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Una protesi di mano a 20 euro. Ecco il progetto internazionale dell'Università di Trento

Un aiuto fondamentale per uomini e donne, ma soprattutto bambini, che hanno perso uno o più arti per incidenti, malattie o per lesioni provocate da esplosioni o armi da fuoco in zone di guerra. Il progetto è portato avanti anche grazie il contributo dei cittadini dato attraverso il 5x1000. (Guarda il VIDEO

Pubblicato il - 02 gennaio 2017 - 12:32

TRENTO. Creare delle protesi di mano a basso costo per tutti coloro che non hanno la possibilità di usufruire di sistemi tecnologicamente avanzati e in genere molto costosi. Un aiuto fondamentale per tanti uomini e donne, ma soprattutto bambini, che provengono da ogni parte del mondo e hanno perso uno o più arti per incidenti, malattie o per lesioni provocate da esplosioni o armi da fuoco in zone di guerra.

 

L'Università di Trento, con il Dipartimento di Ingegneria Industriale, sta portato avanti un progetto di ricerca di fondamentale importanza. La realizzazione di una protesi di mano, principalmente per bambini ma non solo, con le migliori caratteristiche in termini di durabilità e funzionalità, al costo di soli 20 euro.

La particolarità di questo progetto sta nel suo finanziamento. Una parte dell'intervento, infatti, è finanziato grazie ai cittadini e al contributo del 5x1000 che hanno deciso di destinare all'Università di Trento.

 

Questo ha permesso l'assegnazione ad un ricercatore di una borsa di studio che gli permette di proseguire gli studi e di contribuire al gruppo di lavoro che si è costituito formato da altri studenti che si stanno dedicando al progetto in maniera completamente gratuita.

 

Una aiuto economico importante che avrebbe bisogno di ulteriori sostegni da parte dei cittadini per riuscire con poco a ridare il sorriso a chi oggi, a causa di malattie o guerre, l'ha perso.

 

A guidare il gruppo di ricerca è il professor Claudio Migliaresi. “Il progetto per donare delle protesi di mano per aiutare le persone che si trovano in diverse parti del mondo colpite dalla guerra o da malattia – ci ha spiegato – è portato avanti da un'associazione internazionale. Io ne sono venuto a conoscenza circa 3 anni fa e mi sono immediatamente interessato. Da qui il nostro impegno del progetto di ricerca per riuscire a migliorare il materiale e la funzionalità delle mani”.

 

Protesi che costano 20 euro e realizzate con una tecnologia che può essere trasferita nei Paesi in via di sviluppo accessibile a classi disagiate.

 

 

“Tutto è nato con un'attenzione al sud est asiatico. Io in quei luoghi – ci racconta il professore - ci sono andato molte volte e diverse persone hanno un arto amputato, spesso perché manca la sicurezza nei posti di lavoro oppure a causa di mine e incidenti. Tutto questo colpisce adulti e soprattutto i bambini. Per loro che vivono in luoghi dove è difficile avere l'elettricità, è impensabile permettersi una protesi”.

 

Il gruppo di ricerca oltre a ottimizzare le tecniche di produzione donerà le protesi non limitandosi a paesi colpiti da eventi bellici ma anche a tutti coloro che non beneficiano di un’assistenza sanitaria.

“Grazie al finanziamento del 5x1000 avremo un borsista che ci aiuterà nel progetto – ci ha spiegato Migliaresi – ed accanto a lui ci sono io e altri cinque studenti che stiamo lavorando tutti in maniera volontaria. Per i giovani è una maniera per fare esperienza e allo stesso tempo aiutare gli altri”.

 

Assieme all'impegno nel realizzare le protesi di mano, nello studio e nella ricerca servono però anche i materiali. Fino ad oggi il professor Claudio Migliaresi ha messo di tasca propria i soldi per acquistare tutto quello che è necessario per realizzare le protesi, usando poi la strumentazione dell'Università. “Abbiamo già consegnato in Thailandia – ci dice – le prime protesi e il riscontro è positivo. E' però evidente che se la richiesta finanziaria aumentasse l'auspicio è che si attivi un canale di responsabilità sociale e che si possano avere delle donazioni”.

 

L'impegno che ora si trova ad affrontare il gruppo di ricerca è l'acquisto di un nuova macchina che consentirebbe dei miglioramenti nelle realizzazioni delle protesi.

 

“Non sappiamo – ha concluso Migliaresi – quante protesi riusciremo a produrre. Abbiamo appena iniziato e abbiamo consegnato una protesi ad un bambino e una ad un uomo che ora con la nuova mano riesce ad avere maggiore stabilità, guidare una bici, prendere le forbici e tanto altro”. 

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