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Itas Mutua: "Mai rimasti inermi, siamo parte lesa e il presidente non ha subito nessun ricatto. Nel suo ufficio trovato un trasmettitore ma non abbiamo fatto denuncia perché non funzionava"

Lettera della società per spiegare quanto successo e qual è stata la posizione presa dal Gruppo sulla vicenda, ricostruendo tutto cronologicamente. "Il collegamento che viene ipotizzato tra il presunto ricatto messo in atto da Ermanno Grassi e le decisioni del Cda del 21.03.2016 di avere attribuito ad Ermanno Grassi un bonus è falso"

Di Luca Pianesi - 19 aprile 2017 - 19:51

TRENTO. Mai rimasti inermi, mai assunto una condotta omissiva nei confronti della vicenda, mai saputo delle ipotizzate attività di "spionaggio" messe in atto da Ermanno Grassi ai danni del presidente di Itas Di Benedetto che non è mai stato oggetto di nessun ricatto o estorsione. E' questo il contenuto, che riporteremo in forma integrale a corredo del pezzo, di una lunga e dettagliata lettera inviata da Itas Mutua. Una difesa su tutta la linea che ribadisce, al primo punto, che "la società si è prontamente costituita fin dall'ottobre 2016 parte lesa" e che tutte "le azioni disciplinati di Itas sono state comunicate ai magistrati e all'autorità di vigilanza".

 

Dopo la richiesta di "pulizia" arrivata ieri dalle rappresentanze sindacali dei dipendenti di Itas, "interpretando le dichiarazioni raccolte tra i lavoratori",  e la richiesta "di individuare una Governance per un periodo di “transizione”, nell’intento di traghettare la Società con senso di responsabilità, nella ricerca e nel raggiungimento del bene comune" arriva oggi una netta presa di posizione ufficiale della società con tanto di ricostruzione dettagliata degli eventi che avrebbero riguardato la "vicenda Grassi". Leggendo la ricostruzione salta all'occhio che "il Presidente ha appreso delle attività di 'spionaggio' messe in atto dal Ermanno Grassi solo leggendo l’ordinanza del G.I.P. di aprile 2017 ed attivato immediatamente una serie di controlli a tutela della società, dei soci e degli assicurati come sotto indicato. Si è trattato di un 'progetto' estorsivo non ancora messo in atto. Solo a seguito di sospetti - prosegue Itas - il Presidente di Itas aveva incaricato una ditta specializzata di effettuare una bonifica nel proprio ufficio durante la quale è stato rinvenuto un trasmettitore disattivato che consentiva all’intercettante di mettersi in ascolto. Il Comandante dei Ros che conduceva le indagini, è stato messo immediatamente al corrente dell’iniziativa. Itas non ha presentato denunce in merito sia perché il trasmettitore non era più funzionante, sia perché in allora non vi era alcuna certezza sulla identità dell’autore del fatto".

 

Eppure sarebbe lo stesso Gip, nel ricostruire l'ipotetico "quadro ricattatorio" che avrebbe subito il presidentea specificare nella sua ordinanza che sarebbe stato lo stesso presidente Di Benedetto a chiede al Comandante dei Ros il 20 ottobre 2016 di eseguire un'azione di bonifica da svolgere all'interno del suo ufficio "nel timore che Grassi Ermanno potesse aver fatto collocare delle microspie all'interno del suo ufficio". E la data presentata dal Gip tornerebbe anche con la ricostruzione fatta da Itas qui sotto quando specifica che "il 19 ottobre 2016 (il giorno prima dell'ipotizzata richiesta di bonifica) Itas Mutua è venuta a conoscenza, a seguito di una richiesta di esibizione di documenti formulata dalla magistratura inquirente, delle indagini sui rapporti fra Itas e vari fornitori in merito ai costi di ristrutturazione dell’appartamento in uso al dott. Ermanno Grassi (contestualmente destinatario di una informazione di garanzia)".

 

 

QUI DI SEGUITO IL COMUNICATO CHE PER CORRETTEZZA PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE:

 

In relazione al susseguirsi di notizie in merito al provvedimento di interdizione del Direttore Generale dott. Ermanno Grassi, ITAS MUTUA ribadisce innanzitutto che la società si è prontamente costituita fin dall’ottobre 2016 parte lesa e che non è mai rimasta inerme né ha mai assunto una condotta omissiva nei confronti della vicenda. Al contrario, ha attivato da tempo le contestazioni degli addebiti, i controlli interni e tutti provvedimenti i che il caso, ancora nella fase embrionale, richiedeva ai sensi della normativa vigente. Tutte le azioni disciplinari di ITAS sono state comunicate ai magistrati e all’autorità di vigilanza in base alle intese concordate con la stessa.

 

Pertanto ogni diversa illazione riportata è destituita di ogni veridicità. ITAS ritiene quindi opportune e indilazionabili alcune precisazioni a tutela della onorabilità della società e del suo Presidente.

