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Fantasio, quando un percorso fa vincere tutti

Giovedì e venerdì al teatro di Villazzano le finali del concorso che vede otto registi cimentarsi "in povertà" di strumenti e budget nell'allestimento di altrettanti spettacoli dedicati allo stesso testo. Stavolta è "La locandiera" di Goldoni. Proposte "mignon" - un quarto d'ora di scena a testa - per liberare una creatività che si fa grande nell'incontro, lo scambio e la collaborazione nei dieci giorni di residenza. Una proposta che negli anni è cresciuta e ha varcato i confini nazionali

Di Carmine Ragozzino - 21 novembre 2017 - 16:50

TRENTO.  Di corsa. Con l’affanno. Ma con entusiasmo: tanto, contagioso. Un entusiasmo che  unisce organizzatori,  registi, attori.  E che cerca - merita - un pubblico disponibile alla  trasformazione: da curioso a partecipe, da passivo ad attivo. Fino a diventare protagonista (anche nel voto).

 

  Il Fantasio – il premio che esalta le diversità  del fare teatro  intervenendo sullo stesso testo, è prossimo al verdetto. Giovedì 23 e venerdì 24 il Teatro di Villazzano tornerà dopo lungo tempo ad ospitare le due giornate di rappresentazioni de “La locandiera”. Otto spettacoli, un unico autore, un  copione celeberrimo da manipolare senza mancargli di rispetto  liberando diverse sensibilità.

 

  Un Goldoni - un solo Goldoni, il Goldoni più noto – diviso per otto. Sono otto, infatti, i registi con carta d’identità nazionale e straniera  stanno allestendo a tempo record i loro mini spettacoli. Si sono piazzati con armi, (creative), e bagagli (di esperienza) a Villazzano. E la loro impegnativa ma festosa residenza è l’essenza della proposta.

 

 “Abitare” per alcuni giorni un teatro e il suo territorio di riferimento vuol dire portare la prosa - la scena, la trovata e l’idea - a tu per tu con chiunque abbia voglia di farsi trascinare dall’arte “in costruzione”. Le prove, le chiacchiere dentro e fuori il teatro, la presenza stessa in un contesto inedito di quella stramba genia che sono gli attori e le attrici chiamati a lavorare con gli otto registi: il “percorso” del Fantasio è perfino più importante dell’obiettivo finale.

 

  Il percorso è più importante delle finali che si riempiranno due serate di intesità:  parola e gesto, chiaroscuri e movimenti. Il percorso del Fantasio è più importante delle scelte della giuria. E di quelle del pubblico. Conta chi vince. Ma nel percorso di allestimento, confronto e scambio hanno già vinto tutti.

 

  Fantasio – nella sua formula di ospitalità che viene prima del concorso – dà l’occasione di farsi coinvolgere nel teatro prima che il teatro assuma la sua forma scenica. Tuttavia il Fantasio resta una gara. Una gara sui generis che edizione dopo edizione ha allargato i suoi orizzonti e accresciuto i suoi consensi anche fuori dall’Italia. Lo testimonia il progressivo aumento delle candidature che anno dopo anno rendono più complicata, seppure più galvanizzante per gli organizzatori, la selezione degli otto registi in gara.

 

 Ma l’atipicità di Fantasio è più di tutto nel metodo del concorso. Ai registi viene indicato solo un paio di settimane prima di mettersi al lavoro il testo sul quale cimentarsi. Di lì alle finali devono fare squadra - in dieci giorni di 48 ore  l'uno - con gli attori. Devono approcciare l’autore e la sua scrittura, adattare a quell’autore il proprio linguaggio teatrale – e viceversa.

 

  Vanno pensate, provate e riprovate,  parti, scene, luci, impatto. Occorre governare il disequilibrio tipico del teatro tra eccesso di tensione ed eccesso di euforia. E ancora – qui sta il bello e qui sta il difficile – sintetizzare. E ancora, condensare. Sì, perché gli spettacoli del Fantasio sono spettacoli fatti e finiti ma durano un solo quarto d’ora.

