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Spunta un documento riservato: ''Il Nucleo elicotteri ha tentato di nascondere le conseguenze dell'incidente sul monte Nambino''

Dopo i documenti pubblicati da ilDolomiti.it, dopo l'audio di Mellarini che negava il coinvolgimento degli incidenti nella decisione di riorganizzare i vertici del Nucleo, un documento rivela minuto per minuto le operazioni di soccorso dell'elicottero precipitato. Ecco tutti i dettagli

Di Donatello Baldo - 13 febbraio 2018 - 13:00

TRENTO. "Nella fase successiva all'incidente del I-TNCC il personale del Nucleo elicotteri ha inspiegabilmente omesso le dovute comunicazioni alla Centrale 115 e alla Torre di Controllo dell'Aeroporto, promuovendo azioni e comportamenti autonomi che danno evidenza, almeno all'inizio, ad un tentativo di nascondere o limitare le conseguenze dell'evento".

 

Queste parole sono scritte nero su bianco dall'ispettore dei vigili del fuoco Mario Borzaga, incaricato di stendere le annotazioni sull'incidente che il 4 marzo del 2017 ha coinvolto uno degli elicotteri della flotta trentina sul monte Nambino. 

 

Il documento, diffuso dal consigliere Claudio Cia, è la cronaca minuto per minuto delle comunicazioni e delle operazioni di salvataggio messe in atto dalla macchina dei soccorsi nel giorno terribile dello schianto dell'AW139 I-TNCC.

 

Si apprende che alle 12.44 l'elicottero, di ritorno da un soccorso a Baselga di Pinè, atterra al Santa Chiara. Da lì decolla per il monte Nambino, allertato per un nuovo soccorso. Prima però passa all'aeroporto Caproni per il rifornimento, imbarca l'unità cinofila e imbarca anche un operaio del Nucleo, Fulgido Ferrari

 

Di quest'ultimo però, durante tutta la giornata, non si aveva notizia che facesse parte dell'equipaggio e nessuno ha comunicato ai soccorritori la sua presenza. "E' oltremodo evidente - scrive infatti l'ispettore Borzaga - la necessità di definire le condizioni della presenza di Ferrari sull'elicottero I-TNCC intervenuto per la valanga sul monte Nambino".

 

"Per tutto il pomeriggio, nelle fasi successive all'incidente - si legge sul documento - si è fatto riferimento alla presenza del pilota Andrea Giacomoni e all'equipaggio di cinque persone, composto dal tecnico di volo Gueresi. dal medico Zuccato, dall'infermiera Faccinelli, da Marsiletti del Soccorso Alpino e da Barbolini dell'Unità cinofila". 

 

Nessuno aveva comunicato la presenza di Ferrari, e nessuno l'avrebbe cercato nel caso l'incidente. Alle 17.08, a due ore dall'incidente avvenuto alle 13.18, la centrale 115 riferisce alla Stazione di Madonna di Campiglio i nominativi delle persone a bordo, senza però nominare Fulgido Ferrari.

 

Nel documento il funzionario scrive una nota tra parentesi: "Non viene comunicato il nominativo di Ferrari  perché la sua presenza a bordo non è nota alla Centrale 115 e alla Centrale 118 fino a notizie di stampa apprese dai notiziari della sera".

 

Un appunto è poi riservato all'uso dell'elicottero I-TNLD impiegato subito dopo l'incidente per un tentativo di sorvolo della zona del monte Nambino. Nel documento si legge che questo mezzo era atteso per l'imbarco della squadra SAF, utilizzata per il soccorso in caso di valanga. Ma alle 13.32 il pilota del I-TNLD comunica al 115 che la squadra non serve.

 

"Decolla senza comunicare la destinazione", si legge nell'annotazione firmata dal funzionario Borzaga. L'elicottero "atterrerà in località Lon di Vezzano in prossimità dell'abitazione di Bruno Avi", il Flight operations manager, per caricarlo a bordo.

 

Se da un lato è auspicabile che il responsabile tecnico del Nucleo raggiunga immediatamente il luogo dell'incidente, il funzionario dei vigili del fuoco evidenzia comunque alcune criticità: "Di fronte a un incidente aereo, con persone coinvolte in ambiente ostile ed apparecchi in condizioni di potenziale pericolo, non si spiega la scelta di utilizzare l'elicottero I-TNLD, unico mezzo disponibile, per effettuare un precipitoso tentativo di sopralluogo". 

 

Pilota e tecnico, si apprende dal documento, sono saliti a bordo dell' I-TNLD in abiti civili, senza la tuta di volo: ecco perché il funzionario parla di "personale privo di qualsiasi strumento di soccorso, finanche degli essenziali DPI (dispositivi di protezione individuale)  per effettuare uno scenario tanto complesso". 

 

"Il rispetto della più elementare procedura di soccorso doveva necessariamente portare sul posto personale correttamente equipaggiato, con specifiche dotazioni per affrontare un ambiente ostile ed intervenire su un apparecchio gravemente incidentato in condizioni di potenziale pericolo". 

 

Dalla nota di sevizio si può notare che tra i nove e i dieci minuti dopo l'incidente vengono informati il comandante dei vigili del fuoco Ivo Erler e il dirigente generale del Dipartimento di Protezione civile Stefano De Vigili.

 

Alle 13.41, venti minuti dopo l'incidente, "il personale della Torre di Controllo riferisce di non sapere nulla di quanto in atto". Alle 14.00 la Centrale 115 informa l'Agenzia nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) che riferisce "di aver appena appreso la prima notizia". Due minuti dopo viene informato anche l'Enac, l'Ente nazionale aviazione civile. 

 

Claudio Cia, che una conferenza stampa ha illustrato i contenuti di questo documento riservato, precisa che "il problema non sono i piloti, i pompieri o i sanitari a cui va tutta la mia stima". Cia punta il dito contro i vertici: "Il problema è nella gestione e nell'organizzazione - osserva - e la responsabilità ricade sui dirigenti e sulla politica".

 

Lui non fa i nomi, la par condicio lo obbliga a rimanere sul vago, ma si riferisce all'assessore Tiziano Mellarini e all'accauntable manager del Nucleo Ivo Erler, oltre che a Bruno Avi che al tempo, prima della riorganizzazione interna, ricopriva la carica di Fly operation manager

 

"Non volevo uscire subito con questo documento - ammette il consigliere - ma a seguito della divulgazione del carteggio tra Enac e la Provincia fatta da ilDolomiti.it ho ritenuto urgente dare questa comunicazione e dare conoscenza delle informazioni in mio possesso". +

 

Informazione che secondo il consigliere sono a tutt'oggi ignorate sia dalla Procura della Repubblica che dallo stesso Enac. "Se così fosse - spiega - saremo noi a inviarle a chi di dovere perché sia fatta luce su quanto è veramente avvenuto". 

 

Per Cia, "questa è la dimostrazione che la Provincia ha fatto di tutto per nascondere quanto è accaduto e le responsabilità sono molte: è notizia di oggi (pubblicata da ilDolomiti.it) che l'assessore competente negava che la riorganizzazione ai vertici fosse dovuta agli incidenti occorsi al Nucleo nel 2017". 

 

"Se la politica ignorava tutto questo - spiega Claudio Cia - significa che la politica non è in grado di controllare quello che succede. Se invece sapeva ma ha preferito tacere la cosa è ancora più preoccupante". 

 

Ecco il documento:

 

 

 

 

 

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