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Borse di studio in Provincia, "Ancora non ci siamo"
Sul sostegno allo studio la Uil del Trentino continua a non comprendere le scelte della Provincia di Trento, ma da molto tempo affermiamo che in tale contesto un buon sostegno allo studio è vitale. Ecco cosa significa se il piano dell'amministrazione va in porto
Dal blog di Walter Alotti - 08 novembre 2017 - 10:59

Sul sostegno allo studio la Uil del Trentino continua a non comprendere le scelte della Provincia di Trento, proprio ieri esposte alle organizzazioni sindacali in sede di illustrazione della Legge di bilancio in gestazione.

 

Ora il calo degli iscritti all’università nella nostra Provincia è manifesto (da 7.708 a 5.870 in cinque anni) e, viene da dire, prevedibile. Da molto tempo noi affermiamo che in tale contesto un buon sostegno allo studio è vitale, in particolare laddove i ragazzi si dimostrano studenti meritevoli alle scuole superiori o manifestano, con l’avvicinarsi del diploma, una propensione o una concreta e autonoma volontà a proseguire gli studi.

 

La Provincia, dal canto suo, ha agito decurtando le borse e dando alle rimanenti un’impostazione che non condividiamo. I nuovi tanto decantati Piani di Accumulo, infatti, non sono che i fondi - alquanto ridimensionati - stanziati dopo la 'definitiva ridefinizione delle misure per il diritto allo studio' annunciata nel 2015.

 

Questi vengono impiegati, appunto, per contribuire ai piani d’accumulo (a partire da 50 euro al mese) previdentemente effettuati dalle famiglie - sempre che lo abbiano fatto - all’inizio del percorso delle superiori.

 

Cosa significa? Significa che ancora una volta ci guadagnerà solo chi ha lungimiranza e i mezzi economici e culturali per provvedere al futuro dei propri figli con così largo anticipo.

 

Significa anche che i giovani sono deresponsabilizzati nel momento in cui la scelta sulla propria formazione futura ricade in maggior misura sui famigliari e meno sull’arbitrio di chi, con l’approssimarsi della maggiore età, deve cominciare a pensare da solo a cosa vuol fare da grande.

 

Vuole anche dire che ci stiamo avvicinando a un sistema di liberalizzazione più simile a quello dei Paesi (vedi gli Stati Uniti d'America) in cui l’accesso allo studio è particolarmente esclusivo e vi accedono solo i ricchi o chi ha potuto permettersi di accumulare per molti anni, quando da europei e da italiani dovremmo sapere che sull’istruzione pubblica oltreoceano hanno poco da insegnarci.

 

"Abbiamo aumentato di un milione i soldi per le borse di studio che sono di meno, ma molto più corpose di prima" - obbietta l’assessora. Dobbiamo perciò dedurre che le borse di studio sono di meno, sono ottenibili perlopiù da chi ha già mezzi da investire per tempo nei piani d’accumulo e, per questa minoranza, hanno importi più consistenti. Francamente auspicheremmo un sistema più democratico e che premi i meriti dello studente piuttosto che quelli delle famiglie.

 

Le borse di merito varate lo scorso 9 settembre ci avevano fatto confidare in un ravvedimento dell’assessora dopo l’affossamento del Fondo Giovani e del Prestito d’onore, ma l’istituzione di questi Piani associata a un tanto rilevante calo degli iscritti all’università non ci fa ben sperare per il futuro.

 

Ci rivedremo a dicembre, quando saranno scaduti i termini per la presentazione delle domande finalizzate alla concessione del contributo per quantificarne i fruitori e fare le conseguenti valutazioni.

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