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Villazzano apre il teatro al plurale

Sabato il taglio del nastro. Festa grande con palpitazioni per la nuova struttura che TeatroE/Estroteatro vuol far diventare una casa delle culture. Programmazione per tutti i gusti ma non senza incognite. A Trento teatri in ogni sobborgo per scelte più di campanile elettorale che di progetto. Campare è dura, ma l'entusiasmo non manca. Basterà?

Mirko Corradini, direttore artistico del teatro
Di Carmine Ragozzino - 05 ottobre 2017 - 09:47

TRENTO. Palpitazioni. Ma di entusiasmo. Palpitazioni, ma di ricordi. Palpitazioni, ma di fiducia. Sabato a Villazzano si inaugura il teatro. Il nuovo teatro. Chi lo ha in gestione – TeatroE/Estroteatro, preferirebbe chiamarlo “casa”. Una casa della cultura. Anzi delle culture, degli intrecci. Una casa al plurale. Anzi, una casa plurale. Ci sarà una stagione di spettacoli. Anzi, più stagioni. Gli spettacoli? I più diversi. Cultura al plurale. E, appunto,cultura plurale.

Villazzano avrà una stagione per famiglie con quel teatro ragazzi che è una semina per coltivare interessi si spera duraturi. Un teatro ragazzi – così in genere si chiama la proposta – che quando è ingovernabile ha raggiunto il suo scopo. Senza il coinvolgimento e l’imprevedibilità vociante della platea sotto il metro il teatro ragazzi non è concepibile. Un’altra stagione è rivolta a chi si diletta nel dialetto. L’amatoriale, quando non si prende troppo sul serio, è aggregazione filodrammaticamente importante: strappa utenza all’ipnosi da telecomando. Un’altra stagione ancora calendarizza la prosa che va in cerca di un senso. Lo fa con meno mezzi ma con abbondanza di energia. E’ il cosiddetto “altro teatro”: povero di soldi, spesso ricco di idealità e innovazione. E poi una stagione coraggiosa nel rilancio di un genere, nella riproposta quasi rivoluzionaria di un antico costume: la commedia all’italiana, commedia italiana, è il nostro quotidiano. In agrodolce. Da ridere, ma per non piangere.

Mica è finita. C’è – a Villazzano – la stagione dell’ ospitalità. Fossimo inglesi la chiameremmo “work in progress”. Dribblando l’imperante anglomania la chiamiamo “residenza”. E’ il teatro a porte aperte. E’ il teatro che si mette a nudo dall’ideazione fino alla rappresentazione di un testo. E’ il teatro che confonde sala prove e bar, palco e strada. Ed è tutto da scoprire.

Non manca una stagione di musica. Ma musica atipica e un po’ coraggiosa: la classica, la lirica. E, a chiudere, una stagione d’orgoglio. Il premio Fantasio – la felice fatica di Estroteatro – guadagna con il ritorno alle sue origini geografiche una sede più consona all’energia creativa di chi vi partecipa. Dall’’Italia e dall’estero. Al Fantasio i registi battagliano in idee e tecniche, lavorando tutti sullo stesso testo. Le compagnie di Fantasio – combriccole di attori pochi ma buoni - danno curiosa variabilità ad ogni fantasia teatrale.

Ma il punto è un altro: Fantasio è, per un paio di settimane, un teatro “a tu per tu”.Registi e attori sono registi e attori in teatro ma anche fuori il teatro. Animano un contesto sociale prima che un contesto artistico. Una bella storia che adesso Estroteatro può far diventare la bella storia di tutta Villazzano.

Se tutto questo è il domani, (ma un domani ormai più che ravvicinato), del nuovo teatro di Villazzano, l’oggi non può essere che una festa. E’ la festa del debutto di uno spazio culturale che ambisce a diventare uno spazio mentale, (un’abitudine, una pratica non episodica) per un sobborgo. E per una città.

