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In via Madruzzo la Linea Rossa dei liberi pensieri. Un murales che è un'opera d'arte

Realizzata l'opera scelta tra le proposte grafiche di un concorso che ha coinvolto gli studenti del Vittoria e del Da Vinci con l'obiettivo di recuperare dal degrado e nobilitare il lungo muro. Il lavoro di Asja, (aiutata da compagni di classe e docenti) è essenziale, coraggioso e d'impatto. Un messaggio forte: "Who are you?", (chi sei?) che potrebbe trasformare il muro in un'inedita Agorà di risposte della città. Con un nostro appello ai writers: "Tenete tappate le bombolette"

Di Carmine Ragozzino - 17 maggio 2018 - 17:42

TRENTO. Appello - accorato e fiducioso - ai writers. Specie ai presunti. Ecco l’appello: adottate Via Madruzzo. Ma fatelo – per una volta – tenendo tappate le vostre bombolette. Dimostrate – cioè -  che l’arte di strada non è – non può e non deve essere – imbrattamento senza senso, senza passione e senza incompetenza. Insomma, lasciate in pace il muro.

 

Trasformatevi, semmai,  in custodi  amici dell’altrui fatica creativa. Evitate di ridurre – di nuovo - a colorato e confuso abecedario del nulla il bianco, rosso e messaggio forte che da qualche giorno ha trasformato il muro che fa confine tra una strada e una scuola in una stimolante opera d’arte.

 

Un’opera di arte giovane. Un’opera d’arte finalmente provocatoria e coraggiosa. Un lavoro che sfida ogni anagrafe con la semplicità di una domanda apparentemente semplice ma che semplice non è per nulla: Who are you?”. 

 

Il rinato muro di via Madruzzo è una gran bella scommessa. Se l’ego di qualche writer  troppo spesso debordante nella mancanza di rispetto e nell’assenza di tecnica sarà tenuto a freno, il risparmio grafico del muro ripulito e offerto al pennello degli studenti del liceo d’arte Vittoria sarà un piccolo ma significativo miracolo. Un miracolo di buon senso.

 

Il muro di cui si parla è la conclusione pratica di un percorso teorico. Un percorso collettivo. Insieme didattico e sociale. Il liceo Da Vinci, (lo scientifico), e il liceo Vittoria, (l’artistico), hanno dato il via parecchio tempo fa ad una sinergia inedita. L’obiettivo? Nobilitare un muro che per anni ha gridato vendetta al cielo del degrado. Nobilitarlo studiandone il contesto storico, urbanistico e culturale, (via Madruzzo è  la strada che avvicina il centro e il fiume). Nobilitare il muro immaginandolo come un’immensa tavolozza su cui esprimere idee culturali e capacità artistiche.

Il progetto “Lunghi un muro” ha così impegnato tanto gli studenti del Da Vinci quanto quelli del Vittoria nel proporre – in partecipato concorso – come far rinascere un muro anonimo per renderlo protagonista di un dialogo con la città. Di proposte ne sono state partorite tante. E tanto diverse tra loro. Tanto figurativo, tanti riferimenti didascalici ai monumenti di Trento, tanti rimandi al fiume, qualche volo pindarico tra grafica e cartoon, eccetera. Un bel vedere.

 

Tutto serio, tutto interessante, tutto elaborato liberando ed affinando le conoscenze scolastiche e le aspirazioni artistiche in alcuni casi acerbe e in altri già abbastanza mature. Ha vinto però – e si può essere felici - l’atipico, l’imprevedibile, l’irrituale.

 

Ha vinto l’idea di Asja Pedrolli che si chiama “La Linea  Rossa”. Ha vinto un’intuizione. “La linea rossa” – infatti è un punto di partenza. Materializza una piccola-grande  speranza di partecipazione di coinvolgimento affidandosi all’essenzialità di un tratto, (la linea rossa è una prospettiva tutt’altro che solo geometrica), alla forza di due volti appena accennati e soprattutto a quel “Chi sei? Chi siamo?” al quale ognuno – volendo – può dare una sua propria risposta.