 

 Un quarto d’ora, una pillola, che deve lasciar immaginare – eccola la gara vera – il futuro sviluppo di una proposta teatrale. Ma un quarto d’ora – ha sempre spiegato Mirko Corradini, che con Estroteatro e TeatroE continua la missione culturale avviata dal padre – è un tempo utile per manifestare sentimenti e capacità”. L’emozione, insomma, non si misura orologio alla mano. La sfida del teatro mignon, la sfida su Goldoni, è in mano a otto registi dai curriculum molto diversi tra loro ma dalla comune disponibilità a mettersi in gioco.

 O meglio, la disponibilità di giocare allo scoperto dall’inizio alla fine della manifestazione.

 

 Alessandro Anil Biswas (attori Marchesini, Acquaviva, Costa e Rossi) è in Italia dal 2015 dopo aver lavorato in Inghilterra ed aver animato sia laboratori di drammaturgia che aver diretto spettacoli. Alterna la passione del teatro a quella per la poesia.

 

 Andrea Saitta (attori Lionetti, Palsciano e Quaglierini) è attore, regista e cantante. Una carta d’identità multipla come multipla è, oggi più che mai, la voglia di sperimentare gli intrecci tra le arti. Teatro e clownerie, una compagnia, “Tanto di cappello” e tra le regie un titolo “Mi-grati o Emi-ingrati, fate voi” che vale un convegno.

 

 Azadhe Ahamadian, (attori Gatto, Castagna, Toscanalli, Postinghel, Gosetti) porta nel suo teatro un po’ di ignoto di quell’Iran di cui si parla spesso tanto senza sapere nulla, (di culturale). Solo teatro il suo? Macchè, cinema,  documentari e anche giornalismo sociale.

 

 Edward Wilson, (attori Bassetti, Cordi Rizzoli), viene da Birmingham. Ma quella americana. Da scenografo e costruttore di luci a regista: il passo non è breve ne agile ma è un passo comune a tanti che nel teatro portano esperienze particolari. Di solito migliorando il teatro in termini di contemporaneità.

 

 Federica Amatuccio, (attori Delle Noci, Perrone, Bava, Gjeci) naviga nell’humus culturale bolognese. Nel 2013 ha fondato la compagnia “Il teatro dei servi disobbedienti” e di lì in avanti cura regie e drammaturgie di lavori che deviando felicemente anche nel teatro-danza.

 

 Felice Panico, (attrice Vasile) è regista e a sua volta attore. Radici napoletane e frequentazioni artistiche romane, dal 2010 si dedica agli under 30. Nel suo portafoglio c’è un premio Feltrinelli che recita “Il razzismo è una brutta storia”. Un titolo e una garanzia di civiltà.

 

 Giancarlo Nicoletti (attori Pistis, Salvini , Costantini), viene dal “teatro azione di Roma”. Anche lui dirige e si fa dirigere, da attore. Anche lui ha una biografia piena zeppa di esperienze nella prosa di impegno civile.  Con “Altra scena art management” fatica nella distribuzione dello spettacolo dal vivo, un terreno ostico per chi conosce molto di cultura e poco di clientela.

 

 Saverio Tavano, (attori La Bua e Bonomi) ha tra l’altro vinto nel 2014 il premio contro le mafie del Mei.  A Squillaci è direttore artistico del festival Innesti, che innesta – appunto – tanti elementi di novità e creatività nell’offerta di spettacolo.

 

 Come si vede le note biografiche degli otto finalisti del Fantasio sono necessariamente striminzite. Ma forse bastano a distinguere il tratto, il filo, che lega personalità e storie diverse: il filo di un “fare teatro” anche per “smuovere”. Per Le coscienze sempre più assopite innanzitutto. Come le idealità saranno applicate al classico goldoniano è materia tutta da scoprire. Ma certo sulla carta non mancano le prerogative per far parlare la Locandiera nella lingua del presente.

 

  Un esercizio che al Fantasio è fino ad oggi sempre riuscito nonostante i registi abbiano a disposizione pochi giorni per l’allestimento e un budget esiguo. Ma  purtroppo si sa: chi tiene i cordoni della borsa culturale in Trentino è allergico al coraggio e all'innovazione. O meglio, vede, ascolta e finanzia chi ha imparato l'arte di vendere fumo e di piangersi addosso. Fantasio  tuttavia c'è. Resiste. Cresce. E crede nella forza di un teatro essenziale. Un teatro in formato mignon  che prima, durante e dopo il concorso-incontro si fa “grande” per l’esperienza umana e professionale che mette in campo.

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