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''A PyeongChang un freddo incredibile". L'oro olimpico Matteo Anesi racconta le sue Olimpiadi: "Vi spiego perché le donne hanno vinto tutte quelle medaglie''

Reduce dalla spedizione azzurra in qualità di tecnico e team manager dell'Italia, il trentino in Corea del Sud ha guidato anche la moglie-pattinatrice due volte sul podio: "Quelle di PyeongChang sono state delle vere Olimpiadi invernali. Un freddo incredibile e un clima davvero ostico tra vento e neve"

Di Luca Andreazza - 11 marzo 2018 - 18:15

TRENTO. "Quelle di PyeongChang sono state delle vere Olimpiadi invernali. Un freddo incredibile e un clima davvero ostico tra vento e neve, soprattutto nei primi dieci giorni. I giochi a cinque cerchi di Torino, Vancouver e Sochi avevano climi più gradevoli", queste le parole di Matteo Anesi, oro olimpico a squadre all'ombra della Mole Antonelliana nel 2006 e ora tecnico federale, all'indomani della spedizione azzurra in Corea del Sud. Un'esperienza conclusasi pochi giorni fa, mentre a PyongChang in questi giorni ci sono altri due trentini che stanno facendo sfaceli (già con due medaglie) ai Giochi Paralimpici: Bertgnolli e Casal.

 

Dopo aver messo alle spalle ben tre kermesse olimpiche, questa seconda fase di carriera del trentino, Anesi, classe 1984 specializzato nel pattinaggio di velocità, è iniziata nel 2014 come tecnico e team manager. "Negli ultimi anni di carriera - dice Anesi - avevo già iniziato a prepararmi e ho frequentato il corso da allenatore, quindi per un anno a Courmayeur ho seguito da vicino la disciplina dello short track: una stagione molto formativa".

 

Non solo tra i protagonisti di Torino 2006, nel palmarès di Anesi si trovano anche due medaglie d’argento, sempre nella gara a squadre, nei Mondiali del 2005 e del 2008, mentre nel 2014 si è sposato con la pattinatrice e campionessa olimpica olandese Marrit Leenstra.

 

Le olimpiadi di Matteo Anesi

 

Un salto dall'altra parte della barricata, come cambia la mentalità dell'atleta?

E' certamente più impegnativo, ma ho avuto la fortuna di avviare presto questo processo. Inoltre non sono mai stato un atleta dal talento purissimo, mi sono sempre dovuto allenare tantissimo. Da questo punto di vista ero già abituato a esplorare nuove metodologie e lavorare duramente per prepararmi, quindi mentalmente ero pronto. E' stato un passaggio abbastanza naturale, anche perché il pattinaggio è la mia vita.

 

Tanti atleti, anche a carriera conclusa, faticano a trasmettere qualche trucco e segreto ai più giovani.

Solitamente gli allenatori sono gelosi delle proprie metodologie, ma non è il mio caso. Cerco di mettere a disposizione la mia esperienza e conoscenza. Il mondo cambia rispetto alla carriera da atleta, quando tutto è leggermente più individuale. Ora devi essere un po' psicologo e capire come approcciarti in determinati momenti rispetto ai diversi caratteri, ma anche conoscere meglio i materiali e analizzare in modo diverso i video. Ci vuole equilibrio e in questo sono migliorato molto, anche dal punto di vista emotivo. Bisogna essere pronti a voltare pagina senza avere alti e bassi.

 

E sei anche allenatore di tua moglie, la pattinatrice olandese Marrit Leenstra: medagliata olimpica a Sochi (oro inseguimento a squadre), ma anche a PyeongChang (argento inseguimento a squadre e bronzo nei 1.500 metri).

In questo caso l'equilibrio è fondamentale: è fondamentale riuscire a dividere la sfera privata da quella sportiva. Sul ghiaccio è un'atleta come le altre, è necessario essere oggettivi e diretti. Non nascondo comunque una certa soddisfazione dei risultati, anche perché ho sistemato i pattini a mano alle 23 la sera prima delle gare e qualcosa ho indovinato.  

 

Un pattinaggio capace di regalare enormi soddisfazioni al medagliere azzurro. Una disciplina che sembra in salute e può guardare fiduciosa al futuro.

I nostri azzurri sono stati davvero bravissimi. Una squadra giovane e affamata, tra quattro anni saremo ancora tra i protagonisti, ma il divario resta importante rispetto alle tradizioni di altri Paesi, come l'Olanda. Il vivaio italiano è ristretto a un centinaio di atleti, non esiste uno stadio coperto e dobbiamo ottimizzare risorse e budget. Il margine di errore è minimo: abbiamo azzeccato tante scelte e lavorato bene nei dettagli in questi tre anni. 

 

Questa si è rivelata un'Olimpiade a forte trazione femminile. Da Sofia Goggia a Michela Moioli, mentre Arianna Fontana si è messa al collo tre medaglie (oro sui 500 metri, argento in staffetta, bronzo sui 1.500) per diventare a quota 8 allori la seconda italiana più medagliata nei giochi Invernali. Gli uomini sono rimasti quasi ai margini. Quale può essere una ragione?

Il livello tra gli uomini è più alto e ci sono anche più Nazioni competitive. A questo si può aggiungere che, per quanto riguarda il pattinaggio, gli atleti a nostra disposizione non sono tanti: le ragazze si allenano e confrontano regolarmente con i colleghi. Questo consente alle atlete di migliorare in termini percentuali in modo più veloce, anche dal punto di vista qualitativo. I ragazzi invece hanno minori chance di confronto, maggiore concorrenza e quindi il lavoro diventa più lungo.

 

In carriera hai complessivamente preso parte a quattro Olimpiadi, quelle di Torino, Vancouver (Canada), Sochi (Russia) e PyeongChang. Quali differenze?

I giochi coreani sono stati organizzati in modo perfetto e sono riusciti a fare fronte a tutti i cambi di programma per il meteo senza problemi e affanni. Una kermesse a misura d'uomo e atleta, dove si riusciva a trovare i momenti per concentrarsi e rilassarsi. A Sochi sembrava invece di essere a Gardaland: tutto molto ovattato e distante dalla realtà. Si viveva praticamente isolati. A Torino si gareggiava in casa quindi le sensazioni sono particolari e l'entusiasmo enorme, mentre l'esperienza di Vancouver è simile a quella in Corea del Sud.

 

E il futuro?

Ho appena terminato il corso di IV livello europeo. Un allenatore deve essere sempre aggiornato e sul pezzo tra innovazioni scientifiche, materiali nuovi e metodologie di allenamento. E' importante non perdere di vista gli obiettivi e il focus per guardare con rinnovata fiducia alle prossime olimpiadi.

 

 

 

 

  

 

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