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Kj2, parla lo zoologo: "L'abbattimento è triste, ma la cattività è una tortura"

Tra aggressione, ordinanza e abbattimento sono montate le polemiche e gli 'attacchi' alla nostra Provincia. Una morte quella dell'orsa ritenuta non necessaria per il fronte animalista. Filippo Zibordi: "La Provincia non si è inventata nulla. La rimozione di qualche esemplare ritenuto dannoso e pericoloso era già prevista nel protocollo del 1997 e ratificata negli accordi successivi"

Di Luca Andreazza - 17 agosto 2017 - 05:54

TRENTO. "La montagna non è quell'idillio che spesso si è portati a pensare, ma non è nemmeno un ambiente da spremere. Questo sviluppo sostenibile e la reintroduzione dell'orso, oltre che rappresentare un arricchimento dell'eco-sistema, è un mezzo per ricordarci i nostri limiti e che le aree montane non sono il nostro giardino di casa", queste le parole di Filippo Zibordi, zoologo, autore dell'opera recentemente pubblicata 'Gli orsi delle alpi, chi sono e come vivono' (2017, Blu edizioni) e fino al 2015 tecnico faunistico al Parco Naturale Adamello Brenta, che prende spunto dal libro 'Uccidere Heidi' di Sergio Reolon.

 

Martedì si è svolta la prima (e poco partecipata) manifestazione ambientalista in Trentino per protestare contro l'abbattimento di Kj2, mentre cresce l'attesa in vista di sabato, quando a Trento si terrà un'altra iniziativa, promossa da diverse associazioni, che dovrebbe portare nel capoluogo un centinaio di persone.

 

Tra aggressione, ordinanza e abbattimento sono montate le polemiche e gli 'attacchi' alla nostra Provincia. Una morte quella dell'orsa ritenuta non necessaria per il fronte animalista. Una situazione che porta minacce più o meno concrete di denunce al governatore Ugo Rossi. "La Provincia - spiega Zibordi - non si è inventata nulla. La rimozione di qualche esemplare ritenuto dannoso e pericoloso era già prevista nel protocollo del 1997 e ratificata negli accordi successivi".

 

Il problema sarebbe quindi di metodo. "La conservazione dei grandi carnivori - aggiunge l'esperto faunistico - va sicuramente gestita. E'necessario mettere in conto che qualche animale può essere pericoloso, dannoso e troppo confidente. La Provincia per questo ha la possibilità di rimuovere o abbattere l'esemplare. Non voglio dare giudizi, ma ovviamente l'abbattimento ha diversi pro e contro".

 

Rimozione o abbattimento? "L'uccisione - evidenzia lo zoologo - è un atto violento che fa tristezza e fa riflettere. La detenzione condanna invece un animale libero a vivere all'interno di un recinto e senza la possibilità di riprodursi e può essere considerata una tortura. Nell'ultima ipotesi subentra in gioco anche una questione economica. Un animale libero vive in media tra i 20 e i 25 anni, in cattività raggiunge tranquillamente i 40 anni e quindi si rischia il sovra-popolamento degli esemplari in cattività e costi non indifferenti. Si tratta di un discorso che lega benessere animale e interessi economici". 

 

Tra le richieste, soprattutto politiche, c'è quella di radiocollarare e controllare maggiormente gli orsi presenti nel territorio. "Il monitoraggio non è proprio così semplice come si crede: prima di tutto gli animali vanno catturati e non si possono prevenire i loro movimenti. Un orso si sposta velocemente, anche 30 chilometri nell'arco di una sola notte e all'interno di zone montuose impervie. A mio avviso radicollarare tutti gli orsi è un procedimento irrealizzabile per due ragioni, la prima di carattere economico, il secondo di tipo concettuale perché se i plantigradi sono destinati a vita libera allora questo dispositivo non è una soluzione. Forse è meglio investire le risorse in ricerche applicate per conoscere meglio gli orsi".

 

Un altro aspetto è quello di tutelare la popolazione, quella degli orsi compresa. "Qualche rimozione - conclude Zibordi - diventa necessaria. Il progetto della reintroduzione è un valore aggiunto per l'eco-sistema, ma ripeto la gestione degli animali è imprescindibile. Fermo restando la solidarietà a chi è stato attaccato dal plantigrado, bisogna sottolineare che in vent'anni ci sono state quattro aggressioni, un numero basso. E' necessario evitare di attirarlo, infastidirlo o lasciarsi andare all'emotività. Non escludo che gli escursionisti non abbiano fatto nulla per scatenarlo, ma magari ci sono delle componenti di imprevedibilità che poi innescano la reazione del plantigrado. Ad ogni modo l'orso non è aggressivo e bisogna minimizzare i rischi di attacco dell'animale dovuti all'auto-difesa".

 

 

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