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Not, le aziende al Tar chiedono di proseguire col project financing. La Provincia: "Doveva ridurre il rischio ricorsi e invece ci sono stati"

Ieri l'udienza pubblica sul ricorso di Impregilo, Cmb e Pizzaroti (Mantovani sarà a febbraio). Ammonta a 41 milioni di euro la richiesta danni. La Pat procede per la sua strada. Nella "relazione sui motivi di revoca" dell'amministrazione si conclude che la finanza di progetto avrebbe dovuto evitare i contenziosi e invece ci sono stati. Ma l'errore non è partito proprio dall'ente pubblico?

Di Luca Pianesi - 11 novembre 2016 - 15:20

TRENTO. La sensazione è che si andrà dritti, dritti al Consiglio di Stato. Ieri l'udienza pubblica al Tar di Trento sulla questione ricorsi delle aziende, che avevano partecipato alla gara per il Not, contro la Provincia, infatti, ieri si è concentrata quasi tutta sul tema project financing sì, project financing no e poco sul pronunciamento del Consiglio di Stato. E quindi poco sulla quella frase contenuta nella sentenza del 2014 che si concludeva con "per effetto di quanto disposto, la Provincia può procedere alla rinnovazione della gara a partire dalla fase di presentazione delle offerte".

 

Per le aziende è questo, infatti, il vero argomento del contendere: la gara, dicono, anche secondo questa frase del Consiglio di Stato, dovrebbe ripartire con le stesse quattro cordate che avevano partecipato sin dall'inizio e dovrebbe mantenere grosso modo lo stesso impianto salvo che "l'Amministrazione - si legge sempre nella sentenza del 2014 - possa anche intervenire, nell'occasione, per perfezionare alcuni profili contestati delle disposizioni di gara". L'interesse delle ricorrenti (che ieri erano tre: Cmb, Impregilo e Pizzarotti e non c'era Mantovani la cui posizione sarà discussa davanti al Tar a febbraio) non è che la Provincia si stia affidando a un nuovo modello per realizzare l'opera ma che la precedente gara non venga azzerata. Anche perché il tutto, lo ricordiamo, nasce da un clamoroso errore compiuto proprio dall'amministrazione nel 2011: il più grande appalto della storia del Trentino (il Not valeva 1,7 miliardi di euro tra realizzazione dell'opera e gestione dei servizi il tutto strutturato secondo il modello del project financing) saltò perché due membri (Livia Ferrario e Luciano Flor) della commissione aggiudicatrice dell'opera erano stati inseriti anche tra coloro che avevano redatto il bando, violando così l'articolo 84 comma 4 del Codice degli appalti. (Sul tema avevamo chiesto un parere anche al presidente dell'Anac Raffaele Cantone LEGGI LA SUA RISPOSTA) 

 

Ieri, invece, la discussione si è incentrata quasi tutta sul project financing che la Provinica ha deciso di abbandonare forte anche di una "relazione del responsabile del procedimento sulla valutazione dei motividi revoca della gara del Nuovo ospedale del Trentino". Un documento chiave per il processo nel quale, in un capitolo, si parla della "Verifica dell'interesse pubblico". Nel testo si legge: "A seguito della citata sentenza del Consiglio di Stato, la Provincia ha svolto un'analisi comparativa delle possibili alternative da seguire nell'attività amministrativa conseguente. Sulla base degli approfondimenti svolti la Giunta provinciale ha ritenuto di assumere, con propria deliberazione, un atto di indirizzo in ordine alla realizzazione del Nuovo Polo Ospedaliero del Trentino. Dalla citata deliberazione giuntale - e questo è un passaggio cruciale - si evince che il Consiglio di Stato consente di rinnovare la procedura di gara oppure procedere in altro modo per la realizzazione e gestione del Not". 

 

La relazione della Provincia, quindi, conclude che la finanza di progetto non sarebbe più ritenuta un modello adatto alla realizzazione dell'opera per ragioni economiche e anche per una questione di tempi. E in conclusione del documento si può leggere che, tra le altre cose, il project financing era stato scelto "al fine di ottimizzare tempistica e realizzazione" invece "a causa del contenzioso  innescatosi, nella realtà ci troviamo con un ritardo realizzativo di 4 anni! Quindi l'affermazione che la finanza di progetto è uno strumento più snello e meno rischioso, in termini di contenzioso, rispetto a un appalto tradizionale è del tutto smentito dai fatti". Come se fosse colpa della finanza di progetto (o di qualsiasi altro modello di appalto) se l'amministrazione sbaglia a mettere le stesse persone in due commissioni diverse. Probabilmente i tempi non si sarebbero allungati se non ci fosse stato l'errore alla base. O forse sì. SI può solo fare ipotesi al riguardo.

 

I fatti, invece, sono il dibattito di ieri.

Da un lato la richiesta dei legali delle tre imprese di far proseguire la gara dal momento che è stata interrotta, ribadendo la volontà di realizzare l'ospedale (un risarcimento in forma specifica) e che solo in seconda battuta (nel caso di annullamento della gara) si vorrebbe procedere al risarcimento per equivalente (l'utile d'impresa mancato) e l'indennizzo per la gara (prendere parte a un tale appalto è comunque costato ad ogni azienda diverse centinai di migliaia di euro). Un risarcimento che viaggia sui 41 milioni di euro totali per tutte e quattro le imprese: 14 milioni e 268 mila euro per Salini Impregilo, 11 milioni e 117 mila euro per Cmb, 11 milioni per Pizzarotti e 5 milioni e 300 mila euro per Mantovani.

 

Dall'altro lato il tentativo di Francesco Di Ciommo (uno dei legali della Provincia venuti da Roma) di spostare la discussione sul modello di appalto da seguire, strada "accettata" dai giudici del Tar che hanno chiesto diversi ragguagli sulla questione. Adesso il Tar procederà alla decisione. La sensazione, come detto, è che ci sarà bisogno, comunque, del Consiglio di Stato per dirimere la controversia

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