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Mercatini delle pulci a rischio, non più di 14 giornate all'anno per ogni bancarella. "In Alto Adige li incentivano, qui siamo accusati di fare concorrenza ai negozi del centro"

​I consiglieri Civettini di Civica Trentina, Cia di Agire e De Godenz dell'Upt, hanno elaborato un testo unificato dei loro tre disegni di legge, presentati tutti per disciplinare l'attività di vendita in forma hobbistica

Foto Niccolò Caranti
Di Donatello Baldo - 20 marzo 2017 - 19:13

TRENTO. Il testo del disegno di legge, che mercoledì avvierà il suo iter all'interno della Seconda Commissione del Consiglio provinciale, definisce innanzitutto chi sono gli hobbisti. "Quelli che fanno i mercatini, che vendono chincaglieria, libri e vestiti usati, quelli che trasformano le città e i paesi, spesso il sabato, in mercati vociani e allegri", verrebbe da dire con estrema semplicità

 

La legge è più precisa: "Sono coloro che vendono, in modo saltuario e occasionale, merci e prodotti di modico valore, non appartenenti al settore alimentare, compresi gli oggetti di propria produzione che presentano i caratteri tipici dell'artigianato, anche artistico, per la realizzazione dei quali è sufficiente una comune capacità progettuale e di esecuzione".

 

Bene, ma oltre alla definizione c'è la norma. Non potranno vendere ovunque e sempre: già ora devono sottostare a una regolamentazione severa che prevede tessere con bollini, non più di dieci giornate all'anno e non più di sei per ogni Comune. Ora si cerca di riorganizzare il tutto, definendolo per legge. E le proposte sono tre, presentate dai consiglieri Claudio Cia, Claudio Civettini e Piero De Godenz, unificate in un unico testo.

 

Si prevede che per poter esercitare attività di vendita gli hobbisti dovranno munirsi di un tesserino identificativo contenente appositi spazi per la vidimazione. Tesserino rilasciato non più di una volta ogni quattro anni per nucleo familiare dal comune di residenza, o dal comune capoluogo della provincia per i residenti in un'altra regione o nella provincia di Bolzano. Sul tesserino identificativo, non cedibile né trasferibile e da esporre durante la vendita, il comune in cui si svolgerà l'attività di vendita dovrà annotare la partecipazione dell'hobbista con vidimazione, timbro e data

 

Fin qui niente di nuovo. Il problema è quello delle giornate a disposizione, del limite imposto dai regolamenti. Un limite che ha ridotto quasi del 50% la presenza delle bancarelle all'appuntamento quindicinale del mercatino dei Gaudenti, impoverendo un'iniziativa che è ormai parte integrante della proposta turistica della città

 

Il limite annuale, nella nuova proposta, sarà di quattordici giornate, quattro in più di prima. Giornate che non potranno essere più di 8 nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, due in più rispetto al passato. Altro limite importante: il valore complessivo della merce esposta dagli hobbisti non dovrà superare i 2.000 euro, mentre quello di ogni singolo prodotto non dovrà andare oltre i 200 euro, costringendo quindi a prezzare ogni oggetto, togliendo al mercato la tradizionale "contrattazione".

 

A cosa serve questa regolamentazione? Ovviamente a limitare la "concorrenza" con i negozi del centro. Infatti a premere per una limitazione sono da sempre le categorie economiche di commercianti e artigiani. Il risultato, però, è un impoverimento generale, perché ci perde la città, ci perde il turismo. Ma anche i bar e tutto il "sistema commercio" dei centri storici che, in ultima analisi, ha sempre un riscontro positivo quando la presenza di persone in città viene aumentata, e che i mercatini apportino flusso turistico e partecipazione è fuori discussione. 

 

"Noi avevamo fatto una proposta diversa - spiega Roberto Buratti dell'associazione "Mercatini delle Pulci trentini" - avevamo chiesto di differenziare tra chi propone l'usato e quelli che producevano artigianalmente i prodotti. Escludendo poi quelli che impropriamente si presentano con le bancarelle vendendo merce presa all'ingrosso, espositori che a dire il vero non ci sono nemmeno più". Perché non c'è concorrenza con chi svuota la cantina o la soffitta, con coloro che vendono le cartoline del secolo scorso o le padelle in rame.

 

"Siamo stati però inascoltati - afferma - e ora per legge si affosserà l'esperienza pluriennale dei mercatini delle pulci". Perché il rischio concreto è questo: "Con il sistema dei bollini il mercatino di Borgo è già morto, così quelli di altri centri minori. Ovvio - spiega - che ci si concentrerà sui centri grandi, ma sono comunque pochi giorni: la dimostrazione è che sia Trento che Rovereto sono dimezzati, a Pergine ci sono solo una decina di bancarelle".

 

Ma nel resto d'Italia come si comportano le amministrazioni? "Basterebbe andare in Alto Adige - spiega Buratti - lì i mercatini sono incentivati. Non c'è nessuna limitazione, anzi sono gli stessi Comuni a contattarti per convincerti a mettere le bancarelle. Perché i nostri vicini hanno capito meglio di noi che questi eventi sono un volano per l'economia di tutti, perché la gente arriva anche da fuori, perché poi si ferma a pranzo nei ristoranti, nei bar, gira per i negozi del centro".

 

Anche in Veneto ci sono i bollini, "ma lì funziona all'italiana: hanno capito che non possono rinunciare ai mercatini allora gli stessi vigili non sono così fiscali e non sempre timbrano la tessera". Qui invece sembra che non si sia capita l'importanza e il valore dei mercatini. "Qui no - ammette - e ci abbiamo provato in tutti i modi a spiegare a chi poi voterà questa legge che il rischio è quello di chiudere un'esperienza importante anche per il turismo e per l'indotto che riesce a portare".

 

 

 

 

 

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