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Gli ex candidati alla carica di sindaco: "Se fossi Andreatta sulla sicurezza io farei così". Prima puntata, Claudio Cia e Antonia Romano

Il consigliere di Agire propone che i profughi non possano uscire dalle strutture (ma la misura non è applicabile). La consigliera de L'Altra Trento a Sinistra vorrebbe attuare i 17 punti decisi dal Consiglio (ma lei sulla mozione si era astenuta)

Di Donatello Baldo - 15 luglio 2017 - 07:23

TRENTO. Il tema della sicurezza, dell'accoglienza a Trento dei richiedenti asilo e le risse esplose nelle ultime settimane in piazza Dante e in Santa Maria Maggiore, scatenano un dibattito molto acceso, soprattutto sui social dove ciascuno dice la sua.

 

Il sindaco Andreatta è preso di mira, accusato di non essere in grado di affrontare il fenomeno. Anche in questo caso, come nel calcio che al bar sono tutti allenatori, fioccano i consigli e si sprecano le soluzioni.

 

Spesso però le soluzioni avanzate nello spazio di un commento su Facebook sono troppo drastiche, spesso violente e razziste, quasi sempre inapplicabili perché un sindaco può agire fino a un certo punto perché anche lui, per fortuna, deve muoversi in un quadro normativo attraverso provvedimenti che devono attenersi alla legge.

 

Sulla scorta di questa considerazione, che un sindaco agisce con ordinanze e nel rispetto della legge, abbiamo chiesto ai candidati alla carica di sindaco di Trento della tornata elettorale del 2015 cosa farebbero loro se fossero seduti sullo scranno più alto del municipio, che provvedimenti prenderebbero se le elezioni fossero andate diversamente.

 

In gara, allora, c'erano Alessandro Andreatta per il centrosinistra autonomista, Claudio Cia per la coalizione di centrodestra, Paolo Negroni per i 5 Stelle, Antonia Romano per la sinistra e Paolo Primon a capo del suo movimento autonomista. Vinse Andreatta, questo lo si sa, e ora è lui sul banco degli imputati, accusato di non saper affrontare i problemi legati alla sicurezza e al decoro urbano.

 

Ma se avesse vinto Claudio Cia?

 

“Per prima cosa avrei scritto a Ugo Rossi e al ministro Alfano per dire che Trento non ha nessuna intenzione di collaborare con Provincia e Governo nell'accoglienza di richiedenti asilo”. Cia è però consapevole che questo non impedisce l'invio di richiedenti asilo da parere del Governo sul territorio della città: “Lo so, ma il Comune non metterebbe a disposizione le strutture”.

 

Ma comunque questo non impedirebbe al Governo di inviare i richiedenti asilo in Trentino, nemmeno se fosse la Provincia a non collaborare: farebbe come nelle altre Regioni e il prefetto requisirebbe alberghi e altri edifici per l'ospitalità dei profughi.

 

Potere del sindaco è quello di emettere ordinanze. “E ne farei subito una che obbliga i richiedenti asilo a rimanere nelle strutture, senza poter uscire. Ne farei anche una – dice Cia – che vieta a chi non è in possesso del permesso di soggiorno di sostare in parchi e giardini della città”.

 

Provvedimenti che però cozzano con le leggi italiane e con i trattati internazionali: il richiedente asilo non è – per la legge – un detenuto, non può essere rinchiuso. E sul divieto di sostare senza permesso di soggiorno in parchi e giardini c'è da segnalare che il profugo è in possesso di un titolo di soggiorno, quello appunto di richiedente asilo.

 

Una proposta avanzata da Cia-sindaco, questa percorribile, è l'istituzione di un Corpo provinciale di polizia locale, “per rendere più efficace l'utilizzo di agenti anche da fuori comune per intervenire quando è necessario”.

 

Una proposta che però dovrebbe essere costruita di concerto con altri Comuni e con la Provincia, un intento, una buona idea che non dipende direttamente dalla sola volontà di un sindaco.

