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Pueblo, paradigma di umanità firmato Celestini

Inizia giovedì a Rovereto la rassegna "Altre tendenze" del Centro Santa Chiara e in scena va subito un mattatore del teatro dei "luoghi comuni" dei quali ci si occupa solo quando vanno al centro delle cronache. Invece supermercato, marciapiede o fabbrica sono isole dove la vita è più forte, più viva e più visibile proprio perché nessuno la guarda. E lì gli ultimi sono sempre i primi

Pubblicato il - 21 novembre 2017 - 10:53

ROVERETO. E’ in calendario giovedì 23 novembre 2017 a Rovereto al Teatro-Auditorium “Fausto Melotti” il primo appuntamento della rassegna “Altre Tendenze” che il Centro Servizi Culturali Santa Chiara propone a Trento e Rovereto nell'ambito della Stagione di Prosa 2017/2018. Sarà in scena Ascanio Celestini con il suo ultimo spettacolo «PUEBLO». 

  Ideale continuazione dello spettacolo «Laika» che, nell’ambito della rassegna “Altre Tendenze” è stato in scena due anni fa anche a Trento, «PUEBLO» rivive negli stessi luoghi: il bar, il luogo dove tutto accade; il supermercato, luogo della fatica, come il marciapiede e la fabbrica: è la periferia intesa come margine del mondo, ma anche isola dove l’umanità è più forte, più viva e più visibile proprio perché nessuno guarda.
        Al centro del racconto troviamo Violetta, una giovane donna che lavora in un supermercato. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. «Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in trono. I clienti depositano salami e formaggi, pasta olio burro e pizze surgelate, tranci di pesce africano e bistecche di montone americano, litri di alcol in confezioni di tutti i generi, vetro, plastica, tetrapack, alluminio. Io mi figuro che non sono i clienti, ma sudditi. Sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose.

 

 Sudditi che dicono “prego signora regina prenda questo baccalà congelato, questi biscotti per diabetici. Prego prenda questo vino nel tetrapack, sono tre litri, è prodotto da qualche parte in Francia o Cina. Prego…” E io dico grazie, grazie, grazie.»

 
   «A me interessava – scrive Ascanio Celestini – raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso, di tremendo, di violento. Quando quello che accade, insomma, si trasforma in una notizia. E invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti, sono deboli anche quando sono cattivi, sono deboli anche quando sono colpevoli.

 

 “Pueblo” è la seconda parte di una trilogia che comincia con “Laika”. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti.

 

 La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana.»

 
  Violetta incarna un mondo di disillusioni, di sogni traditi e di vite vissute tra la fatica del quotidiano e la bellezza delle persone che vi si incontrano. Ancora una volta Ascanio Celestini ci trascina tra le chiacchiere di questi disperati, che poi disperati non sono se non agli occhi altrui, e ci restituisce un mondo fatto di povertà ma anche di rara bellezza, di ignoranza ma anche di atavica saggezza. ( L'articolo segue dopo il video)

 


  «PUEBLO» è una produzione “Fabbrica” in co-produzione con RomaEuropa Festival 2017 e con il Teatro Stabile dell’Umbria. E’ accompagnato dalle musiche originali composte da Gianluca Casadei.

 

 

   Dello spettacolo, in scena fino al 29 ottobre scorso al Teatro “Vittoria” di Roma, scrive su CulturaMente Stefania Fiducia: «Ascanio Celestini si conferma un narratore capace di costruire personaggi pasoliniani, nella cui interiorità il pubblico si affaccia con sorprendente empatia. “Pueblo” non annoia nemmeno per un minuto. Celestini affascina anche stavolta con una narrazione struggente, che dispensa sorrisi e lacrime in dosi più o meno uguali. Il popolo di Ascanio Celestini è paradigma di un’umanità composta dagli ultimi. L’autore e attore si muove anche stavolta nella Roma popolare, periferica. E’ bravissimo, come sempre, a dare dignità ai sentimenti più intimi di queste persone quasi o del tutto ai margini. Celestini pensa che il teatro debba interessarsi alla condizione umana e “Pueblo” è la prova dell’efficacia del suo impegno in tal senso. Si esce dal teatro sentendosi vicini alle donne e agli uomini le cui miserie ci sono state narrate. E non si vede l’ora di assistere alla terza parte di questa trilogia.»

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