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A Luserna i cartelli stradali scritti prima in cimbro e dopo in italiano. ''E' la nostra lingua''

Il sindaco Nicolussi: "Serve perché tutti i turisti, tutte le persone che passano da qui si accorgano che in questi posti ci abita una comunità con una sua propria lingua, una lingua che esisteva già quando Dante Alighieri scriveva la sua Commedia

Di db - 18 novembre 2017 - 16:57

LUSERNA. La legge che prevede la segnaletica bilingue anche per le comunità cimbre è del 2008 ma soltanto da poco i cartelli hanno fatto la loro apparizione. "Abbiamo aspettato 7 anni - spiega il sindaco Luca Nicolussi Paolaz - ma soano molto soddisfatti, per noi questa è una cosa di importanza assoluta".

 

Se si arriva in macchina e si vuol sapere dove andare, e quanto dista una località, sul cartello c'è scritto, prima di Trento, la parola Tria 40 km. La scritta in italiano viene dopo: Rovrait, Rovereto; Folgrait, Folgaria; Leve, Levico. E così via con parole anche più complesse come Kalnetsch che significa Caldonazzo. 

 

Questo, sia chiaro, non serve per far orientare i cimbri nella semplicità delle poche strade di montagna: "Serve perché tutti i turisti, tutte le persone che passano da qui si accorgano che in questi posti ci abita una comunità con una sua propria lingua, una lingua che esisteva già quando Dante Alighieri scriveva la sua Commedia", dice Nicolussi. 

 

E infatti è vero, il Cimbro si parlava già nel Trecento. "E continuiamo a parlarlo, perché è la nostra storia, è la nostra cultura. Lo insegniamo anche ai bambini con programmi avanzati che affrontano l'educazione alla lingua nella fascia 0/6 anni". 

 

Le argomentazioni del sindaco sono distanti anni luce dalle rivendicazioni identitarie di chi si trincera dietro la propria lingua per segnare la differenza con l'altro. "Non è questo il discorso - spiega - perché il metodo utilizzato fin dal nido per avvicinarsi al cimbro può essere usato anche per le altre lingue". 

 

E il sindaco conviene che una lingua imparata in tenera età facilita la comprensione di altre future lingue, predispone la mente ad accogliere altri suoni, altre grammatiche, altri idiomi. "E altre culture". 

 

Perché è così, è la lingua che fa una cultura. Lo diceva che Rousseau nel suo Emilio, lo pensano ormai tutti i linguisti. Quindi sull'Alpe cimbra si insegna anche ad aprire gli orizzonti, perché è quello che conosce bene la sua realtà che poi è in grado di incontrare le altre che vorrà incontrare.

 

"Abbiamo osservato che imparano il cimbro non solo i bambini figli di genitori che parlano correntemente la lingua ma anche i figli di famiglie miste o di famiglie in cui nessuno dei genitori parla il cimbro".

 

"In una comunità così, quello che ci tiene assieme, quello che ci fa resistere come identità e storia è proprio la nostra lingua. E se esistiamo - sostiene - è importante non solo per noi, ma per tutti". 

 

A Luserna, per visionare questa nuova segnaletica, anche il consigliere Lorenzo Baratter: "Sono molto soddisfatto di quanto è stato realizzato perché è un’ulteriore e doveroso segnale di attenzione verso le nostre minoranze linguistiche, che denota una particolare sensibilità da parte di tutte le amministrazioni locali".

 

 

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