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''Algoritmi Autistici'', a Educa una giornata intera di approfondimento

L'evento promosso da Cooperativa Il Ponte di Rovereto in collaborazione con il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione dell’Università di Trento che è riuscito a veicolare al pubblico le diverse gradazioni e sfumature di una condizione complessa e spesso sfuggente

Pubblicato il - 15 aprile 2018 - 09:50

ROVERETO. Di autismo si è parlato anche a Educa, con Algoritmi autistici, l'evento promosso da Cooperativa Il Ponte di Rovereto in collaborazione con il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione dell’Università di Trento che è riuscito a veicolare al pubblico le diverse gradazioni e sfumature di una condizione complessa e spesso sfuggente.

 

Se la sfida della Cooperativa Il Ponte era quella di riuscire a raccontare l’autismo in modo efficace senza bisogno di dotte disquisizioni accademiche, allora la sfida è stata vinta alla grande. Primo, perché gli ospiti presenti lo hanno saputo fare mettendosi in gioco personalmente – specialmente quelli che l’autismo lo vivono da dentro – e, secondo, perché anche gli esperti che sono stati invitati sono stati capaci di dialogare con semplicità, senza troppi tecnicismi.

 

“Del resto – spiega Filippo Simeoni, direttore della cooperativa –  lo scopo era anche questo: far comprendere dei concetti importanti pur senza doverli spiegare facendo lezione; veicolare dei messaggi, raccontare esperienze personali, arrivare alle persone. In altre parole, esserci”. E aggiunge: “Crediamo che uno degli scopi di una cooperativa come la nostra, presente a Rovereto fin dalla fine degli anni Ottanta e che ha scelto coraggiosamente di occuparsi anche di autismo con progetti specifici e mirati, abbia il dovere di partecipare attivamente alla vita culturale del territorio in cui è nata e sta ancora crescendo”.

 

La giornata è stata aperta da Paola Venuti, a capo del Dipartimento di Psicologie e Scienze Cognitive dell’Università di Trento e quest’anno anche direttrice scientifica di Educa. La professoressa, tra i maggiori esperti nazionali nel campo dei disturbi dello spettro autistico, è la responsabile del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFlab) dell’Università di Trento, una realtà tutta roveretana in cui la clinica e la ricerca si mescolano alla formazione.

 

 La professoressa ha sostenuto che è proprio l’educazione, declinata nelle sue mille forme e in nuovi algoritmi educativi, a dover essere messa al centro. Perché è proprio attraverso l’educazione che la qualità delle persone può migliorare.

 

“Non è la prima volta” – sottolinea ancora Simeoni –  che coinvolgiamo ODFlab in occasioni come questa. Nella nostra cooperativa, l’attivazione di molti progetti e servizi legati al mondo dell’autismo sono nati proprio da questa collaborazione. Uno dei compiti di un centro universitario è quello di veicolare un pensiero teorico, di creare modelli di intervento; e quello di una cooperativa come la nostra è di assorbire tutto ciò e di trasformarlo, col tempo, anche in uno stile operativo che caratterizzi il proprio agire”.

 

Dopo “L’autismo spiegato da chi ce l’ha”, una breve clip che aveva lo scopo di rompere il ghiaccio e introdurre il tema dell’autismo in modo semplice e immediato, si è aperta la sessione “Cornici, reti e percorsi di intervento” nella quale la ricercatrice Arianna Bentenuto ha dialogato e risposto alle domande di Chiara Pedrotti, che per la Cooperativa Il Ponte coordina la progettualità psicoeducativa rivolta all’autismo.

 

Bentenuto, che con Paola Venuti ha recentemente pubblicato “Studi di Caso: disturbi dello spettro autistico dal nido d’infanzia alla scuola primaria” (Erickson, 2017), ha sottolineato con forza l’importanza di sensibilizzare, formare, seguire costantemente il mondo della scuola. “Le insegnanti non vanno lasciate sole. Talvolta - ha spiegato - sono loro ad accorgersi che qualcosa non va e giustamente allertano i genitori, che se indirizzati presto agli specialisti non perdono tempo prezioso. Ma poi bisogna rimanere agganciati alla scuola, perché lì il bambino ci passa molto tempo, e con le indicazioni di un esperto le insegnanti possono davvero fare molto”.

 

Un successivo videoclip che aveva per protagonista una ragazza con Autismo ad Alto Funzionamento ha introdotto un altro ospite, Scipione Pagliara, medico endocrinologo, padre di una ragazza di 32 anni affetta da autismo. Pagliara, che vive e lavora ad Avellino, ha dedicato e continua a dedicare la sua vita, insieme alla moglie Elisa, a una battaglia di civiltà: la costruzione di un Centro per l’Autismo. Ha scritto e pubblicato il volume “Ad Ulisse andò anche meglio”  (Youcanprint, 2016), e di recente è uscito il suo primo romanzo dal titolo “Mi hanno detto che sono affetto da autismo”, (Armando Curcio, 2017): una storia d’amore fra un ragazzo affetto da autismo ad alto funzionamento e una sua compagna di scuola.

 

Molto apprezzato anche l’intervento di Nicola Pierini, 23 anni, affetto da autismo ad alto funzionamento. Nicola ha parlato del mondo dei videogiochi, della realtà virtuale, del grande significato che hanno avuto per lui questi elementi per riuscire a stare meglio e a interagire con gli altri.

 

Nicola ha avuto modo di parlare proprio dei contenuti della sua tesi di laurea discussa al termine di un percorso di alta formazione inerente alla multimedialità presso l’Istituto Pavoniano per le Arti Grafiche “Artigianelli”, e lo ha fatto dialogando con Samuel Baruzzi, educatore della cooperativa Il Ponte. 

 

Il pomeriggio è stato all’insegna della creatività e dell’espressione artistica. L’apertura è stata ad effetto, con “Spettrri lunari…spettri solari”, una performance teatrale curata da Fabio Filosofi, dottorando presso l’ODFLab, attore, drammaturgo ed esperto di teatro e inclusione. La rappresentazione teatrale è stata davvero emozionante e ha strappato lunghi applausi, così come la musica che ha chiuso poi l'evento.

 

 

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