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Funivie Marileva Folgarida, l’estrema debolezza di una classe imprenditoriale locale pigra e indolente
L'accordo con la "Compagnie des Alpes" sarebbe stata la cosa migliore ma ora è tardi. Manca una visione, manca strategia. E l’intervento periodico di “mamma provincia” non ha mai permesso di emancipare e far camminare con le proprie gambe, fatte salve poche eccezioni, la nostra classe imprenditoriale
Dal blog di Walter Alotti - 01 agosto 2017 - 19:25

Potrebbe sembrare un controsenso, ma oggi, nonostante le notizie sulla nazionalizzazione dei cantieri francesi di Saint-Nazaire a discapito di una società italiana come Fincantieri, crediamo che per l’"affaire" Funivie Marileva Folgarida la soluzione "Compagnie des Alpes", in cordata con operatori locali, sarebbe quella di maggior respiro, auspicabile sia per le maestranze che per le finanze pubbliche, nonché per il rilancio di tutto il Trentino turistico occidentale.

 

Paghiamo, come affermiamo da tempo, l’estrema debolezza di una classe imprenditoriale locale pigra e indolente – in questo caso proprio quella dell’impiantistica funiviaria locale – che senza l’intervento periodico di “mamma provincia” (S.Martino Castrozza, Folgaria, Lavarone, Folgarida, Fiemme) mai si è emancipata o è stata in grado di camminare con le proprie gambe, fatte salve poche eccezioni. Manca poi una visione strategica dell’economia e del territorio che dovrebbe essere il cuore di quella "autonomia" che parrebbe proprio essere rimasta in piedi solo per le grandi risorse economiche e finanziarie di cui ha goduto.

 

Risorse che hanno in realtà addormentato gli operatori economici autentici facendo piuttosto la fortuna di concessionari, società e imprenditori rentier grazie a una politica spesso pasticciona e consenziente. Per non parlare degli strascichi della confusa gestione e della sempre rimandata razionalizzazione delle tante, troppe, partecipazioni provinciali prive di una regia che attesti la volontà politica di agire davvero per il bene comune. La Uil del Trentino, considerata l’indolenza degli imprenditori trentini e la loro incapacità individuale e associativa di mettere assieme cordate o creare “sistemi a filiera”, si augura che, al posto di opache società finanziarie “fantasma” o ulteriori rilevanti investimenti pubblici, si creino diverse condizioni senza vanesi nazionalismi o campanilismi demagogici e deleteri (ricordiamo la vicenda Alitalia?).

 

Riteniamo che operatori più idonei, anche esterni, magari in cordata con soci privati locali, ma con known how evoluto ed esperienze valide – come ad esempio i francesi della Compagnie des Alpes”- possano assumersi la responsabilità e l’onere di subentrare nella gestione della fallita FMF per il rilancio degli impianti e di tutto il sistema turistico del Trentino occidentale.

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