Quella di sabato sarà – rito ineliminabile – anche una festa di parole. Il prologo è affidato alle istituzioni: Comune, sindaco, assessore. Forse la Provincia (ma anche no). Sarà un effluvio di complimenti e di prevedibilità. Ma va così. In una città nella quale il dibattito culturale è un inno all’evanescenza la retorica guadagna sempre la scena senza lasciare traccia.

Ed è un peccato perché nel momento in cui si farà il panegirico di Villazzano dopo aver fatto appena un paio d’anni fa identico panegirico del nuovo teatro di Meano sarebbe utile capire se nel passato amministrativo c’è stata una qualche ratio nel costruire teatri in ogni circoscrizione. Come se il bacino di potenziali spettatori di Trento fosse quello di una metropoli. Far campare un teatro di periferia in una città che vanta contenitori quali l’auditorium, il Cuminetti, il Sociale e Sanbapolis è impresa titanica. TeatroE/Estroteatro, Aria Teatro, (che gestice Meano oltre Pergine) e Portland, (che opera a Piediscatello) hanno fatto di necessità una virtù non scontata. Hanno unito le forze. Hanno fatto rete. Autonomi ma sinergici, con scambio di programmazioni. E senza pestarsi i piedi nei rispettivi calendari. E’ una scelta importante.

E’ l’indicazione di una strada. Una strada che abbassa di un poco almeno il tasso di rischio di ognuno dei tre soggetti/produttori senza tuttavia eliminarlo. Sì perché per come è messa la sovrabbondante (i qualche caso ridondante) offerta di spettacolo a Trento servirebbe una rete a maglie molto più strette. Una rete che comprenda, ovviamente, anche il Gigante il Centro Santa Chiara.

Ma questa utopia non si realizzerà mai . E i teatri periferici, (che in questi anni si sono moltiplicati in nome di un campanilismo elettorale spinto fino al condominio) dovranno sempre tenere nel conto anche l’angoscia contabile. Ma porre oggi questo problema a Villazzano, in un momento di festa, è indelicato. E’ da rompiballe. E dunque viva Villazzano, viva TeatroE/Estroteatro, viva la rete dei piccoli. Eccetera. Evviva, più di tutto, per il più significativo dei momenti inaugurali. E cioè i ripetuti tour teatrali organizzati domenica per dar modo a tutti di respirare un clima, un desiderio, una filosofia. La filosofia, cioè, di trasformare il teatro in un luogo che vive anche al di là ed oltre lo spettacolo. Un luogo che accoglie, valorizza e promuove chi ha arte da offrire e non ha spazio dove sperimentarla, farla conoscere. Dalla teoria, (ottima teoria) alla pratica il passo sarà lungo e periglioso. Ma è l’unico passo possibile.

 

L’INAUGURAZIONE

Sabato 7, ORE 17.30: taglio del nastro e discorsi. Parteciperanno all’inaugurazione anche gli allievi della Scuola di Musica “I Minipolifonici”.

ORE 20.30: “Te’neramente ensema”. Compagnia: Gruppo teatrale Gianni Corradini. Drammaturgia: Antonia Dalpiaz. Regia: Cristian Corradini. Trama: Un appartamento e due signore di mezza età: Clara, rimasta vedova, e sia cognata Lucia, mai sposata, le quali sono obbligate da un “codicillo” testamentale a vivere insieme.

Domenica 8 ottobre 2017

ORE 11.00-15.00-21.30: tour artistici del teatro; un modo coinvolgente per scoprire la struttura del teatro, curiosare in ogni angolo, dai camerini alla regia, dal palcoscenico ai magazzini. Un giro completo per essere consapevoli di come è costruito uno spazio teatrale a cui si aggiungerà una presentazione del programma attraverso brevi momenti artistici.

ORE 20.00: “I Minipolifonici in concerto”. Un concerto con la partecipazione di: -Cori e Orchestra della Sede di Villazzano e Povo; -Orchestra Giovanile d’Archi; -Gruppo Giovanile di Fiati

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