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Vini di territorio gestiti da cantine sociali e vignaioli
Chi parla di partecipazione paritaria all’interno del Consorzio vini trentini si scontra spesso con le componenti forti. La soluzione? Riservare alle grandi imprese la commercializzazione di volumi di vino consistenti anche di provenienza non trentina, se destinati all’esportazione
Di Sergio Ferrari - 14 marzo 2017 - 16:39

I sostenitori della tesi che prevede una partecipazione paritaria all’interno del Consorzio vini trentini delle tre componenti del comparto vitivinicolo – cantine di secondo grado, aziende commerciali e vignaioli – si scontrano con le componenti forti che pagano l’adesione e i servizi prestati in base alla maggiore consistenza dell’attività produttiva e commerciale.

 

Una via d’uscita, dicono i sostenitori del criterio paritario, potrebbe essere quella di riservare alle grandi imprese, Cavit in primo luogo, la commercializzazione di volumi di vino consistenti anche di provenienza non trentina, se destinati all’esportazione. Promuovendo l’aggregazione tra cantine sociali e vignaioli intorno a progetti di territorio che gestiscono la produzione e la vendita dei propri vini a prezzi corrispondenti alla tipicità della zona e alla elevata qualità.

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