 15 di Nissan – Pasqua - venne portato da Pilato, dove venne prima interrogato e poi consegnato affinché venisse flagellato e crocifisso all’ora terza, cioè alle 9 del mattino. E morì all’ora nona, che corrispondeva alle 15 del pomeriggio. “E verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: Elì, Elì, lama sabactanì?...cioè…Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Sul far della sera dello stesso giorno venne deposto dalla croce e messo nel sepolcro, prima delle 18 del 15 di Nissan. Per i Sinottici dunque tutto avvenne nell’arco di 24 ore, dalla sera di venerdì 14 di Nisan, alla sera di sabato del 15. Circostanza questa “materialmente” impossibile. E poi Gesù aveva preannunciato che sarebbe risuscitato dopo 3 giorni e secondo questa impostazione non sarebbe stato così. I Vangeli infatti ci dicono che Maria Maddalena trovò Gesù risorto la mattina della domenica: “Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino”.

 

Dunque l’unica scansione temporale possibile affinché si avverasse quanto aveva detto Gesù, ovvero che sarebbe risorto dopo 3 giorni, sarebbe stata questa:

- da mercoledì alle 18 a Giovedì alle 6 del mattino = una notte / arresto

- da giovedì alle 6 a giovedì alle 18 sera = un giorno processo-crocifissione-sepoltura

- da giovedì alle 18 a venerdì 6 mattino = una notte

-da venerdì alle 6 a venerdì alle 18 = un giorno

-da venerdì alle 18 a sabato alle 6 = una notte

-da sabato alle 6 a sabato sera = un giorno

-domenica: primo giorno della settimana ebraica scoperta del sepolcro vuoto nel 3^ giorno

 

Progressione che sarebbe l’unica compatibile con il fatto che i processi avvenivano solo di lunedì e giovedì e mai di notte. Ma l’Evangelista Giovanni aveva anche detto esplicitamente che si era prima della Festa della Pasqua: “Prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù - avendo amato i suoi che erano nel mondo - li amò sino alla fine”. Quindi per lui quella cena non era il “Seder”, bensì una riunione preparatoria in vista del Seder di Pesach. Ed anche questo l’aveva detto esplicitamente: “Era la preparazione della Pasqua”. E poi, sempre Giovanni: “Or i Giudei, essendo il giorno di Preparazione, affinché i corpi non rimanessero sulla croce il sabato, perché quel sabato era un giorno di particolare importanza, chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via".

 

Ma che il processo avvenne prima di Pasqua, ce lo conferma ancora una volta Giovanni, dicendo chiaramente che gli ebrei non vollero entrare nel Pretorio, per non contaminarsi in quel luogo “impuro”, dovendo giustappunto ancora mangiare l’agnello pasquale. “Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel Pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare l’agnello di Pasqua”. E’ importante evidenziare che Giovanni, avendo scritto per ultimo il proprio Vangelo, intorno alla fine del I secolo, aveva certamente potuto apprendere quanto detto in precedenza dai tre Evangelisti sinottici in merito a questo argomento. Ed è questo dunque il segno più evidente che aveva voluto prendere esplicitamente le distanze da loro.

 

E pensare che, per raccontare “l’ultima cena”, che evidentemente gli premeva molto, Giovanni impiegò incredibilmente circa la metà dell’intero suo Vangelo. Ma è inoltre da evidenziare che Giovanni, sempre nell’ottica di prendere le distanze dai suoi “colleghi”, che attribuivano a Gesù l’istituzione di un’improbabile “Pasqua Cristiana”, ritenne di dover evidenziare nel suo Vangelo, come abbiamo visto all’inizio, che stava esplicitamente parlando della Pasqua dei Giudei. “Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesà salì a Gerusalemme”. Ovvero intese chiarire che parlava della sola ed unica “Pessach ebraica” e non del nuovo concetto di “Pasqua Cristiana”, che Paolo di Tarso una quarantina di anni prima aveva introdotto e che Gesù certamente non avrebbe approvato, avendo detto in più occasioni in modo chiaro che non era venuto per fondare una nuova religione, bensì per dare compimento all’ebraismo, essendo lui un Rabbino, quindi Maestro di Torah.

 

Ma ci sono anche i seguenti due ulteriori importanti punti, che confermano che l’Ultima Cena non fu la “Cena Pasqale”. Innanzitutto perché il 14 di Nissàn c’era il “digiuno dei Primogeniti”. I primogeniti usavano infatti digiunare, in ricordo della morte dei primogeniti d'Egitto. Essendo Gesù un “primogenito” avrebbe dovuto digiunare. Dicono infatti i Vangeli: "(Maria) diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia". Inoltre durante la cena descritta dai Sinottici, sono del tutto assenti le prescritte obbligatorie citazioni, relative sia alle rievocazioni dell’Esodo dall’Egitto, che all’Agnello Pasquale, che doveva essere mangiato insieme a Pane Azzimo ed all’erba amara.

 

Concludo questa dissertazione ancora una volta con le parole di Papa Ratzinger, che, usando un temine calcistico, “riporta la palla al centro”. Si tratta della seguente interessante tesi, che sostiene l’adesione di Gesù al movimento degli Esseni (ne parleremo in un'altra occasione), da lui sostenuta nell’Omelia del 5.4.2007 in San Giovanni in Laterano, che rivoluziona completamente e coraggiosamente tutte le precedenti teorie in merito all’attività svolta da Gesù nei primi 30 anni della sua vita:

 

“Cari fratelli e sorelle, Nella lettura dal Libro dell’Esodo, che abbiamo appena ascoltato, viene descritta la celebrazione della Pasqua di Israele così come nella Legge mosaica aveva trovato la sua forma vincolante. Questa cena, dai molteplici significati, Gesù celebrò con i suoi la sera prima della sua Passione. Nei racconti degli evangelisti esiste un’apparente contraddizione tra il Vangelo di Giovanni, da una parte, e ciò che, dall’altra, ci comunicano Matteo, Marco e Luca. Secondo Giovanni, Gesù morì sulla croce precisamente nel momento in cui, nel Tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali. La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero. Ciò significa, però, che Egli morì alla vigilia della Pasqua e quindi non poté personalmente celebrare la cena pasquale – questo, almeno, è ciò che appare.

 

Secondo i tre Vangeli sinottici, invece, l’Ultima Cena di Gesù fu una cena pasquale, nella cui forma tradizionale Egli inserì la novità del dono del suo corpo e del suo sangue. Questa contraddizione fino a qualche anno fa sembrava insolubile.

La scoperta degli scritti di Qumran ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilità. Egli ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima e l’ha celebrata senza agnello, come la comunità di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio. Siamo quindi ora in grado di dire che quanto Giovanni ha riferito è storicamente preciso”.

 

Ecco che per Papa Ratzinger, se Gesù avesse aderito alla Comunità di Qumran, quindi degli Esseni, tutto tornerebbe al suo posto e l’Ultima Cena sarebbe la Cena Pasquale.

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