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Campiglio, dieci lavoratori in nero in un hotel e tre irregolari. Occhio a chi vuole farvi "risparmiare"

Sono società, cooperative, consulenti che si presentano promettendo di far evitare alle aziende fino al 40 per cento del costo del lavoratore. E qualche azienda, come abbiamo visto anche in Trentino, abbocca non sapendo o facendo finta di non sapere, in realtà correndo un rischio considerevole, oltre che diventare parte di una truffa
Dal blog di Walter Alotti - 09 marzo 2018 - 18:42

Un plauso per l’importantissimo “blitz” che le Fiamme Gialle hanno effettuato a Madonna di Campiglio in una struttura alberghiera che, da quanto si apprende dalle notizie, oltre a posizioni irregolari contributive riguardanti il personale regolarmente assunto, avrebbe stipulato un apparente “appalto di manodopera“ con una cooperativa “spuria”, della quale i lavoratori non erano nemmeno a conoscenza di essere dipendenti, visto che l’organizzazione del lavoro rimaneva in capo alla direzione dell’albergo e non alla fantomatica cooperativa.

 

Scopo dell’intermediazione fra società alberghiera e cooperativa fantasma, produrre buste paga farlocche svantaggiose per i lavoratori ed INPS e vantaggiose per l’azienda alberghiera. Si tratta di quel fenomeno che già l’Unione Provinciale di Trento dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, con Cgil Cisl Uil del Trentino avevano denunciato l’estate scorsa. Sono società, cooperative, consulenti che si presentano promettendo di far risparmiare alle aziende fino al 40 per cento del costo del lavoratore.

 

E qualche azienda, come abbiamo visto anche in Trentino, abbocca non sapendo o facendo finta di non sapere, in realtà correndo un rischio considerevole, oltre che diventare parte di una truffa. Questi soggetti propongono lavoratori con “appalto di manodopera” anche quando non ricorrono i requisiti di legge per attivarlo, in tutti gli ambiti: dalla ristorazione al comparto alberghiero (come nel caso specifico), dall'amministrazione ai servizi alle imprese. Si occupano del contratto, dell'elaborazione delle buste paga, dei versamenti contributivi, ferie, permessi, malattie e di tutti i costi che compongono il lordo in busta paga. Al lavoratore viene magari riconosciuta la paga concordata, in linea con le retribuzioni di mercato, il datore di lavoro versa circa il 40 per cento in più.

 

Il lavoratore come minimo si trova con buchi previdenziali, mentre il datore di lavoro nel momento in cui l'Inps e il servizio lavoro scoprono l'irregolarità paga un conto molto salato. In questo caso la GdF avrebbe preventivato sanzioni e oneri evasi per un totale di 180.000 euro. I lavoratori che vengono coinvolti sono spesso discontinui. La Uil ipotizza che, probabilmente, la sostanziale venuta meno dello strumento dei “voucher” e del suo “strumentale” utilizzo nel passato, sia regolare che anomalo, abbia dato un nuovo impulso alla diffusione di pratiche illegali di questo tipo, quantomeno poco trasparenti, che inquinano il mercato sul piano della concorrenza fra imprese e creano una vera e propria azione di “dumping sociale” tra i lavoratori e un livellamento al ribasso delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici.

 

La Uil ribadisce infine l’importanza dell’impegno della Guardia di Finanza in particolare, ma di tutte le istituzioni interessate, nel ricondurre a livelli minimi i fenomeni della evasione contributiva e fiscale derivante dallo sfruttamento del lavoro nero ed irregolare (anche in Trentino dall’inizio del 2017 più di 70 datori di lavoro perseguiti, per 200 lavoratori irregolari), al fine di ripristinare regole di comportamento rispettose di chi opera sul mercato, legalmente, in regime di concorrenza e di salvaguardare le entrate fiscali locali, primaria irrinunciabile risorsa dell’Autonomia trentina.

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