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Storia di Quore, quando Itas Mutua e Sia (con consiglio del direttore di Itas) decisero di "cambiare" e di acquisire la società (in rosso di 500 mila euro) del fratello di Grassi

E' questa un'inchiesta de il Dolomiti basata su bilanci e atti costitutivi che, per quanto ne sappiamo, nulla c'entra con le indagini della magistratura. Sono fatti che raccontano la creazione di una società di Itas nata con l'acquisizione di un ramo d'azienda di Essedi Strategie d'Impresa dove il fratello di Grassi, Edo, è stato per 10 anni amministratore delegato 

Di Luca Pianesi e Luca Andreazza - 21 aprile 2017 - 06:38

TRENTO. “«...e questo è QuORe di Itas». Ma, Direttore! Non si scrive così!! Si scrive, si scrive...”. Recitava così l'intro al bilancio sociale 2011 di Itas. La parola Quore già circolava, era nell'aria. Ermanno Grassi all'epoca era già direttore di Itas Assicurazioni e Itas Vita ma, nei fatti, il vero Quore, inteso come Srl, doveva ancora cominciare a battere. Nascerà ufficialmente solo il 16 settembre 2015 dall'accordo tra Itas Mutua e Sia (Servizi integrati assicurativi-società cooperativa) e solo dopo che quest'ultima avrà acquisito un'altra società: Essedi strategie d'impresa, società che al 31/12/2014 evidenziava “una perdita di esercizio di euro 502.559,78 euro” (così si legge nel bilancio della società) e che aveva come amministratore delegato, consigliere d'amministrazione e socio il fratello di Ermanno Grassi, Edo Grassi. E il “consiglio” a Sia di “cambiare pelle” lo darà proprio Ermanno Grassi in una seduta, verbalizzata, della stessa Sia del 26 maggio 2015 alla quale “risulta presente, in quanto espressamente invitato, direttore generale del Gruppo Itas dottor Ermanno Grassi”.

 

Ma andiamo con ordine. Questa è una nostra inchiesta (come quella sul mega attico oggetto dell'indagine). La procura non c'entra e, per quel che ne sappiamo noi (che disponiamo di tutti i bilanci e gli atti costitutivi delle società), quel che è accaduto in questa vicenda è tutto in regola. Nessun aspetto “oscuro” o collegamento con le indagini della magistratura sulle ipotizzate truffe, calunnia e estorsione ai danni del presidente di Itas, di cui è accusato l'ex direttore generale del Gruppo Itas Ermanno Grassi. Quello che vi raccontiamo sono fatti puri e semplici sui quali poi, ognuno potrà fare le valutazioni che crede. C'era una volta una società chiamata Essedi Strategie di Impresa che dal 2005 al 2015 ha avuto come “direttore generale e successivamente socio e amministratore delegatoEdo Grassi, fratello più piccolo di Ermanno Grassi. Nel suo curriculum riferito all'azienda si legge che “Essedi è una società a prevalenza istituzionale (...)” e che lui ha ricoperto la “legale rappresentanza della società e responsabilità sul budget, bilancio, organizzazione e risorse in coordinamento con il Cda”.

 

Ebbene questa società dopo anni di utili nel 2014 chiude il bilancio con una perdita di esercizio di 502.559,78 euro. Nello stesso bilancio si legge che ciò sarebbe dovuto “alla brusca - inattesa nell'entità assoluta – riduzione della produzione (…) una buona parte del deficit di fatturato e valore della produzione sia ascrivibile genericamente alle attività formative. In particolare, per quanto riguarda le attività di formazione a cofinanziamento Pat-Fse o Agenzia del Lavoro l'assenza di bandi operativi per il 2014 era stata prevista e l'azienda ha dunque unicamente gestito la coda delle attività programmate all'interno dell'iniziativa voucher linguistici”. Insomma problemi su problemi, comuni a tante altre aziende e a tante altre realtà. L'11 maggio 2015, leggendo il verbale dell'assemblea della società (contenuto sempre nel bilancio 31/12/2014), uno dei soci “esprime le proprie perplessità rispetto alla gestione aziendale relativa all'ultimo esercizio e, collegandosi ai contenuti dei documenti di bilancio, evidenzia nuovamente come non si citi pressoché nulla riguardo ai provvedimenti posti in essere negli ultimi mesi, lasciando trasparire ulteriori dubbi rispetto alla concretezza delle azioni poste in essere dal Cda per il ripristino del patrimonio e degli equilibri societari”.