 

La Società dichiara che il Presidente non è mai stato oggetto di ricatto e/o estorsione. Il Presidente ha appreso delle attività di “spionaggio” messe in atto dal Ermanno Grassi solo leggendo l’ordinanza del G.I.P. di aprile 2017 ed attivato immediatamente una serie di controlli a tutela della società, dei soci e degli assicurati come sotto indicato. Si è trattato di un “progetto” estorsivo non ancora messo in atto.

Solo a seguito di sospetti, il Presidente di ITAS aveva incaricato una ditta specializzata di effettuare una bonifica nel proprio ufficio durante la quale è stato rinvenuto un trasmettitore disattivato che consentiva all’intercettante di mettersi in ascolto. Il Comandante dei ROS che conduceva le indagini, è stato messo immediatamente al corrente dell’iniziativa.

ITAS non ha presentato denunce in merito sia perché il trasmettitore non era più funzionante, sia perché in allora non vi era alcuna certezza sulla identità dell’autore del fatto.

 

Il collegamento che viene ipotizzato tra il presunto ricatto messo in atto da Ermanno Grassi e le decisioni del CDA del 21.03.2016 di avere attribuito ad Ermanno Grassi un bonus è falso e lontano dalla realtà: durante il consiglio di amministrazione indicato infatti, come avviene tutti gli anni, il CDA ha stabilito l’ammontare complessivo da accantonare per l’anno successivo per la retribuzione variabile di tutto il management (non solo ad Ermanno Grassi). È infatti prassi dell’azienda legare una parte della retribuzione dei profili dirigenziali al raggiungimento di obiettivi prefissati.

Il dott. Grassi non ha mai esercitato alcuna pressione o ricatto per ottenere più di quanto gli spettasse, né mai il Presidente e il CDA avrebbero permesso un simile atteggiamento intimidatorio.

 

 

Viene quindi presentata di seguito una ricostruzione temporale e fattuale degli eventi.

 

Solo il 19.10.2016 ITAS MUTUA è venuta a conoscenza, a seguito di una richiesta di esibizione di documenti formulata dalla magistratura inquirente, delle indagini sui rapporti fra ITAS e vari fornitori in merito ai costi di ristrutturazione dell’appartamento in uso al dott. Ermanno Grassi (contestualmente destinatario di una informazione di garanzia).

La Società ha attivato da subito provvedimenti puntuali ed immediati. Nello specifico:

ha richiesto con urgenza al Direttore Generale una relazione sui fatti contestati dalla magistratura;

ha relazionato il Comitato Esecutivo sulle informazioni nel frattempo trasmesse all’autorità di vigilanza, proponendo di disporre un audit interno;

ha incaricato i propri legali di fiducia di costituirsi formalmente parte lesa nel procedimento penale.

La condotta e le iniziative del Presidente sono sempre state condivise con gli organi statutari e con quelli di vigilanza, in accordo anche con il collegio dei legali (che hanno tenuto costanti contatti con il Pubblico Ministero assegnatario dell’indagine).

 

Il 10.11.2016, il dott. Grassi si è autosospeso da qualsiasi operazione di spesa sulla base delle procure conferitegli “(…) allo scopo di tutelare non solo gli interessi della compagnia (…)” ma anche i suoi personali. Nei giorni immediatamente successivi, esattamente il 14.11.2016, ha presentato la relazione richiestagli dalla Società, difendendo la legittimità del proprio operato.

 

Il 18.11.2016 l’audit aziendale ha presentato la propria relazione dalla quale non sono emerse segnalazioni di condotte improprie da parte del direttore generale.

 

Il 23.11.2016 il CDA – approvando l’operato del Presidente – ha condiviso la delibera del Comitato Esecutivo dando mandato al Presidente di adottare i provvedimenti più opportuni e di verificare lo stato del rapporto fiduciario con il direttore generale: sia la delibera che l’autosospensione del dott. Grassi sono state comunicate alla magistratura inquirente.

Si specifica che all’epoca la conclusione dell’indagine era ritenuta imminente. Inoltre, l’informazione di garanzia non era di per sé indicativa di un quadro di indizi grave, né implicava necessariamente il rinvio a giudizio. Di conseguenza, nonostante l’autosospensione del dott. Grassi, non vennero proposte al CDA decisioni drastiche per un elementare principio di diritto, anche in attesa degli esiti di un’indagine indipendente affidata dicembre 2016 alla società EY S.p.A. (del gruppo ERNST & YOUNG) con l’incarico di effettuare una ricostruzione delle operazioni e di individuare eventuali transazioni anomale e le relative responsabilità.

 

La relazione di EY S.p.A., data la complessità dell’indagine, è pervenuta l’11.04.2017, nel frattempo, il 5.04.2017, arriva l’ordinanza del G.I.P. con la misura interdettiva nei confronti di Grassi.

