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In Uganda cacao solidale targato Acav e un po' di Trentino anche per le 'nuove' parrucchiere e sarte

L'associazione trentina si trova in Uganda per aiutare il paese a far fronte all'emergenza del paese, acuita dall'arrivo di oltre un milione di persone in fuga dal Sud Sudan. Bozzarelli: "Oltre alla perforazione dei pozzi, forniamo una formazione professionale e kit per contadini per dare una speranza di futuro"

Di Luca Andreazza - 19 novembre 2017 - 17:56

TRENTO. Prende sempre più forma il progetto di Acav-Associazione centro aiuti al volontariato , realtà trentina impegnata da oltre trenta anni in West Nile tra perforazione di pozzi per l'acqua e il sostegno dell'agricoltura.

 

L'Uganda ha accolto quasi un milione di donne, uomini e bambini fuggiti dal Sud Sudan nuovamente in preda alla guerra civile. Per sfuggire a razzie, aggressione e rappresaglie messe in atto da militari di opposte fazioni non c'è altra chance che cercare scampo oltre confine, nel nord dell'Uganda. 

 

Il primo rifugio di questo popolo in fuga è il West Nile, la regione più povera dell’Uganda. Qui, nonostante il progresso degli ultimi anni, il 46% delle famiglie vive ancora con un reddito di 2 dollari al giorno, un’economia di pura sussistenza e in una quotidiana lotta per non morire e la scuola elementare è fatta di classi con più di 100 alunni senza nessuno strumento didatti

 

In questa nuova drammatica emergenza Acav sta collaborando con gli amministratori locali e con gli organismi internazionali nell'organizzazione dei campi di accoglienza, grazie al sostegno di molti soci ed amici che non hanno fatto mancare il loro sostegno, e alla Provincia di Trento che ha finanziato un progetto di emergenza per portare acqua a centinaia di migliaia di persone.

 

Le comunità ugandesi, molto povere, stanno infatti accogliendo infatti i vicini sud sudanesi più poveri di loro, mentre il governo prova ad aiutarli a sistemarsi e sopravvivere. La situazione è delicata e rischia di far nascere contrasti e conflitti tra rifugiati e residenti.  

 

A Rhino Camp, 450 chilometri quadrati, sono ospitate 86.500 persone divise in sei 'villaggi', che sono distese di capanne di paglia o piccole tende fatte con teli di plastica dell'Onu (Qui articolo). In tre villaggi ogni persona ha a disposizione 12 litri di acqua al giorno, in altri due 7 litri al giorno e nell'ultimo si arriva al massimo 3 litri al giorno (Qui articolo). 

 

"A giugno - spiega Elisabetta Bozzarelli, direttrice di Acav - avevamo appena iniziato un progetto che prevede la formazione di ragazze vulnerabili scappate dalla guerra e ricordo gli occhi segnati dalla tristezza e dalle violenze subite. Oggi, dopo aver frequentato un corso professionale, dalla parrucchiera alla sarta, sono decisamente diverse: fiduciose e felici. Il prossimo passo è quello di fornire un kit di attrezzi per avviare la professione".

 

Acav Trento significa, infatti, anche formazione professionale per i giovani: "In cinque anni - aggiunge la direttrice - ben l'85 % dei circa 2 mila ragazzi formati ha trovato lavoro. Questo progetto si rivolge a ragazzi fuoriusciti dal sistema scolastico, selezionati con la massima attenzione alla parità di genere per garantire l’accesso a corsi di formazione professionale con la fornitura di un kit di start up per iniziare a mettere in pratica sin da subito le nuove competenze apprese".

 

Un piano che prevede inoltre la distribuzione a 400 piccoli contadini e contadine del West-Nile circa 286 mila piantine di essenze forestali, cacaomango, mentre altri 200 piccoli contadini saranno formati e seguiti per costituire vivai forestali per la produzione delle piantine.

 

"Dopo gli ottimi riscontri di un analogo intervento in ambito educativo - dice la direttrice - Acav si è vista confermare per il triennio 2016/18 la partnership con l'Unione europea, la Provincia di Trento e la Fondazione San Zeno per un nuovo progetto finalizzato alla formazione professionale e al successivo inserimento lavorativo di ragazzi tra i 14 e 19 anni nella zona del West-Nile".

 

Interventi che rientrano nella campagna 'Aiutiamoci a casa loro' (Qui info): "Cerchiamo - conclude Bozzarelli - nel nostro piccolo di favorire lo sviluppo dell'area compresa tra Uganda e Sud Sudan attraverso azioni come la costruzione di pozzi per l'acqua potabile, il sostegno all'agricoltura e la sicurezza alimentare e la formazione professionale. Cerchiamo di creare una nuova forma di corresponsabilità e un nuovo umanesimo. Sviluppare quella parte di mondo significa anche rimarcare un diritto, quello di vivere e abitare la loro terra. Tanti sudanesi vogliono ritornare a casa una volta terminato il conflitto".

 

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