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Fallimenti in diminuzione ma il valore sfiora i 100 casi all'anno. ''Timida ripresa''

Nel 2017 sono stati 98, l'anno precedente erano 145. Un dato pur sempre superiore a quelli rilevati negli anni precedenti la crisi. Il comparto dell'edilizia il più colpito: da solo rappresenta la metà delle procedure fallimentari

Pubblicato il - 11 gennaio 2018 - 15:49

TRENTO. La Camera di Commercio di Trento, che attraverso il suo Ufficio studi e ricerche ha elaborato i dati, precisa che il numero dei fallimenti in provincia non è direttamente collegato alla situazione economica attuale, che le indagini congiunturali confermano invece in ripresa: il fallimento, infatti, rappresenta spesso l’ultimo atto di una situazione di criticità che si protrae da molto tempo.

 

Detto questo, ecco i dati, da cui è possibile osservare una diminuzione rispetto all'anno precedente, anche se nel 2017 il numero rimane ancora troppo vicino alla soglia dei 100 all'anno. In provincia di Trento, infatti, le aperture di fallimento sono state 98, un valore in diminuzione rispetto al 2016, quando i fallimenti erano stati 145.

 

Una diminuzione, quindi, ma un dato pur sempre superiore a quelli rilevati negli anni precedenti la crisi. Le imprese individuali fallite sono risultate essere 5 mentre le società 93. L’analisi territoriale evidenzia come Trento risulti il comune con il maggior numero di imprese fallite (29), seguito da Rovereto (13) e Pergine Valsugana (7). Quattro fallimenti hanno interessato i comuni di Ala e Borgo Valsugana e tre Riva del Garda.

L’esame dei singoli settori rivela che l’edilizia rappresenta anche nel 2017 il comparto maggiormente interessato dai fallimenti. Le imprese di costruzione o gli impiantisti dichiarati falliti sono 39, a cui si aggiungono 8 società immobiliari, quota che rappresenta il 48% del totale delle procedure concorsuali considerate.

Segue il settore manifatturiero con 16 fallimenti e alberghi, bar e ristoranti con 9 procedure fallimentari aperte in corso d’anno. Il commercio ha totalizzato complessivamente 7 procedure concorsuali, mentre altri settori sono stati interessati più marginalmente come i trasporti (4), i servizi di supporto alle imprese (4), i servizi di informazione e comunicazione (5) e altri settori (6).

L’analisi in serie storica, riferita all’ultimo quindicennio, evidenzia che solo negli ultimi cinque anni, dal 2013 al 2017, in provincia si è avvicinato o superato il valore delle cento aperture di fallimento all’anno, mentre in precedenza il dato rimaneva al di sotto di questa soglia con numeri che oscillavano tra i 30 e i 70 casi.

 

In questo ultimo quinquennio le imprese fallite sono circa 600, un dato che rappresenta oltre l’1,2% delle imprese attive in Trentino. Rispetto ai valori medi del quadriennio 2013-2016, nel 2017 la distribuzione percentuale dei fallimenti per settore ha evidenziato un ulteriore aumento per quanto riguarda il comparto dell’edilizia- immobiliare – la cui incidenza è ora prossima al 50%, rispetto a una media del 43% – mentre risulta solo leggermente superiore nel settore manifatturiero (16% dei fallimenti nello scorso anno, rispetto ad una media del 14%) e in netta diminuzione se riferita al commercio (7% nel 2017 rispetto a una media del 18%). Cresce invece l’incidenza dei fallimenti di alberghi, bar e ristoranti (9% nel 2017 rispetto a una media del 5%) pur rappresentando un numero esiguo in termini assoluti.

Per la Camera di Commercio questi dati sono la testimonianza che la fase recessiva degli scorsi anni è stata decisamente marcata. "Solo a partire dal 2017, infatti, anche il numero delle aperture di fallimento inizia a registrare una positiva inversione di tendenza che riflette il moderato recupero economico provinciale rilevato da due-tre anni a questa parte".

 

"Infine -spiega la Camera di Commercio - è utile segnalare come il comparto edile-immobiliare, particolarmente colpito in questi anni di congiuntura economica negativa e ancora in crisi strutturale, concorra a mantenere elevato il numero dei fallimenti in provincia che altrimenti si avvicinerebbe a valori più in linea con quelli rilevati nei periodi precedenti le fasi recessive".

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