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Catalogna, "Sconfitta politica di Rajoy". Il docente trentino che insegna a Barcellona: "Ma nessuno ha cercato il dialogo"

Steven Forti, trentino di Romagnano, insegna Storia contemporanea alla Universitat Autònoma de Barcelona. "Rimarrà la rappresentazione delle file ai seggi e della polizia che manganella". Ma sulle analogie con l'autonomia di Trento e Bolzano: "Situazioni molto diverse, per storia, per identità e per contesto politico"

Di Donatello Baldo - 01 ottobre 2017 - 18:49

TRENTO. Le immagini che arrivano dalla Catalogna, nel giorno del referendum per l'indipendenza, sono di scontri e manifestazioni, di file ai seggi e poliziotti che disperdono la folla con i manganelli. La rappresentazione è proprio questa: un popolo che vorrebbe esprimersi democraticamente e un governo centrale che lo impedisce con la forza.

 

Una semplificazione che non restituisce la complessità della situazione. “Ma questo è il messaggio che rimarrà”, spiega Steven Forti, trentino di Romagnano, docente di Storia contemporanea alla Universitat Autònoma de Barcelona, città in cui vive da 15 anni.

 

“Ora, al di là delle considerazioni sulle legittimità di questa consultazione – spiega Forti - dobbiamo chiederci questo: a partire da queste immagini, da questo messaggio che si sta diffondendo in Europa e nel mondo, cosa succederà domani?”.

 

Intanto capiamo cosa succede adesso. Che notizie hai?

Ci sono zone in cui la polizia spagnola è intervenuta cercando di sgomberare i seggi, cosa peraltro avvenuta in certi casi anche con la forza, a suon di manganellate, infatti si contano già numerosi feriti. Non ci sono notizie di ulteriori scontri di piazza ma la situazione è comunque grave.

 

Ci sono zone in cui la popolazione è riuscita a esprimere il proprio voto?

Ci sono altri seggi in cui invece la gente è in coda perché le operazioni sono lente. Lì la situazione è piuttosto tranquilla ma c'è tensione per le informazioni che arrivano da altre parti della Catalogna. Si ha però notizia di altri seggi in cui non si riesce a votare non per colpa della polizia ma per il sistema informatico che non funziona.

 

Questa mattina il Governo catalano ha comunicato che si può votare in ogni seggio, non più soltanto in quello assegnato.

In sostanza ha cambiato le regole del gioco e ora in modo ancora più palese la validità di questo referendum, come già si sapeva, è inesistente. Anche a livello internazionale come si fa a sostenere la validità e la serietà di questa votazione? Non ci sono controlli, i sistemi informatici non funzionano.

 

Perché allora questa forzatura sul referendum da pare del Governo catalano?

La mia impressione è che si sia voluto trasformare questo referendum, senza mai dirlo esplicitamente, in una grande protesta popolare. Quello che rimane, ed è molto evidente e avrà tante conseguenze, è il dato simbolico.

 

Ma non sono simbolici gli scontri. Ci sono parecchi feriti. Ci si aspettava tutto questo?

Da settimane ci sono due treni in corsa uno contro l'altro. Da una parte il governo di Rajoy e dall'altra parte quello catalano. Una parte che dice 'Questo referendum non si farà mai' e l'altra che dice 'Lo faremo a tutti i costi'. Era prevedibile che si arrivasse a questo punto, senza dialogo rimaneva solo questa opzione.

 

Dialogo che appunto non c'è stato.

E' stato completamente assente e questa è la ragione del fatto che siamo arrivati a questa situazione. Da 5 anni manca il dialogo, da quando ancora non si parlava di referendum ma c'erano solo delle rivendicazioni indipendentiste da parte del governo catalano.

 

Dopo la giornata di oggi, per forza, il dialogo dovrà cominciare.

Finita la giornata di oggi è necessario. Ma con chi? Vedremo cosa succede perché non credo che Rajoy possa ancora essere un attore politico che può partecipare al tavolo delle trattative. Si stanno chiedendo le sue dimissioni e non soltanto da parte dei catalani. Oltre alla sindaca di Barcellona, le chiede lo stesso Iglesias di Podemos e tante altre personalità.

 

A questo punto rischia anche di saltare il governo spagnolo?

E' chiaro che oggi Rajoy subisce una profonda sconfitta politica. La conseguenza di quanto successo oggi la capiremo nei prossimi giorni ma ricordiamoci che lui governa in minoranza, grazie all'astensione dei socialisti, e cosa faranno ora? L'appoggio può tenerlo da Ciudadanos però non arrivano alla maggioranza assoluta. Il partito nazionalista basco che gli aveva votato il bilancio l'anno scorso si è proposto come possibile mediatore e non credo che dopo una giornata così potrà andare in soccorso di Rajoy.

 

Sui social girano le immagini degli scontri con la scritta: “Europa dove sei?”. Dov'è l'Europa?

La dinamica è complessa. Fino ad ora non è intervenuta e anche pochi giorni fa, nell'incontro di Tallin, le istituzioni europee hanno ripetuto che la questione catalana riguarda la Spagna, è un fatto di politica interna. Però vediamo, scene come quelle di oggi possono far modificare la situazione, sollevando anche la reazione dei singoli Stati europei.

 

L'Europa potrà guidare le trattative per un futuro negoziato?

Per la situazione in cui si trova l'Europa oggi, credo sia difficile che sia la stessa Ue a guidare un possibile negoziato. Quello che deve fare, e che magari sta già facendo, è adoperarsi dietro le quinte per facilitare il dialogo tra le parti. Entrare in modo esplicito e manifesto all'interno di un'eventuale trattativa non credo, non ci sono le basi, anche in considerazione della crisi post-Brexit.

 

Anche in Trentino si levano voci solidali con il popolo catalano. Ugo Rossi ha postato questa foto. Sembra il gioco delle differenze. Cosa ne pensi?

Penso che sono due situazioni molto diverse, per storia, per identità e per contesto politico. L'unico forte punto in comune è la cultura dell'autonomia, ma esiste anche in altre regioni dell'Europa. Detto questo, la solidarietà è giusta e necessaria quand'è contro la repressione, come nel caso di oggi.

 

Gli Schützen hanno issato una enorme bandiera catalana sui monti di Terlano. Anche loro hanno espresso solidarietà.

Io non ho mai avuto simpatia per nessuna bandiera, ma questa è la mia posizione personale.  

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