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Caso Itas. "Sto godendo io per te, figurati tu!": ecco i 4 sms dell'investigatore all'ex direttore Grassi. Mega attico: sarebbero stati allontanati i dipendenti che facevano domande

Si allarga l'inchiesta ed emergono nuovi dettagli. Per il Gip l'estorsione ai danni del presidente sarebbe stata evidente diversamente sarebbe "inspiegabile, la condotta omissiva delle proprie funzioni, anche di controllo, di Di Benedetto" nei confronti di Grassi. Le planimetrie dell'immobile di Piazza Silvio Pellico al centro di una delle truffe ipotizzate 

L'edificio di proprietà di Itas Patrimionio in Piazza Silvio Pellico in 3D. Nel blocco a destra, dove ci sono le 13 finestre a tetto si trova l'attico dell'inchiesta
Di Luca Pianesi - 16 aprile 2017 - 06:47

TRENTO. "Lascialo arrivare al Cda. Sai che gusto per te?", "Ora saprai come riprenderti le tue rivincite", "Sto godendo io per te, figurati tu!". Sarebbero questi i messaggini inviati via WhatsApp al direttore di Itas, (oggi ex direttore) Ermanno Grassi, dall'investigatore privato da lui incaricato di pedinare il presidente Itas Giovanni Di Benedetto. Grassi, secondo l'accusa, lo aveva messo sulle sue tracce per raccogliere informazioni personali sul suo presidente per poi poterle usare a scopo estorsivo proprio a danno del numero uno dell'azienda. Una serie di messaggini che sarebbero stati inviati a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro e tutti successivi al primo, "ormai sono fritti", e precedenti alla riunione del Cda (avvenuta il giorno dopo il 21 marzo) durante la quale, sempre secondo l'accusa, si sarebbe stabilita "la liquidazione di 392 mila euro a titolo di componente variabile riferita al 2015, al direttore generale" e ad altri dirigenti.

 

Emergono sempre più dettagli dall'indagine (che ha fatto scattare la misura interdittiva per l'ex direttore di Itas dall'esercitare incarichi direttivi disposta dal gip La Ganga e chiesta dai pm Russo e Gallina) sul "caso Itas". In particolare quello descritto sarebbe un passaggio chiave, per gli inquirenti, che mostrerebbe come un'estorsione ci sarebbe stata ai danni del presidente Di Benedetto (il quale ha categoricamente negato di aver subito ricatti) specificando che Grassi "con violenza o minaccia costituita dai comportamenti descritti" "costringeva il presidente del consiglio di amministrazione della Itas mutua spa a non avanzare richieste di danni della società o presentare querela" per quelle truffe che, per l'accusa, avrebbe compiuto lo stesso direttore generale e che vi abbiamo già raccontato negli scorsi giorni. 

 

E, ancora, secondo quanto ricostruito dal Gip "le espressioni di giubilo dell'investigatore" (che, questo lo ipotizziamo noi, se le accuse di estorsione per Grassi fossero confermate dovrebbe rispondere quanto meno di concorso visto che dai messaggi sembrava pienamente consapevole dello scopo "estorsivo" delle sue indagini)  sommate "al richiamo all'utilizzo nel consiglio di amministrazione del giorno successivo dei risultati conseguiti, trovano riscontro nell'esito del consiglio in cui sarà stabilito un premio economico determinato da Di Benedetto a favore del Grassi". "Del resto - prosegue l'accusa - le indagini hanno oggettivamente cristallizzato una evidente e volontaria, peraltro diversamente inspiegabile, condotta omissiva delle proprie funzioni, anche di controllo, da parte proprio del presidente di Itas Giovanni Di Benedetto nei confronti del Grassi". 

 

E, come riportato anche dagli altri giornali negli scorsi giorni, ci sarebbe stata anche una richiesta specifica del presidente Di Benedetto ai carabinieri del Ros (il 20 ottobre 2016) di "eseguire un'azione di bonifica nel suo ufficio" perché il numero uno di Itas avrebbe temuto che lo stesso Grassi potesse aver posizionato delle microspie all'interno del suo ufficio. Avrebbe, parrebbe, sarebbe. Il condizionale in questa fase è d'obbligo perché si parla ancora di contestazioni da provare e che le parti in causa respingono senza sé e senza ma.  

 

Il condizionale, invece lo possiamo togliere, se parliamo dell'atto preliminare di compravendita datato 28 aprile 2015, per il mega attico di Piazza Silvio Pellico. Un documento scoperto da il Dolomiti che mostra come l'appartamento, che sarebbe al centro di una delle ipotizzate truffe di Grassi alla sua azienda, sarebbe stato venduto (con contratto da perfezionare entro il 2025) allo stesso Grassi dalla sua azienda. Secondo l'accusa Grassi avrebbe fatto ristrutturare a spese di Itas l'appartamento (135 mila euro di impianti di domotica e 535 mila euro di beni e arredi) facendo figurare la cosa come spese per una nuova sede della società. Il tutto a cavallo di giugno 2014 ("nei mesi immediatamente precedenti e immediatamente successivi"). L'atto preliminare di compravendita, arrivato qualche mese dopo, ha come “parte promittente venditrice” Giovanni Di Benedetto e come “parte promissaria acquirente” Ermanno Grassi. Insomma il presidente e il direttore, un anno dopo i supposti lavori di restauro, si erano seduti a un tavolo con tanto di notaio, per stipulare il preliminare di compravendita dopo l'ok dato da "delibera del consiglio d'amministrazione di data 18 marzo 2015". E nello stesso contratto si sottolinea che a Grassi passerà oltre all'immobile, "l'arredo, ben noto alla Parte promissaria acquirente (Grassi stesso)" e si specifica anche che "alla data del rogito i dati e le planimetrie catastali dovranno essere conformi allo stato di fatto dell'immobile a cura e spese della Parte promittente venditrice  la quale consegnerà alla Parte promissaria acquirente, le certificazioni di conformità degli impianti".

 

Va sottolineato che quell'appartamento si trova in un complesso tutto di Itas Patrimonio. Un edificio di 2.425 metri quadri da molto tempo di proprietà della compagnia assicurativa, e da sempre usato per ospitare dipendenti e ospiti dell'azienda. Vi sono poi uffici ad ogni piano ed altri affittuari. Una struttura a suo modo storica per Itas dove, per intenderci, abita anche uno dei tre direttori generali (gli altri due erano stati Ettore Lombardo e Fabrizio Lorenz) che ha conosciuto lo storico e rimpianto presidente di Itas, Edo Benedetti. Si tratta di Aldo Matassoni. Quel che è certo è che dell'enorme blocco di palazzo (i quasi 2.500 metti quadri) tutto di Itas Partimonio l'unica porzione che sarebbe diventata di proprieta' un privato sarebbero stati quegli oltre 450 metri quadri da vedere a Ermanno Grassi.

 

La planimetria del primo piano dell'attico. In alto a sinistra la Spa e in mezzo la zona giorno

 

La planimetria del secondo piano dell'attico

 

Attico che sarebbe al centro di un'altra "condotta minatoria", così viene definita dal gip, di Grassi, questa volta a danno di altri funzionari di Itas. Secondo l'accusa, venute a galla delle irregolarità nella gestione della rendicontazione degli arredi, a un funzionario Grassi avrebbe chiesto di "fargli i nomi di chi stava facendo trapelare notizie sull'appartamento di Piazza Silvio Pellico" altrimenti "ne avrebbe fatto le spese" in prima persona. Risultato: sarebbero stati rimossi sia il funzionario che un altro dipendente. 

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