 

“Mi arrabbierei con il questore che quando i nostri vigili urbani acciuffano un delinquente questo il giorno dopo è libero di tornare a delinquere”. Ma questo dipende dalla legge penale, dai giudici che la applicano. Anche su questo un sindaco può fare poco e niente. “Comunque batterei i pugni sul tavolo se fossi il sindaco e farei di tutto per ostacolare l'accoglienza”.

 

“Dobbiamo essere onesti – conclude – e un sindaco dovrebbe ammettere questo davanti ai sui cittadini: 'Io vorrei fare ma non posso perché mi fermano le leggi di Stato e Provincia e una politica dell'accoglienza che non condivido affatto”.

 

Ma se avesse vinto Antonia Romano?

 

“Se fossi sindaca della città di Trento – esordisce – attuerei il documento approvato dal Consiglio comunale in tutti i suoi punti, nessuno escluso”. Romano si riferisce alla mozione votata quasi all'unanimità nel gennaio scorso, frutto di un tavolo di lavoro che ha visto impegnati tutti i partiti che siedono a palazzo Thun.

 

Tra i punti la richiesta al sindaco di fare pressione sulla questura per potenziare il controllo del territorio anche con i cani antidroga, per il posizionamento di presidi fissi di polizia nelle strade e nelle piazze, di contrastare l'accattonaggio. Buoni propositi dunque.

 

Si chiede che l'amministrazione faccia osservare le ordinanze del divieto di vendita di alcolici fuori dai plateatici, che attui azioni di contrasto alla microcriminalità (“ad esempio con il controllo dei documenti”, sic!) e chiedendo la collaborazione dei cittadini nelle segnalazioni anche attraverso specifiche app, oltre alla costruzione di “un progetto organico con il fine di eliminare lo spaccio di stupefacenti nel comune di Trento”. (Che se un sindaco riuscisse nella sua città a "eliminare" lo spaccio vincerebbe subito il Nobel...).

 

Ma la cosa strana, e un po' incoerente, è che la consigliera che da sindaca vorrebbe dare attuazione alla mozione, sulla stessa mozione si è astenuta. Questo risulta dai verbali della seduta anche se Antonia romano afferma che "dev'esserci un errore"

 

“Ma oltre a questo – sottolinea però Antonia Riomano – se fossi sindaca avrei fatto, prima di arrivare a questo punto, tanti incontri con le circoscrizioni, con la cittadinanza, per affrontare il tema dell'accoglienza sapendo anche raccogliere il disagio percepito, rassicurando la popolazione e decidendo con essa i percorsi da intraprendere”.

 

“Alcuni fenomeni – ammette Romano – sono più grandi di un sindaco: non è possibile contrastare come amministrazione lo spaccio di sostanze e la criminalità che gira attorno a questo, che arruola immigrati e poveri per queste finalità”.

 

Una proposta interessante, fattibile in qualità di sindaca, che risponde alla nostra domanda “se lei fossi a capo dell'amministrazione che ordinanze metterebbe in atto”, è la seguente: agevolazioni agli esercenti del centro città per far rivivere il tessuto urbano, “perché i negozi, gli esercizi commerciali, quelli legati al territori e non le catene di franchising sono un presidio sociale importante”.

 

Antonia Romano attuerebbe un'altra idea, e ne avrebbe la possibilità in quanto sindaca: “Farei una struttura di accoglienza diurna in cui le persone senza dimora ma anche le badanti che non avendo casa si trovano ai giardini con le loro colleghe possano avere un posto fresco d'estate e caldo d'inverno in cui stare, per evitare di rimanere all'aperto esposti al disagio, al degrado, senza fare nulla".

 

Degli altri due candidati Paolo Primon e Paolo Negroni, daremo conto nella prossima puntata. Chiederemo anche a loro cosa farebbero sul tema sicurezza, di concreto, se fossero al posto di Andreatta

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