 

 “Chi sei? Chi siamo?” per età, ambizioni, sogni  e frustrazioni. “Chi sei? Chi siamo?" Dentro questa città, le sue virtù e le sue contraddizioni. “Chi sei? Chi siamo?” in un presente in salita ed in un futuro del quale non si riesce neppure ad immaginare un traguardo. “Chi sei, chi siamo” nella leggerezza o nella pesantezza del quotidiano. “Chi sei? Chi siamo?” nel cercare un rapporto, un commento, uno spunto, una riflessione in un tempo in cui ci si nega il tempo per dare dignità al pensiero e confrontarlo con altri pensieri.

 

Tutto questo, quello che Asja ha forse solo approssimato nell’ideare la sua Linea  Rossa, adesso è una scommessa che è tutto meno che estetica lungo un muro, in via Madruzzo. L’impatto è forte. L’impatto è bello. L’impatto nasce da un lavoro comune – (le due scuole) – che lo rende ancora più importante. L’impatto è la semplicità estrema della realizzazione e, insieme, la pignoleria con la quale i ragazzi del Vittoria, (e i colleghi del Da Vinci), l’hanno creata attrezzando e animando il “cantiere artistico” sotto la pioggia dei giorni scorsi.

 

C’era ovviamente Asja. C’erano i suoi compagni di quinta del Vittoria. C’erano i loro docenti Orsingher e Mariotti. Insegnanti che come molti altri al Vittoria quando portano fuori dalla scuola le abilità dei loro studenti si mettono al “loro servizio” tra cantinelle, chiodi, corde, griglie e olio di gomito: un virtuoso e invidiabile annullamento di ruoli. C’era il professor Conte, che per il Da Vinci ha coordinato con trasporto (assieme alla professoressa Zeni del Vittoria) il progetto “Lunghi un muro”. Insomma è fatta. Anzi no. Il bello inizia adesso.

 

 “La linea rossa”, quella domanda “aperta”, quegli schizzi di ragazzo e ragazza, sono elementi sui quali sarebbe davvero utile investire. Altrimenti che “partenza” è? La “Linea rossa” ha la potenzialità per far diventare un muro tornato bianco un’Agorà di pensieri multicolor. Un muro “parlante”, dunque. Si potrebbe inventare – studenti, insegnanti, fatevi avanti – qualcosa che stimoli, renda esplicite e pubblicizzi le risposte a quel “Chi sei, chi siamo?”.

Post it, proiezioni, una galleria a cielo aperto, happening, letture, momenti di scambio e di confronto. C’è solo da provarci. C’è solo da crederci. C’è solo da affidarsi e, soprattutto, fidarsi dei giovani chiamandoli a “gestire” con creatività  quel muro ora che quel muro non è più l’esempio di un confuso anonimato grafico. L’arte – anche l’arte della “Linea Rossa” – è vita quando provoca azione.

 

L’arte, infine, non dovrebbe sacrificarsi dentro i confini. Ecco perché fatto trenta in via Madruzzo sarebbe giusto fare trentuno a Trento Nord. Il professor Orsingher vorrebbe replicare la “Linea Rossa” anche nella sede del Vittoria, in via Zambra. Un richiamo artistico? Sì, ma anche un richiamo culturale e sociale.  Un collegamento "fisico" tra due scuole distanti.

 

 Al quel “chi sei, chi siamo” si può già pronosticare una prima e corale risposta degli studenti del Vittoria. “Siamo dimenticati da una Provincia che ci ha solennemente promesso una sede degna per il 2018 e che se ci sarà non ci sarà prima del 2023. Dopo 30 anni di attesa vana”. Sono studenti, giovani, sono sempre di più nonostante i guai logistici, (vorrà pur dire qualcosa) e hanno buona memoria. Ricorderanno – ad esempio – le frottole di un presidente di Provincia che di cognome fa Rossi. Ma che spacciando promesse per certezze non arrossisce.

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