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Trento-Malé, dopo le minacce con siringa ai dipendenti Pat il sottopasso è stato chiuso ma il degrado si è solo spostato

Dieci giorni fa due individui avevano minacciato due dipendenti della Provincia. Pochi giorni dopo la Pat ha deciso per la chiusura del tunnel usato per da tossici e senza tetto. Ma i problemi non si risolvono con i cancelli, si spostano solo, in questo caso a poche decine di metri

Di Luca Pianesi - 19 marzo 2017 - 21:22

TRENTO. Il sottopasso è stato chiuso meno di una settimana fa ma, ovviamente, il problema si è solo spostato, di poche decine di metri, e nulla è stato risolto. D'altronde cancelli e lucchetti non cambiano le cose, tutt'al più spostano disagi e difficoltà, li fanno andare da un'altra parte, ma a niente servono in chiave sociale. Qualche giorno fa, era giovedì 9, il grave episodio di due dipendenti della Provincia minacciati con una siringa da due persone nel sottopasso nord della stazione, quello che si trova verso la Trento-Malé. Immediata è arrivata la reazione della Provincia che ha deciso di dire basta al degrado in cui versava il tunnel usato, spesso e volentieri, da tossici per bucarsi e da senza tetto per bivaccare e, anche per questo, poco frequentato dagli utenti della stazione.

 

 

Del degrado della zona si è lamentato anche il personale della Trento-Malé che ha chiesto espressamente alla polizia di allungare il suo canonico pattugliamento, che prima si interrompeva al presidio di polizia posto in fondo alla stazione, fino alla "Vacca Nonesa". Una decina di metri in più che, però, possono fare la differenza in chiave sicurezza. Poi, la scorsa settimana, la decisione di chiudere in tronco il sottopasso. In realtà una sconfitta per tutti perché, nei fatti, è vero che lo si sottrae al degrado ma lo si toglie anche alla comunità e se quest'ultima davanti a un cancello non può che fare marcia indietro l'altro trova subito un'alternativa.

 

 

E allora ecco le foto scattate pochi metri più in là, nel parcheggio della Trento-Malé. Qualche tossico ha deciso di bucarsi tra le macchine abbandonando, poi, la siringa sull'asfalto, vicino ad altre sporcizie. Quello della tossicodipendenza è un problema che non si risolve chiudendo i cancelli. Tutt'al più, come dicevamo, lo si sposta. Servono assistenza e cure. Serve prevenzione. Serve cultura.  

 

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