 

Ma non c'è tempo di porsi troppe domande, è già pronto un piano di “ristrutturazione e progressiva dismissione degli asset”. Un primo ramo di azienda viene ceduto, non sappiamo a chi (nei documenti non lo abbiamo trovato), “generando una plusvalenza di 150 mila euro sull'esercizio 2014”. Si presenta poi la “sottoscrizione da parte di Sia e presidente gruppo agenti Itas di manifestazione d'interesse all'acquisto del ramo d'azienda 'formazione e servizi accessori per gli intermediari assicurativi' per un controvalore di 350 mila euro con previsione di sottoscrizione preliminare entro il 30 giugno (a fronte di incasso di anticipo nella misura del 40% circa)”. E infatti la Sia (definita dal più importante sito specializzato Intermedia Channel 'società cooperativa degli Agenti ITAS') solo pochi giorni dopo, il 26 maggio, si era riunita in assemblea e dal verbale (bilancio Sia 2015) “risulta presente, in quanto espressamente invitato, il direttore Generale del Gruppo Itas dottor Ermanno Grassi”. Ed è proprio lui, a un certo punto, a prendere la parola: “il direttore generale del Gruppo Itas vede una Sia che, all'attività assicurativa, possa affiancare altre operatività in campo consulenziale (legale, tributaria, lavoro) commerciale (gruppo di acquisto) e formativa (per i propri soci ma anche per soggetti terzi). Tutto ciò anche attraverso la partecipazione concreta della Compagnia che vedrebbe in maniera positiva un ingresso nel capitale sociale di una nuova realtà che potrebbe nascere dalla trasformazione della vecchia cooperativa o dal conferimento d'azienda in una newco”.

 

E il verbale prosegue così: “Il presidente (di Sia ndr) precisa che questi aspetti dovranno essere approfonditi anche con la Compagnia che si è resa disponibile a partecipare al progetto e verranno valutate varie opportunità come quella di acquisire sul mercato azienda già strutturata e qualificata nell'ambito della formazione come Strategia di Impresa (Essedi ndr) già fornitore Gruppo Itas”. Insomma tutto era già scritto. Ed è così che Essedi Strategia di Impresa nel suo bilancio abbreviato di esercizio 31/12/2015 scrive che “il Cda ha deliberato e proposto ai soci, nel corso del mese di aprile la sottoscrizione di un finanziamento infruttifero, al quale ha aderito la maggioranza del capitale sociale. L'insieme di tali azioni ha consentito alla società di disporre dei necessari mezzi finanziari per affrontare il percorso finalizzato alla cessione del ramo d'azienda 'formazione intermediari finanziari e servizi connessi' inizialmente programmato per il mese di giugno e conclusosi alla fine del mese di ottobre con la vendita delle attività alla Quore Srl”.

 

Ed infatti Quore Srl era nata pochi giorni prima, il 16 settembre 2015 grazie alla volontà di Itas Mutua da una parte e Sia (Servizi integrativi assicurativi) dall'altra. In mezzo, come si legge nel primo bilancio abbreviato di Quore del 31/12/2015, “i costi di impianto ed ampliamento derivano dalla capitalizzazione degli oneri riguardanti le fasi di avvio e di sviluppo della attività svolte, nonché degli oneri sostenuti per l'acquisizione del ramo d'azienda della Società 'Essedi Strategia d'Impresa Srl'”. E l'atto prosegue: “Il valore attribuito all'avviamento è riferibile ai costi sostenuti per l'acquisizione a titolo oneroso del ramo d'azienda della Società Essedi Strategie d'Impresa Srl ed è ammortizzato sulla scorta di un'utilità economica stimata in dieci anni, già a partire dal bilancio chiuso al 31/12/2015". Quore comincia così la sua attività con 350 mila euro da “recuperare”. “...e se questo non è Quore, con la Q di quadro, cos'altro è?”

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