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Ala città di velluto, ma il Museo del Tessuto ancora non c’è

Anche quest’anno si è ripetuta la grande kermesse che vede coinvolta tutta la cittadina, con decine di figuranti, abbigliati nei sontuosi costumi settecenteschi di Chiara Defant. Purtroppo Palazzo Taddei è rimasto chiuso, in attesa finiscano i restauri e si inauguri il museo
Dal blog di William Belli - 08 luglio 2018 - 13:40

Anche quest’anno si è ripetuta la manifestazione Ala Città di Velluto, grande kermesse che vede coinvolta tutta la cittadina, con decine di figuranti, abbigliati nei sontuosi costumi settecenteschi di Chiara Defant, che invadono strade, corti e i raffinati palazzi delle nobili famiglie che fecero fortuna con la produzione dei celebri velluti, ammirati persino da Montesquieu, il quale nei suoi Voyages scrive che proprio ad Ala finalmente si era fatto un’idea chiara della fabbricazione del velluto.

 

Una manifestazione che unisce festa popolare, gastronomia, musica, arte, teatro e che contribuisce alla conoscenza di Ala, vero e proprio gioiello barocco ancora in buona parte intatto. I palazzi ricchi di affreschi, i giardini popolati di statue, le chiese con pale d’altare eseguite da valenti pittori veronesi, le strade selciate, le fontane, la medievale Villalta, il Museo del pianoforte, ricreano un’atmosfera unica.

 

Tra i monumenti d’arte più conosciuti, e ben illustrati da targhe poste su chiese e palazzi, ce sono di meno noti, sebbene affascinanti, a cominciare dal cimitero monumentale, con la Rotonda dei nobili e le artistiche lapidi degli Angelini, dei Gresta, dei Pizzini, il giardino, tra i più belli del Trentino, di palazzo Malfatti-Azzolini, con la serra, i laghetti, le uccelliere, i viali coperti da pergolati, la chiesa di S. Maria Assunta con la sacrestia impreziosita da magnifici armadi stemmati e il singolare museo allestito nella vecchia canonica, dove le statue gotiche si mescolano ai fiammanti apparati di velluto, all’antico orologio del campanile di S. Giovanni, assieme alla cuspide in metallo, dove il carpentiere che l’aveva riparata dai danni del fulmine, nel 1941, ha inciso la falce e il martello…

 

Purtroppo anche quest’anno non c’è stata l’apertura di Palazzo Taddei, con il singolare loggiato ornato di ghignanti mascheroni e le sale ricoperte di affreschi. Dal 2001, quando fu acquistato dal Comune di Ala, dovrebbe diventare la sede del Museo Provinciale dei tessuti e delle Arti tessili con il ricchissimo patrimonio di proprietà provinciale, come la collezione della tessitura Viesi, di Cles, una delle più raffinate dell’Impero austroungarico, o la raccolta di pizzi d’epoca comperata da un antiquario di Firenze anni fa, costata qualche decina di migliaia di euro, rari pezzi d’epoca che giacciono ancora nei depositi del Buonconsiglio, in attesa che a Palazzo Taddei finiscano i restauri e si inauguri il Museo del Tessuto.

 

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