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A Gardolo il presidente di circoscrizione si dimette e leva il "palco" alle opposizioni pronte a sfiduciarlo. "Qui si sta vivendo il peggio della politica, lascio"

Campestrini ieri sera sarebbe finito in minoranza e allora ha anticipato tutti facendo un passo indietro. Dopo che Garavello (Patt) aveva abbandonato la maggioranza il centrosinistra autonomista non aveva più i numeri. Ieri la minoranza era pronta a compattarsi e asfiduciarlo

Di Carmine Ragozzino - 19 aprile 2017 - 10:43

TRENTO. Poteva essere – lo sarebbe stata certamente visti i tristemente divertenti trascorsi – una bella serata di inconsapevole quanto disarmante cabaret politico. E’ stato, invece, un "corto". Anzi un cortissimo. O meglio, un lampo.

A togliere ieri sera pathos all'"appuntamento con la storia", (oddio, è la storia della Circoscrizione, quindi non esageriamo) a Gardolo ci ha pensato Ottavio Campestrini. Il presidente Pd della Circoscrizione più grande e più problematica della città (storicamente “governata” dal centro sinistra) si è dimesso all’inizio della seduta che doveva trattare la mozione delle minoranze casualmente riunite. La mozione che - numeri alla mano – lo avrebbe comunque sfiduciato.

 

“A Gardolo – ha detto Campestrini dopo aver sintetizzato con il solo apporto di un’aritmetica asettica al sentimento (numeri di sedute, numeri di delibere) il bilancio dei suoi due tormentati anni di presidenza – si sta vivendo il peggio della politica. Non fa per me. Io lascio”. E lascia, ha spiegato, per tornare a fare quello che meglio sa fare: parlare con i “gardoloti” . Per strada e non in un’aula che ripropone nel suo piccolo le grandi miserie della politica politicante. Campestrini avrebbe forse voluto dire – in nome di una rivendicata dignità - anche “se non vi lascio spararmi addosso”. Ma non ce n’era più bisogno. Con le dimissioni non c’era – da regolamento – più seduta.

 

La minoranze non hanno avuto modo di accusare la maggioranza recitando una trita sequenza di vacuità scritta sui copioni redatti da una Lega che è curiosamente cittadina, provinciale e nazionale, dall’Agire del consigliere provinciale Cia e dai meet up del militante ignoto o telematico dei Cinque Stelle. La maggioranza – che a Gardolo non c’è da tempo nell’aritmetica ma è, soprattutto, un ectoplasma nella sostanza – s’è consolata della sua capacità di produrre “furbate” a respiro corto. Con la mossa delle dimissioni suggerite a Campestrini dallo strateghi Pd locali (Merler e Serra, pare) s’è presa la magra soddisfazione di negare il palco ai detrattori/oppositori. E la scelta deve essere stata vissuta come una sorta di liberazione dall’ormai “fu” presidente Campestrini. Lui vanta giustamente la sua perizia di pompiere, (anzi, capo dei pompieri). E così, senza nemmeno dover usare l’idrante, ha spento sul nascere ogni accenno di fiammata demagogica in un aula con i cerini dei personalismi pronti ad ardere.

 

Detto del prologo, che è al tempo stesso, curiosamente, è anche il finale, tocca fare un po’ di macchina indietro. A Gardolo, nella circoscrizione, la crisi era una condizione permanente fin dal giorno in cui – ad inizio legislatura – il consigliere Garavello, eletto nel Patt e dunque ottavo membro di una maggioranza al lumicino, (8 contro sette) aveva traslocato dalla parte opposta. Il motivo non s’è mai capito. Ma i “numeri”! si sono ribaltati. E i patemi del centrosinistra sono aumentati. Se la politica fosse solo pallottoliere, la sfiducia si sarebbe potuta presentare – con esito positivo per il centrodestra- già parecchi mesi fa. Non è accaduto perché la minoranza a Gardolo è un soggetto ondivago: i Cinque Stelle (che sono due) vanno per proprio conto – su di loro non si può far conto né da una parte né dell’altra - al motto “decidiamo di volta in volta”. Insomma, non sono assimilabili.

 

E lo stesso transfuga della prima ora, il Garavello, ha sempre provato a giocare una partita in proprio. Perdendosi tra una chimera di destra e una di sinistra. “Ma io ero del Pci – butta lì sibillino – non posso essere del Pd che è altra cosa ma nemmeno posso essere di destra”. Ecco: destra, sinistra, centro. Categorie che a Gardolo, così come anche in quasi tutti gli altrove della città periferica, non fanno capire un tubo delle dinamiche che animano le circoscrizioni. A Gardolo, come altrove, le appartenenze sono scimmiottamenti spesso mal riusciti. Il consiglio circoscrizionale che a dirla con i numeri esposti da Campestrini si è riunito 26 volte producendo 151 delibere è un ente anonimo che ha progressivamente perso – da una parte e dall’altra dei presunti “schieramenti” – il rapporto dialettico e produttivo con il territorio e con la popolazione.

 

I problemi – urbanistica, socialità, giovani, comunità – sono irrisolti perché le circoscrizioni possono indicare molto al Comune ma decidere nulla. E in questo paradosso della cosiddetta democrazia partecipativa resta in piedi solo un gioco delle parti imbarazzante: la destra drammatizza ogni questione, (a partire dalla sicurezza e dall’immigrazione) perché altro non le interessa. La sinistra minimizza, perché altro non sa più fare, e latita quando occorrerebbe invece immaginare progetti e azioni in grado di rapportarsi ai profondi cambiamenti demografici, urbanistici e sociali vissuti negli ultimi anni dal sobborgo. Il tutto in un sobborgo che è sbagliato chiamare sobborgo per quanto è grande e per quanto è abitato.

 

Gardolo è una città nella città. Gardolo potrebbe essere un laboratorio di innovazione sociale dell’integrazione e della multi cultura se il Comune, la giunta in primis, ci ragionasse con meno approssimazione e con un po’ più di coraggio. In Circoscrizione – alla luce dell’azzeramento di martedì – potranno anche cambiare gli assetti. Il presidente potrà forse passare dal Pd al centro della destra. Ma non cambierà lo “stato dell’arte” che appare come la triste arte del parlarsi addosso e del girare a vuoto in un campo politico come nell’altro. Per chi si affeziona alle schermaglie d’aula le novità arriveranno, se arriveranno, tra una ventina di giorni. Quando cioè a Gardolo ci sarà da eleggere un nuovo presidente di Circoscrizione dopo la reggenza del vice Camillo Mottes.

 

Non è detto che i giochi siano semplici. E nemmeno importa. Ma importa, invece, che la vicenda provochi almeno un sussulto di ragionamento nel campo di chi non può certo sentirsi appagato della “furbata” di aver tolto alla minoranza la soddisfazione della polemica. Walter Lenzi, ex consigliere che nella passata legislatura s’era dannato l’anima per costruire a Gardolo vincenti pratiche di una “comunità” aperta e solidale invita il centrosinistra, il Pd in testa, ad un’autocritica salutare. Un’esame di coscienza che serva a tradurre idealità oggi sfumate in azioni, iniziative leggibili, condivisibili: magari semplici ma puntuali e soprattutto coinvolgenti, (aggragando chi sta fuori dai partiti ma ha qualcosa da dire e voglia di fare) nella cura del territorio, nella difesa dei più deboli, nello stimolo a rendere protagoniste le giovani generazioni che a Gardolo come altrove sono smarrite. “Blow in the wind”, disperse nel vento, cantava Dylan….  

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