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Pari opportunità, un altro pasticcio: Sara Ferrari vorrebbe spostare l'Ufficio presso la dirigente 'amica'

"L'ufficio Pari Opportunità passa dall'Agenzia per la Famiglia all'Agenzia del Lavoro": la delibera avrebbe dovuto passare in Giunta ieri ma è stata sospesa. Ma sono a rischio le competenze su omofobia, violenza sulle donne e percorsi per l'educazione di genere

Di Donatello Baldo - 05 agosto 2017 - 19:04

TRENTO. L'idea dell'assessora Sara Ferrari era quella di spostare l'Ufficio Pari opportunità dall'Agenzia per la Famiglia, a cui era ancorato, all'Agenzia del Lavoro. Così da cambiare il dirigente, non più il cattolicissimo Luciano Malfer ma la laicissima Antonella Chiusole. Ma qualcosa è andato storto e la delibera pronta per essere approvata è stata sospesa in attesa di risolvere qualche problema di metodo e di merito.

 

Insomma, un altro pasticcio alle Pari opportunità. Dopo lo smacco della legge contro l'omofobia degradata a semplice mozione, dopo lo schiaffo del ritiro della legge per la doppia preferenza, dopo le polemiche (mal gestite) sui percorsi di educazione alla differenza di genere tacciati di 'propaganda gender', ora è lo stesso Ufficio PO che rischia di finire nella polvere.

 

Ma vediamo di ricostruire la vicenda. Da tempo l'assessora era insofferente: Malfer non è l'uomo giusto (per indole, per sensibilità e formazione) per trattare di politiche di genere, omofobia, transgender e famiglie arcobaleno con due mamme e due papà. E se un dirigente si mette di traverso, o se non è poi così propenso a questi temi, sono guai.

 

Allora l'assessora ha ben pensato di affidare l'ufficio che si occupa di queste cose alla dirigente Chiusole, femminista di lungo corso, vicina a lei, da lei stimata e apprezzata. Ma il rischio è quello, appunto, dell'ennesimo pasticcio.

 

Antonella Chiusole si trova all'Agenzia del Lavoro, una struttura complessa con un budget, un Consiglio di Amministrazione e una Commissione provinciale per l'impiego (CPI) che gestisce tutto quanto. Non è un dipartimento come gli altri, e nemmeno un'agenzia tra le tante. E' una cosa a sé, complicata, e organizzata secondo una legge ben precisa.

 

Non è che arriva l'assessora e decide di spostare questo e quello, di buttare dentro un Ufficio così come le pare e piace. Tant'è che questa sua proposta è stata valutata dal Cpi e serve una delibera di giunta per passare.

 

Il primo organismo ha detto sì, seppur in un clima (per alcuni) da caserma, a quanto pare: “Adess i ne ciamerà Agenzia per i recioni”, avrebbe detto qualcuno durante la seduta. Mentre la Giunta ha sospeso la decisione. Il clima, qui, era più che altro imbarazzato.

 

“L'assessora è in vacanza – dicono ufficialmente – e per trattare l'argomento aspettiamo lei”. Ma allora non serviva nemmeno metterlo all'ordine del giorno. In verità la delibera è stata sospesa perché quando un pasticcio è in forno non è che poi si ricompone durante la cottura. Anzi, si pasticcia ancor di più.

 

E' successo questo: per poter stare dentro l'Agenzia del lavoro, che si occupa solo di lavoro, alla 'declaratoria' dell'Ufficio, quella che declina le attribuzioni e le finalità che deve perseguire, è stato tolto tutto quello che con il lavoro non ci azzecca.

 

Quindi sono state tolte con un tratto di penna le politiche di contrasto alla violenza di genere, mancano i percorsi educativi sulla relazione di genere, e manca il punto che dichiara l'impegno all'attuazione della mozione contro l'omofobia.

 

Di questo qualcuno se n'è accorto e l'ha fatto notare all'assessora. “Non so niente – avrebbe detto – se non ci sono le faccio inserire”. E forse avrà detto ai sui collaboratori di correre ai ripari senza però sapere che una modifica necessita di un altro passaggio al CdA dell'Agenzia, un ritorno alla Commissione per l'Impiego.

 

Ma qualcuno ieri in Giunta avrà di sicuro sollevato qualche dubbio. Forse qualcuno avrà anche sussurrato agli assessori e al presidente Rossi: “Non si può, l'Agenzia tratta di lavoro, non di donne, genere e omofobia”.

 

Per questo la Giunta ha sospeso la delibera. Per questo si dovrà parlarne un'altra volta, anche per evitare un'altra figuraccia. L'assessora propone di spostare un ufficio, lei nemmeno c'è e nemmeno sa che la declaratoria è ridotta all'osso e riduce le Pari opportunità alla sola questione del lavoro. E spera che una telefonata da Malta, seppure ora il roaming non si paghi, si risolva tutto e amici come prima.

 

L'assessora, per perorare la sua causa, dirà senz'altro questo, come ha già detto al Trentino due giorni fa: “Oggi il tema prioritario è quello dell'occupazione femminile”. Beh, qualcuno dica all'assessora che questa competenza non è sua. E' dell'assessore Olivi, tanto è vero che questo punto è stato tolto subito dalla declaratoria dell'Ufficio (e nemmeno gliel'hanno detto...).

 

Ma dice altro: “In Agenzia trovo la motivata disponibilità della dirigente generale”. Dicendo candidamente che gli Uffici si possono spostare in base al dirigente, cosa mai vista fino ad ora (semmai qualcuno ha spostato il dirigente quando ha cambiato assessorato).

 

Ma mettiamo il caso che la Giunta approvi nella prossima seduta lo spostamento dell'Ufficio sotto l'Agenzia per il lavoro, affidata all'amica e stimata dottoressa Chiusole: una campagna contro il femminicidio, un ipotetico finanziamento al Gay Pride, il convegno sulle relazioni di genere, sarebbe tutto finanziato con il budget che spetta all'Agenzia?

 

E ogni progetto dovrebbe passare dalla Commissione per l'Impiego composta da sindacati, industriali, artigiani e commercianti? Anche il contrasto all'omofobia e il femminicidio?

 

Allora facciamo una proposta. Se proprio si vuol fuggire dal cattolicissimo Malfer dell'Agenzia per la famiglia, anche se un piede dentro sarebbe giusto averlo per evitare che la famiglia trentina sia solo quella composta da uomo e donna che fanno figli a più non posso, si potrebbe allocare l'Ufficio di Pari opportunità presso la presidenza, come succede ovunque.

 

Oppure, considerato che le pari opportunità sono un'azione culturale, che deve far cambiare mentalità a misogini, omofobi e bulletti, si potrebbe pensare di allocarlo al Dipartimento alla Cultura. Oppure si potrebbe istituire un'Agenzia apposita, "Per le Pari opportunità e le politiche di genere", magari allargandolo al contrasto di tutte le discriminazioni, perché no?

 

Perché no? Perché proprio all'Agenzia del Lavoro? Per la dottoressa Chiusole? E' troppo poco.

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