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Salvini chiude i porti e fa il duro con Malta usando donne, uomini e bambini. E alla fine chi festeggia sono i trafficanti

Malta è uno Stato grande come un quarto di Roma che ha un rapporto di 18,3 rifugiati ogni 1.000 abitanti mentre l'Italia ne ha 2,4 eppure chiediamo solidarietà. Il professor Di Nicola: "Non entro in questioni politiche ma chiudere i porti vuol dire prezzi più alti per i trafficanti"

Di Giuseppe Fin e Luca Pianesi - 11 giugno 2018 - 20:09

TRENTO. “Con la chiusura incondizionata dei porti rischiamo di fare il gioco dei trafficanti di uomini favorendo il loro business. Loro sono flessibili e veloci un nostro irrigidimento permette loro solo di farsi pagare di più”. A parlare è Andrea Di Nicola professore dell'Università di Trento, coordinatore del gruppo eCrime ma sopratutto grande conoscitore delle dinamiche che governano il flusso di migranti che dall'Africa si riversano sulle coste mediterranee.

 

Autore del libro, assieme a Giampaolo Musumeci, “Confessioni di un trafficante di uomini”, Di Nicola non vuole entrare nelle polemiche politiche che stanno riguardando l'Italia nelle ultime 24 ore, da quando domenica sera il ministro dell’Interno  Matteo Salvini ha deciso di “mostrare i muscoli” all'Europa, ma soprattutto alla piccola Malta, annunciando che non consentirà lo sbarco nei porti italiani della nave Aquarius, gestita dalla ong Sos Mediterranée, in arrivo dalla Libia con 629 migranti a bordo, tra cui molti minorenni.

 

L'operazione, interamente gestita dalla Marina Italiana che ha fisicamente caricato molti profughi sulla nave dell'Ong, ha visto bloccare d'imperio il suo percorso. Nessun ordine da autorità militari o altro solo la decisione improvvisa del ministro dell'Interno data televisione. Per Salvini Malta doveva accogliere queste 629 persone e fare come dovrebbe fare tutta l'Europa, condividere il peso di questo fenomeni migratori. Malta, in realtà, è uno Stato che complessivamente è grande come un quarto di Roma (Malta ha un'area di poco più di 300 chilometri quadri mentre Roma supera i 1.200 chilometri quadri) e ha un rapporto popolazione/rifugiati di 18,3 migranti ogni 1.000 abitanti contro i 2,4 migranti ogni 1.000 abitanti italiani. Quindi meglio non chiedere con troppa insistenza di condividere il problema perché vorrebbe aumentare la nostra quota di almeno 4 volte (per trovare un punto d'incontro a metà). Come meglio non dirlo alla Svezia che ne ha 23,4 ogni 1.000 abitanti o alla Norvegia che ne ha 11,4 o alla Germania (8,1) la Francia (4,6) (Fonte Unhcr).

 

Alla fine c'ha pensato il governo spagnolo ha risolvere la situazione offrendosi di accogliere la nave e i migranti nel suo porto di Valencia, che però dista più di 1.500 chilometri facendo, comunque, una grande figura a livello internazionale e mostrando la pochezza di un Paese, il nostro, senza scrupoli, capace di giocare a braccio di ferro con gli altri Stati usando la vita di poveri disperati. Nel corso di una conferenza stampa il ministro dell'Interno, Salvini, ha ribadito la scelta fatta e comunicato poi l'intenzione di proseguire il lavoro con la Libia per bloccare le partenze. Questo quello che è successo fino ad ora ma la questione dei migranti è molto complicata e non riguarda solamente la chiusura dei porti.

 

“Io non faccio considerazioni politiche – ci spiega Di Nicola – ma i fatti ci dicono che sono aumentati negli ultimi anni in modo esponenziale i richiedenti asilo, quelli che ne hanno diritto, migranti non economici che scappano dalla guerra, da ogni genere di conflitto politico e sociale. Purtroppo anche questi migranti come quelli economici stanno usando di più i servizi offerti dei trafficanti di uomini e questi non si fermano davanti a nulla”.

 

Se da un lato sembra che quello della Libia sia al momento il corridoio privilegiato per ragioni geopolitiche, dall'altro non è il solo. “I trafficanti di uomini – spiega - sono in tutti gli stati dell'Africa del nord, sono ovunque, e quindi ogni irrigidimento che possiamo fare non ferma queste persone che trovano altre vie, ma li rende più capaci, li fa aumentare i prezzi, i rischi e fanno anche vedere di meno il fenomeno rendendolo più sommerso e comunque esiste”.

 

L'autore del libro “Confessioni di un trafficante di uomini” non nasconde il fatto che l'Italia sia rimasta comunque sola ad affrontare gli sbarchi. “E' vero che il nostro Paese è stato lasciato solo – spiega – ad affrontare questo problema che è mondiale e soprattutto europeo. Decisioni che possono impattare su questo tipo di traffico devono essere condivise, organizzate e coordinate tra i Paesi con l'Europa per avere la chance di funzionare”.

 

E' la strada che porta all'Europa, insomma, quella da seguire per avere regole coordinate e condivise per affrontare assieme il problema degli sbarchi. “Queste persone sono come un fiume in piena – spiega il ricercatore – e se si mette una barriera, il fiume scava un nuovo greto e soprattutto non si va alla sua fonte. Per questo il problema è molto più complicato della chiusura o apertura incondizionate dei porti che in entrambi i casi fanno il business dei trafficanti”.

 

Ecco allora che occorre partire da alcuni punti chiari: “Serve capire bene il problema e che non si tratta solo della Libia. Dobbiamo conoscerne le cause e soprattutto fare il possibile per farlo capire anche all'Europa. Il problema deve essere condiviso a partire, per esempio, da una modifica comune delle regole del Trattato di Dublino e dalle politiche migratorie”.

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