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Pd, Gilmozzi: "No alle rese dei conti, non facciamoci ancora più male". Gli 'imputati' Scalfi e Lorandi: "Accuse ridicole"

Negli scorsi giorni una mail è arrivata alla Commissione di Garanzia del partito per chiederle di decidere sul comportamento di Dorigatti, Scalfi, Plotegher e Lorandi che avevano detto di votare No al referendum. Il tutto anche per orientare future candidature nel Pd. Scalfi: "Tranquillizzo tutti non sono interessato" 

Gilmozzi con Guerini e Olivi durante la campagna per il Sì al referendum
Di Luca Pianesi - 26 dicembre 2016 - 08:03

TRENTO. "Non ci sarà nessuna resa dei conti. Ciò detto penso che in un partito democratico prima si discute, poi si decide e quando s'è scelta una linea la si segue e chi non vuole è libero di farlo ma nel segreto dell'urna senza tanti proclami". Anche il segretario provinciale del Pd Italo Gilmozzi l'ha ricevuta quella mail con la quale due rappresentanti del circolo Pd delle Giudicarie (l'ex segretaria Anna Pironi e Giancarlo Gallerani) e l'ex capogruppo al comune di Rovereto Paolo Mirandol hanno chiesto l'intervento della commissione di garanzia del partito per decidere sul comportamento dei "dissidenti" che avevano dichiarato di votare No al referendum costituzionale.

 

Quattro cognomi (Lorandi, Plotegher, Scalfi, Dorigatti), nomi (Fabiano, Violetta, Vanni, Bruno), incarichi ricoperti e "peccati" commessi, scritti nero su bianco come fosse, appunto, una vera e propria richiesta di resa dei conti dopo la sconfitta del 4 dicembre. Anzi peggio, forse: "Se fosse una cosa seria saremmo di fronte alle tristemente note liste di proscrizione - commenta uno degli accusati, il capogruppo del Pd in comune a Trento Vanni Scalfi -. Mi auguro che non venga presa sul serio nemmeno dal partito. Stiamo parlando di un qualcosa di surreale, questo elenco di nomi e persone è soltanto ridicolo. Questa è solo la dimostrazione della crisi di nervi in cui una parte del Pd è precipitata dopo il voto".

 

Voto andato male, da quanto si legge nella mail, anche per colpa di quanti del Pd si sono espressi per il No. Addirittura i tre accusatori scrivono che secondo le risultanze dei Centri Studi dei flussi elettorali, ben il 15% dei tradizionali sostenitori del Pd si sarebbero astenuti dal voto per le contraddittorie indicazioni di votoIl "peccato" di Scalfi sarebbe stato quello di aver postato sulla sua pagina Facebook la frase: "Io voto No perché è una riforma di impronta centralista". "Tutto qua - prosegue nell'analisi - non ho mai partecipato a incontri, dibattiti, comitati". Eppure sul banco degli imputati c'è finito eccome. Nella mail inviata alla commissione di garanzia del partito, oltre alla richiesta di fare chiarezza sul comportamento dei dissidenti si specifica anche che tali riflessioni dovranno orientare nella individuazione di future candidature nelle file del PDT. "Tranquillizzo tutti a riguardo - conclude Scalfi - non sono interessato ad eventuali future candidature".  

 

Lorandi, invece, è accusato, da semplice iscritto al circolo del Pd di Rovereto, di essere ideatore e redattore del documento per il No al referendum confermativo. "È legittimo che ci si rivolga agli organi di garanzia -  dice - ma francamente non mi sembra di aver violato il codice etico esprimendo liberamente la mia opinione. Quello sulla Costituzione è un voto di coscienza, si tratta della legge fondamentale da cui derivano tutte le norme che regolano la vita delle persone e delle istituzioni: su questo ci si esprime in coscienza. Anche per questo trovo inconsistente, in termini di contenuto, questo ricorso agli organi di garanzia".

 

"Il tema è molto sentito all'interno del partito - commenta il segretario del Pd Trentino Italo Gilmozzi - e ci sono molti di quelli che si sono battuti per il Sì che sono rimasti amareggiati per il comportamento di altri iscritti. Ma da segretario credo che non spetti a noi la resa dei conti interna. Questo non è un tema da commissione di garanzia ma da assemblea nazionale e da congresso. Ci dovrà essere una riflessione generale su quanto accaduto. Noi, sul territorio, dobbiamo pensare ai trentini, ai loro problemi, alla sicurezza, al lavoro. Il referendum ha lasciato aperte molte ferite. E' inutile, ora, andare ad allargarle ulteriormente".   

 

 

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