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Centrodestra trentino: "Tutti al centro". Ecco le prime manovre in vista delle elezioni del 2018

La discesa in campo di Carlo Daldoss e le aspirazioni del sindaco di Rovereto Valduga mettono scompiglio tra i partiti dell'opposizione. Chi rimane coerentemente a destra, chi cerca il carro su cui salire, chi gioca di tattica e chi vorrebbe ma ancora non può. Tra questi Kaswalder che non ha ancora deciso se lasciare il Patt e formare (con Bezzi?) un nuovo partito autonomista

Di Donatello Baldo - 06 gennaio 2017 - 08:02

TRENTO. In questa legislatura sono spesso saltate agli occhi le divisioni interne al centrosinistra trentino: le divisioni nel Patt, quelle nel Pd, le fibrillazioni in giunta, le reprimende di Ugo Rossi ai consiglieri riottosi, i distinguo sul referendum costituzionale. Il centrodestra, nel suo ruolo di oppositore, è sembrato invece un sol corpo unito contro la giunta, unito nelle ore infinite di ostruzionismo, unito sulla battaglia referendaria e sui temi della sanità soprattutto.

 

Ma a ben guardare anche a tra i banchi dell'opposizione ci sono distinguo e divisioni, c'è chi guarda da una parte e chi dall'altra, chi segna bene bene il perimetro del suo agire politico e chi invece vorrebbe torcere il collo un po' a sinistra (fermandosi nel centro, sia ben chiaro) per scorgere chissà, forse un posto da assessore. E non è una brutta cosa questa: significa che c'è voglia di governare, di proporre un'alternativa al governo attuale, alla compagine che governa il Trentino ormai da molti anni.
 

Partiamo dai convinti a rimanere lì, nel centrodestra. E al primo posto, ex aequo, ci sono Lega e Agire. Loro sono chiari fin da sempre, la Lega per storia, per cultura politica. Agire perché Claudio Cia l'ha detto e ripetuto: “Il movimento Agire per il Trentino si colloca nell'ambito del centrodestra”, e non si discute nemmeno un po' su posizioni strane a cavallo del centro “senza essere né carne né pesce”.

 

“Agire non disdegna di lavorare insieme a Lega Nord e Forza Italia e questo lo sta facendo alla luce del sole – afferma Cia – e fin dal suo esordio senza ambiguità si è proposto come punto di riferimento per l’elettorato di centrodestra. La vera alternativa al centrosinistra – continua il consigliere - non può che iniziare con la chiarezza, l’onestà e la trasparenza verso chi ci guarda e ci ascolta”.

E se nessun dubbio pervade Cia e Fugatti sul rimanere dove sono, qualcuno vorrebbe forse ampliare gli orizzonti. E' il caso di Walter Viola, espressione di un mondo che a dire il vero non si è mai schierato ideologicamente ma che da sempre si è collocato al centro. Nel centrodestra non si è mai riconosciuto e assieme a Marino Simoni guarda con favore a quello che si muove in vista di un prossimo governo provinciale.

 

Guarda a Carlo Daldoss che però sfugge a ogni aggancio. Non si sa su chi si appoggia l'assessore tecnico chiamato in Giunta da Ugo Rossi, non si capisce bene chi sia l'interlocutore privilegiato, se forse il sindaco Francesco Valduga, se forse lo stesso Patt, se altri portatori di voti e i ras di qualche valle. Se forse Gianni Kessler che se tornasse farebbe esplodere il Pd.

 

Insomma si guarda al centro, si guarda a cosa mai faranno i civici, il movimento che per ora si ritrova a cena assieme che fa capo al sindaco Valduga che a Rovereto ha messo assieme una compagine un po' anomala che mette assieme i Verdi e gli ex Pd, quelli di destra e quelli che non vogliono sentirsi né di destra ma nemmeno di sinistra.

 

A loro guardano anche Claudio Civettini e Rodolfo Borga. Uomini di destra, quella vera, che hanno scommesso sul civismo di Valduga per sparigliare le carte e trottare tutti assieme all'arrembaggio. Di Valduga hanno bisogno perché lui porta i voti, almeno sulla carta. Perché loro, come consiglieri, possono portare poca roba: non c'è un partito che li esprime, non c'è una base che gli appoggia. Tutto il gruppo sembra essere passato a Claudio Cia.

 

Vorrebbero che i civici scegliessero di andare contro Rossi, contro la maggioranza che fino ad ora ha governato, e approfittare del momento favorevole per prenderne la guida. Borga è un vecchio di caserma, Civettini un lagarino che conosce bene la realtà roveretana, vorrebbero guidare l'assalto contro il Pd, allontanare il Patt dalla sinistra, mettere Valduga presidente per ammainare la bandiera del centro-sinistra-autonomista dal palazzo della Pat e issare quella nera (dei pirati).

 

Ma quel civismo che sembra tanto virginale, pronto a rispondere solo ai cittadini e disinteressato, desideroso di rispondere ai bisogni della “gggente” sembra che voglia invece un posto in giunta. E quindi guarda alla maggioranza, a chi al governo ci sta seduto ora. Guarda a Daldoss, al centro che non sceglie, che mette in palio l'appoggio a chi offrirà di più. A chi darà la garanzia di un posto sicuro.

 

Perché diciamolo: se un sindaco lascia a metà legislatura (vedano poi gli elettori se è corretto oppure no), non rischia di tornare a fare Cincinnato e coltivare l'orto. Non lo farà Valduga ma nemmeno Oss Emer, il sindaco di Pergine. E non si scomodano per fare i consiglieri semplici, ambiscono alla stanza dei bottoni, e Borga e Civettini non danno garanzie su questo fronte.

 

In sintesi, gli scenari sono due: l'azzardo delle Civiche di Valduga e Oss Emer che riescono a coalizzare Patt, Upt, Daldoss e Walter Viola, tenendo ai margini il Pd a sinistra, Lega, Cia e Forza Italia a destra. Oppure la riedizione del centro-sinistra-autonomista con la stampella centrista e determinante di Valduga e Viola.

 

Poi c'è l'incognita Giacomo Bezzi, e quella di Walter Kaswalder. Due autonomisti della prima ora. Il primo lasciò il Patt quando andò a sinistra, e in Forza Italia ormai da tempo ci sta stretto. Il secondo è in predicato di lasciare il Patt per manifesta incompatibilità con la linea Rossi-Panizza, un Patt in cui fatica a riconoscersi. Potrebbero costituire un polo autonomista di centrodestra, un nuovo soggetto politico a cui si iscriverebbe certamente anche Manuela Bottamedi.

 

La confusione è grande sotto il cielo del centrodestra, “la situazione è eccellente” direbbe Mao Tse-tung. Ma non è letteratura appropriata quella del Grande Timoniere, meglio attingere da altre fonti e parafrasare Ennio Flaiano che diceva: “In Italia (e a quanto pare anche in Trentino) la situazione politica è grave. Ma non è seria.”

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