 

Il 12.04.2017 ITAS convoca un CDA straordinario. Il CDA accetta quindi le dimissioni da direttore generale che dott. Ermanno Grassi presenta spontaneamente ma ne predispone contestualmente il licenziamento, conferendo inoltre al vice presidente vicario, Giuseppe Consoli, tutte le funzioni per la gestione del periodo transitorio.

 

Le accuse che vengono rivolte dalla magistratura al dott. Ermanno Grassi prendono indubbiamente le mosse dal licenziamento per giusta causa di una dipendente che, a seguito di una relazione dell’audit interno all’azienda (a sua volta preceduta da una verifica, consegnata nell’aprile 2015, affidata a Reconta Ernst & Young, delle procedure del sistema degli acquisiti di beni e servizi) era risultata aver abusato delle proprie funzioni e competenze operando acquisti privati addebitati ad ITAS MUTUA per un importo di svariate centinaia di migliaia di euro.

Il giudice del Tribunale di Trento, con sentenza del 18.08.2016, ha riconosciuto la legittimità del licenziamento per giusta causa e ha trasmesso gli atti alla Procura di Trento. Nei fatti emersi in corso di causa, sono stati inoltre ravvisati profili di rilevanza penale in quanto la dipendente licenziata aveva chiamato in causa il direttore generale Grassi, sostenendo che i vantaggi dei comportamenti a lei contestati sarebbero stati a conoscenza del direttore generale. Il dott. Grassi ha rivendicato la propria totale estraneità ai fatti e, nel dicembre 2015, ha anche denunciato la (ex) dipendente.

 

In mattinata si è tenuto un incontro collegiale fra il Presidente e le rappresentanze sindacali aziendali durante il quale è stata riscontrata una comunanza di valutazioni in merito alla vicenda. È stata concordata una comune condivisione circa la condotta a tutela della piena difesa dell’onorabilità e del prestigio dell’azienda, in nome e per conto anche dei dipendenti, degli agenti e dei delegati dei soci assicurati. “Tutti i soggetti coinvolti – afferma il Presidente Giovanni Di Benedetto – sono parte attiva della garantibilità della Compagnia e dell’intera comunità trentina di cui si sentono orgogliosamente rappresentati in nome della mutualità e dei grandi valori motivanti la propria azione”.

 

Il Presidente della società dott. Giovanni Di Benedetto, sinora mai sentito dagli inquirenti, ha depositato questa mattina una memoria in cui viene precisata in maniere dettagliata la propria versione su fatti che lo vedono coinvolto come parte lesa, riservandosi di formulare al momento opportuno le richieste risarcitorie del caso nell’interesse di ITAS.

 

ITAS confida nel lavoro della magistratura che sta indagando in modo puntuale e approfondito. Da parte sua, la Società è certa che i fatti non mettano in discussione la solidità ed i valori fondanti di ITAS Mutua e garantisce che le indagini incorso non hanno né avranno ripercussioni di alcun tipo sulle polizze stipulate dai suoi assicurati, poiché i fondi, oggetto dell’indagine, sono totalmente slegati dalla gestione delle polizze assicurative. Inoltre, al fine di evitare ulteriori illazioni, si rammenta che, data la natura mutualistica della Società, il compenso del Presidente, dei vicepresidenti, della direzione e degli amministratori è inferiore del 50% rispetto alla media del mercato attuale, così come rilevato anche dal Consiglio di Amministrazione nella deliberazione del giugno 2015 e conforme alle decisioni del “Comitato Saggi”.

 

Infine, si rende noto che ITAS MUTUA, nel segnalare l’infondatezza e l’imprecisione di molte notizie propalate alla stampa, ha conferito mandato ai propri legali di rappresentare agli inquirenti lo sconcerto per la pubblicazione di notizie, spesso infondate, e di atti coperti dal segreto.

 

“Pertanto – dichiara il Presidente Giovanni Di Benedetto – ulteriori notizie non corrispondenti a verità, ovvero distorte, costituiscono un grave danno per l’immagine della società. ITAS Mutua quindi si riserva ogni conseguente azione per i danni emergenti. L’intera vicenda riguardante l’ex direttore generale – continua il Presidente - non compromette minimamente né la solidità della Compagnia, né gli obblighi assunti a tutela e copertura delle esigenze assicurative della comunità trentina e della vasta platea dei soci assicurati. I valori della trentinità di cui soci assicurati, amministratori, dipendenti, agenti e delegati sono e rimangono altamente fieri oggi come ieri, continuano a ispirarci e sostenerci per il nostro comune futuro”.

 

Fin d’ora il Presidente si impegna, dopo l’assemblea dei delegati, a informare adeguatamente tutta la rete commerciale, i cui agenti in particolare costituiscono, insieme ai dipendenti, la struttura portante della Mutua, quali veri ambasciatori sul territorio della mission assicurativa della Compagnia.

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