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Condanna definitiva per il possesso di due piante di marijuana, ma la usava contro il dolore. Un uomo di 63 anni malato cronico rischia il carcere

E' intollerante agli altri farmaci analgesici, oggi lo stesso principio attivo gli viene prescritto dal medico. Scattato l'ordine di carcerazione, l'avvocato Valcanover valuta la richiesta di grazia al Capo dello Stato

Di Donatello Baldo - 31 maggio 2017 - 09:18

TRENTO. Il ricorso in Cassazione è stato rigettato. L'uomo di 63 anni che a Trento era stato trovato in possesso di due piante di marijuana che coltivava per uso personale, per lenire i dolori atroci della sua malattia, è stato giudicato colpevole in via definitiva.

 

Anche se oggi, per curare gli stessi dolori, può accedere ai farmaci contenenti lo stesso principio attivo che prima era costretto a ricercare nelle inflorescenze della sostanza proibita. L'uomo è infatti intollerante a tutti gli altri farmaci oppiacei usati con finalità analgesiche, motivo per cui il medico gli prescrive - ora che è legale - la cannabis terapeutica. 

 

Nessuna prova di spaccio, nessun coinvolgimento di terzi: coltivava le sue piantine e fumava la marijuana non per 'sballare', non per passare la serata con gli amici e ridere un po'. Fumava per poter tirare il fiato, per poter dormire qualche ora senza dover soffrire, per rilassare i muscoli doloranti, per distendere i nervi infuocati dal dolore. 

 

Il primo grado era stato assolto: "Gli effetti dell'assunzione avevano natura e finalità terapeutica e non stupefacente in senso proprio", aveva detto il giudice. Ma l'appello ribaltò la sentenza: "Colpevole". Ora la Cassazione, a cui si era rivolto per avere giustizia, ha messo la parola fine, rigettando il ricorso e confermando, di fatto, la sentenza di secondo grado.

 

"Abbiamo avuto notizie del rigetto del ricorso perché è stato notificato l’ordine di carcerazione", spiega l'avvocato Fabio Valcanover, che ora cerca disperatamente una soluzione alternativa alla detenzione: "Ma cosa si potrà fare per trovare un'attività sostitutiva la carcere per un invalido al 100%, affetto da HIV, da epatite cronica? Dio solo lo sa".

 

"Vedremo - dice Valcanover - la Cassazione non ha avuto il coraggio ( che ci vuole a volte ) di una pronunzia che riconoscesse la supremazia del diritto alla salute su norme oscurantiste e proibizioniste. Coraggio ed equilibrio che aveva avuto il primo giudice", coraggio ed equilibrio che né in Appello né in Cassazione i giudici hanno avuto.

 

L'avvocato, prima di affrontare l'ultimo giudizio, aveva annunciato, in caso di rigetto del ricorso e di condanna definitiva, il ricorso al Presidente della Repubblica. "Chiederemo un provvedimento di grazia al Capo dello Stato - afferma Valcanover - ma prima attendiamo le motivazioni della sentenza, cerchiamo di risolvere il problema dell'ordine di carcerazione, poi considereremo l'opportunità".

 

 

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