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La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri piani

Un articolo sugli imprevisti, sugli alibi per i fallimenti, sulla possibilità di non subire gli eventi, ma invece governarli. Una riflessione che parte John Lennon e ha una risposta semplice: diventare resilienti
Dal blog di Stefano Fait - 10 febbraio 2018 - 21:30

Quanti, nel 1995, avrebbero potuto visualizzare l’impatto di Internet sul presente o, nel 2005, quello degli smartphone? Chi aveva previsto la prodigiosa espansione verso lo spazio dei nostri giorni, i processi di rurbanizzazione (superamento della dicotomia città / campagna) e di decentramento sempre più impetuosi? I cambiamenti già in corso sono noti e studiati: telelavoro, stampanti 3D, open source, p2p, droni, la richiesta da parte dei cittadini di un crescente coinvolgimento nelle decisioni collettive, l’esigenza di una sempre maggiore trasparenza delle istituzioni, il mutamento climatico, il sovranismo/populismo, le blockchain e valute digitali, automazione e intelligenze artificiali, la globalizzazione, lo spostamento del baricentro economico mondiale dall’Atlantico al Pacifico, il decentramento, la democrazia partecipativa, le smart cities, ecc. 

 

Le ripercussioni non sono sempre nitidamente elucidate, ma le informazioni abbondano e ciascuno può farsi un’idea di quel che è in gioco. Il problema nasce con le forzanti trasformative trascurate o “invisibili”, quelle che provocano dissonanza cognitiva: non te le aspetti, non le capisci, ti spiazzano. Magari preferisci ignorarle. Tra le numerosissime che si possono citare: economia spaziale; internet quantistica; veicoli a decollo verticale destinati al mercato di massa; turista locusta; medicina rigenerativa; nomadismo digitale con migrazioni stagionali; fusione fredda (sponsorizzata dal Congresso americano o monitorata dalla Commissione Europea); Nuova Via della Seta; revival planetario di una spiritualità laica, a tratti eversiva dello status quo; brusco raffreddamento atlantico degli ultimi anni, pur in pieno riscaldamento globale; rivelazioni del Pentagono e di alcune fonti molto autorevoli in merito al monitoraggio degli Ufo e alla possibilità di sviluppare in tempi relativamente brevi tecnologie fantascientifiche; diffusione di un atteggiamento trasversalmente scettico nei confronti delle affermazioni e prese di posizione delle “autorità preposte”.

 

Una forzante trasformativa può essere un fattore dirompente che è sfuggito alla nostra scansione dell’orizzonte e che produce discontinuità distruttive per l’esistente (scismogenesi) e costruttive per l’avvenire (morfogenesi). Queste si riverberano per ogni dove come le increspature generate da un sasso lanciato in uno stagno. È quel che ci succede quando siamo impegnati a fare altri piani e perdiamo di vista la realtà meno perspicua un problema posto anche da John Lennon la cui risposta è “semplice”: occorre diventare resilienti (versatilmente adattivi) e consapevoli. La sindrome della “vittima delle circostanze” non è più un’opzione accettabile.

 

Ci serve, pertanto, una leadership diffusa: meno concentrata e verticalista e più distribuita orizzontalmente (dalle piramidi alle reti). Poiché capire la realtà è come comporre un mosaico o un puzzle e quindi non ha senso affidarsi a una o poche fonti, questo nuovo modello di leadership opererà in base ai presupposti dell’intelligenza collettiva, vale a dire la capacità che consente alle persone di mettere a frutto i saperi di ciascuno per vedere, pensare e agire coralmente. Laddove si renda necessario, questo può addirittura comportare la trasformazione conscia e programmata del carattere, identità e traiettoria storica della propria comunità/organizzazione, in misura anche radicale, mentre c'è ancora tempo per farlo.

 

Tale leadership diffusa, di sostegno e affiancamento ai decisori tradizionali, comprende e risponde consapevolmente e coraggiosamente ai rischi e opportunità insite in condizioni emergenti di tipo sistemico; globali e locali. È una nuova esigenza della storia, resa necessaria dalle condizioni emergenti e inedite del XXI secolo. Una capacità che richiede il supporto di professionisti dedicati, tecnologie appropriate e infrastrutture istituzionali in rete. In Trentino esistono: si tratta di attivare queste energie e coordinarle adeguatamente.

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