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Dellai, Pacher, Pinter, l'incontro degli ex che guardano lontano: "All'Autonomia serve identità, al Trentino una Comunità autonoma"

La serata si è svolta a palazzo Libera. Dellai ripropone la Comunità Autonoma dei Trentino e sferza Rossi: "Io non condivido affatto la sicumera del presidente, non sono sufficienti le campagne acquisti, serve l'umiltà di un pensiero nuovo"

Di Donatello Baldo - 12 dicembre 2017 - 18:52

VILLA LAGARINA. Pioggia battente, neve ovunque, un tempo da cani. Nemmeno la 'rotta' per entrare a palazzo Libera: chi se lo immaginava che alla serata con Dellai, Pacher e Pinter sarebbe arrivata tanta gente? Ex amministratori, sindaci, consiglieri provinciali, molto di quello che una volta veniva definito 'apparato'; ma anche tanti giovani, quelli che poi faranno domande, quelli più 'inquieti' per usare una delle parole emerse durante la serata.

 

"Hanno detto che questa riunione, con noi tre, è un po' vintage - ha esordito Roberto Pinter - ma questo è un complimento, perché sono i migliori vini quelli definiti in questo modo". Ma spiega subito che non si tratta nemmeno di un 'ritorno' per prendere in mano il timone: "Non siamo come Luciano Benetton che torna a guidare la sua azienda perché ritiene che i figli non ne siano in grado".

 

L'incontro è piuttosto una riflessione ad alta voce sull'Autonomia, un ragionamento che cerca di guardare lontano, proposto da tre figure che in un passato recente hanno avuto in mano le redini del governo trentino. "Ad un anno dalle elezioni serve stipulare un patto per l'Autonomia - spiega Pinter - dobbiamo riportare al centro il dibattito sulla Regione, rilanciare il patrimonio delle comunità, concentrarci su mobilità ed energia, sul concetto di autonomia come solidarietà".

 

Pinter tocca anche altri punti, quello delle riforme, del governo dei territori: "No al centralismo provinciale, si deve scommettere sulla sussidiarietà". Questo patto, secondo l'ex assessore provinciale, dovrebbe essere definito dalla coalizione di centrosinistra autonomista, "ma il patto lo si stipula con la comunità trentina". Non un accordo elettorale, anche se importante in vista delle elezioni sia politiche che provinciali, "un patto di governo che apra alle componenti sociali".

 

Lorenzo Dellai inizia il suo intervento con taglio ironico, senza risparmiarsi un raffinato sarcasmo contro il governatore Rossi: "Questo incontro ha suscitato malumori, è stato descritto come un raduno di 'gufi' disfattisti". 

 

"Ma tranquilli - ha affermati - va tutto bene, la Provincia funziona, il popolo è contento: 'Abbasso i disfattisti!'. Ma c'è un piccolo problema - ammette - che a stare poco bene è il mondo che ci circonda",  e qui si riferisce ai nazionalismi che in Europa alzano la testa, e all'opposto al neo-centralismo che rischia di omologare tutto.

 

Parla dei rapporti con Bolzano: "Non è più tempo per nessun 'Los von'", affronta il tema della sovranità nazionale con una metafora marittima: "Siamo una piccola barca in un mare agitato dalle onde delle grandi navi, navi che faticano a trovare la rotta tra nuovo statalismo e indipendentismi a volte improvvisati". 

 

"Il presidente Rossi chiede alla coalizione di non concentrarsi su se stessa, di guardare oltre. Le parole del presidente sono ordini - afferma sarcastico - e allora siamo qui proprio per uno sguardo lungo, capace di guardare alla terza fase dell'Autonomia: per questa occorre lavorare per la costruzione di una Comunità autonoma che trovi una terza via tra lo statalismo revanchista e il localismo avventuriero".

 

L'ex governatore parla poi della democrazia diffusa, "delle esperienze di micro-democrazia e micro-autonomia che dobbiamo preservare". Il rischio, per Dellai, è quello di burocratizzare queste esperienze, "quelle che definiscono la nostra stessa Autonomia". Esperienze che andrebbero invece incentivate, "evitando che la dimensione 'macro' travolga la spontaneità democratica e autonomistica delle dimensioni 'micro' che in Trentino hanno radici profonde". 

 

Tona il tema della 'Comunità autonoma trentina'. "Senza la comunità la nostra autonomia degrada a mero decentramento". E spiega, confermando e condividendo l'intervento di Roberto Pinter, che un patto dev'essere stipulato con le comunità: "Io non condivido affatto la sicumera del presidente Rossi - afferma duramente - perché non sono sufficienti le campagne acquisti, serve l'umiltà di un pensiero nuovo, serve mobilitare le intelligenze".

 

"Possiamo essere un'autonomia che si fa centro - conclude - e un contributo in questo senso arriva proprio dal documento congiunto tra Upt e Pd, un contributo per costruire una nuova Autonomia trentina". 

 

Alberto Pacher usa invece un paradosso per spiegare la situazione: "Non ce la siamo cavata male in questi anni, abbiamo nuove competenze, l'autonomia è in salute, funziona, c'è l'Euregio. Ma allora - si chiede - perché sentiamo questa inquietudine, perché siamo qui a parlare di autonomia, perché ci stiamo interrogando sul domani?".

 

E l'ex sindaco di Trento, il vice che è diventato presidente dopo che Dellai è andato a Roma, risponde così alla domanda: "Siamo alla ricerca della nostra identità, perché ogni processo evolutivo, anche quello della nostra autonomia ha a che fare con l'identità, e la vera partita si giocherà proprio su questo". 

 

"L'immagine del Trentino è quella eteropercepita dai turisti che popolano le nostre valli, un'immagine positiva. Ma qual è l'immagine autopercepita? Eccolo il tema su cui tutti dobbiamo interrogarci, e non a caso Lorenzo Dellai rilancia la Comunità autonoma del Trentino". 

 

Le domande dal pubblico sono arrivate per lo più dai giovani presenti in sala. Alcuni dubbi sulla costruzione 'dall'oggi al domani' del 'senso' di comunità, sulla difficoltà già oggi, tra le nuove generazioni, della consapevolezza dell'autonomia

 

Tra le domande anche quella di Elisabetta Bozzarelli: "L'autonomia è spesso percepita come qualcosa di esoterico, riservato a pennacchi e appartenenti alla tradizione, ma c' bisogno di parole nuove per rappresentare l'autonomia. Serve un nuovo verbo". 

 

Per Lorenzo Dellai dare 'il verbo' è forse troppo, non se la sente di suggerirlo. "Mi è venuto in mente un avverbio - dice - la parola 'insieme'". E la spiega così: "Insieme significa ricomporre una trama capace di affrontare le prossime scadenze elettorali ma capace anche di immaginare una nuova anomalia trentina". 

 

 

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