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Pasta: origine del grano in etichetta. Felicetti "Sarà un bene se porterà chiarezza altrimenti sarà confusione giocata sulla paura del prodotto straniero"

I decreto dovrebbe portare maggiore chiarezza sull'origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta. Per il patron dell'azienda di pasta trentina "non c'è grano italiano sufficiente alla richiesta di materia prima dei pastifici italiani" 

Di G.Fin - 03 gennaio 2017 - 08:11

PREDAZZO. L'obiettivo del Ministero delle politiche agricole è quello di dare massima trasparenza delle informazioni del consumatore, tutelare i prodotti e rafforzare una filiera strategia per l'agroalimentare italiano.
Appena dieci giorni fa è approdato sul tavolo di Bruxelles lo schema di decreto, condiviso dai Ministri delle politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, volto a introdurre l'indicazione obbligatoria dell'origine per la filiera grano pasta in Italia. Di cosa si tratta? Stiamo parlando di una nuova etichettatura che consentirà di indicare con chiarezza al consumatore sulle confezioni di pasta secca prodotte in Italia, il Paese o l'area dove è coltivato il grano e quello in cui è macinato. Un provvedimento simile a quello che non da molto è stato introdotto per il settore lattiero caseario.

 

Dovrebbe essere un passo in avanti verso una maggiore chiarezza sull'origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta Made in Italy. Nello specifico il decreto in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

 

a)Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;

 

b)Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.

 

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

 

A chiedere di “fare attenzione” su questo importante passo è Riccardo Felicetti, Presidente dei pastai di Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) ma anche amministratore delegato del Pastificio Felicetti, nato nel 1908 a Predazzo, nel cuore delle Dolomiti e oggi uno dei leader di mercato nella produzione di pasta biologica di alta qualità.

 

E' arrivato a Bruxelles il decreto che prevede l'obbligatorietà dell'etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Lei cosa ne pensa?
“L'etichettatura sarà un bene, se porterà benefici di chiarezza e possibilità di scelta ai nostri clienti. Altrimenti sarà una nuova pagina di induzione alla confusione, giocata sull'emozione e sulla paura del prodotto straniero. Questo lo scenario nazionale, nel quale la situazione si gioca su due fronti ben distinti. Il primo consiste nel fatto che non c'è grano italiano sufficiente alla richiesta di materia prima dei pastifici italiani mentre il secondo che c'è una campagna scorretta e denigratoria nei confronti del grano che viene dall'estero e quindi di tutti i prodotti contenenti grano duro straniero che vengono a priori considerati scadenti, quando invece non lo sono affatto".

 

La pasta Felicetti che grano utilizza? Quanto è importante per voi il territorio e la difesa del marchio italiano?
"Le nostre dimensioni, le tipologie di materie prime di cui necessitiamo e i rapporti costanti e continuativi con i nostri fornitori, soprattutto per i prodotti biologici, che ormai sono più del 65% del nostro fatturato, ci consentono di utilizzare praticamente solo grano duro italiano, ad eccezione del Grano Khorasan a marchio Kamut che proviene dal Canada e del farro Spelta che proviene da Austria e Germania. Il nostro territorio è stato fondamentale nella crescita della nostra azienda, ci offre due materie prime fondamentali e impossibili da trasferire (acqua e aria). Il marchio Italiano non è, dal mio punto di vista, solo materia prima, bensì una straordinaria catena di sapere e conoscenza che soltanto in Italia abbiamo. Chi vuole recidere questa catena, dando valore solo alla sua parte, si ostina a non comprendere che così facendo, alla fine indebolisce la filiera e con essa il proprio stesso futuro. Il Marchio Italiano è una cosa, il made in Italy un'altra".

 

Che valore ha il settore della pasta italiana nel nostro sistema economico? Qual è il suo stato di salute?
"Il settore della pasta vale 5 Miliardi di Euro, ha 10.000 addetti diretti e un indotto importantissimo. Lo stato di salute non è buono, ma sopravviviamo".

 

Il marchio Felicetti ha alle spalle una storia importante. Ci sono delle novità in vista per il futuro?
"Ci sono dei progetti ai quali stiamo lavorando ma per scaramanzia preferirei non renderli pubblici ora".

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